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Cronaca Manfredonia

Salda debiti con usuraio, ma viene minacciato di morte: arrestato 32enne

Michele Mansi di Manfredonia, dopo un anno di indagini, è stato arrestato per usura e tentata estorsione, danneggiamento e minaccia aggravata nei confronti di una vittima trovatasi in difficoltà economiche

Nella giornata di ieri il personale della Squadra di Polizia Giudiziaria del commissariato di Manfredonia, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 20 gennaio dal Giudice per  le Indagini Preliminari del Tribunale di Foggia, il dr. Antonio Buccaro, su richiesta del Pubblico Ministero, la dr.ssa Rosa Pensa, nei confronti del 32enne Michele Mansi, nato a San Giovanni Rotondo ma residente nella città sipontina, ritenuto responsabile dei reati di usura e tentata estorsione, danneggiamento e minaccia aggravata nei confronti di una vittima trovatasi in difficoltà economiche.

Il procedimento penale è cominciato esattamente un anno fa grazie al coraggio della vittima, che sporgeva denuncia-querela a carico di ignoti per danneggiamento aggravato e minacce; raccontando che, dopo un periodo trascorso in Africa per lavoro, al rientro a Manfredonia gli era capitato un grave episodio minatorio, ossia il danneggiamento della sua auto, nel cui abitacolo era stata lasciata una busta con cinque proiettili calibro 9x21 e un biglietto riportante gravi minacce di morte indirizzato a lui e ai suoi familiari.

Impaurita e timorosa, in sede di denuncia la vittima indirizzava i suoi sospetti nei confronti dell’arrestato, usuraio che nell’ottobre 2011 gli aveva concesso un prestito, ma che continuava a tormentarlo anche dopo la completa restituzione dei soldi prestati e dei relativi interessi “a strozzo” pattuiti.

Il malcapitato rivelava che, seppur avesse completamente liquidato il prestito (chiesto in un momento di grave difficoltà economica, dovendo saldare urgentemente dei lavori presso una casa rurale), il Mansi avrebbe preteso la dazione di un’ulteriore somma di 2mila euro. Palesandosi il reato di usura, gli agenti hanno chiesto al denunciante le modalità del prestito, avvenuto in contanti sia per quanto concerne il finanziamento che per la successiva restituzione, appurando che alla riconsegna della somma comprensiva di esosi interessi erano presenti alcuni testimoni che, escussi a sommarie informazioni testimoniali, confermavano la versione fornita.

Appreso da attività info-investigativa che il 32enne potesse detenere in casa o in altri luoghi di sua pertinenza armi o strumenti atti ad offendere, anche per aumentare la sua spavalderia nell’esercizio della sua attività usuraria, il personale operante effettuava una perquisizione domiciliare con esito negativo per la ricerca delle armi, positivo per ’attività usuraria del sedicente cuoco durante il periodo estivo presso un lido di Mattinata e aiutante allevatore del suocero durante il periodo invernale.

Nel corso dell’atto si rinvenivano un assegno bancario in bianco, post-datato e firmato dal titolare di un’azienda edile locale, in merito al quale l’aguzzino asseriva di avere, qualche mese addietro, prestato una somma di denaro, ricevendo quell’assegno come garanzia, lasciando in bianco il campo relativo al  beneficiario; inoltre, su di una matrice di un blocchetto risultava essere stato staccato un assegno intestato ad un locale commerciante di calzature; anche in questa circostanza Mansi riferiva di aver concesso del denaro ad un commerciante.

Del prestito, su di una vecchia agenda trovata in un locale presso la masseria in uso all’arrestato, erano riportati tutti i conteggi, dai quali si intuiva la data del prestito e quello della scadenza, con un esoso incremento economico rispetto alla somma prestata, tasso di interesse più che usurario.

Di fronte all’evidenza dei titoli di credito rinvenuti, senza essere interpellato, quasi a giustificarsi, Mansi Michele asseriva di essere “un benefattore”, che prestava soldi senza alcun compenso, ma appariva chiaro che l’agenda era un promemoria di alcuni dei prestiti concessi a persone in difficoltà economica.

Il GIP, mutuando al caso in esame i superiori principi giurisprudenziali, ha ritenuto che nessun dubbio può sussistere in ordine alla configurabilità del delitto di usura a suo carico, atteso che, come emerso dall’istruttoria, la persona offesa si è determinata a rivolgersi all’usuraio perché in grave difficoltà economica per dei lavori che aveva necessità di svolgere e per i quali non disponeva della necessaria provvista economica; lo stato di bisogno deriva proprio dal carattere esorbitante degli interessi pattuiti, pari al 150% annui, ben oltre il tasso soglia previsto dalla legge e che parimenti sussistente era il contestato delitto di estorsione, alla luce della condotta posta in essere dal Mansi, consistente nel minacciare la vittima di danni ingiusti qualora non avesse corrisposto una somma ulteriore di denaro.

Il GIP ha inoltre ritenuto che ricorressero, nel caso di specie, esigenze cautelari di particolare rilievo, ossia che la permanenza in libertà dell’indagato gli avrebbe potuto consentire di precostituirsi versioni di comodo in relazione ai reati ipotizzati nei suoi confronti, sussisteva inoltre il pericolo di fuga in quanto egli è in grado di usufruire di disponibilità patrimoniali tali da consentire periodi di latitanza e soprattutto vi è il concreto pericolo che l’indagato possa commettere altri gravi delitti della stessa specie.

Il pericolo di reiterazione appare infatti molto concreto laddove si pensi che allo stato attuale si procede esclusivamente per le condotte poste in essere ai danni dell’unica vittima che ha tenuto un atteggiamento collaborativo con le Forze dell’Ordine, al contrario di altre persone che, in base al materiale documentale acquisito,possano ritenersi anch’elle vittime di attività usuraria posta in essere dall’indagato, ma difficilmente dimostrabile laddove la stessa persona offesa sia reticente e scarsamente collaborativa con la Polizia Giudiziaria.

Detta circostanza trova conferma nella lettura del materiale cartaceo (titoli di credito e fogli di agenda) rinvenuti dai poliziotti nel corso della perquisizione a carico dell’indagato. Dopo gli accertamenti di rito l’uomo è stato associato alla casa circondariale di Foggia a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.

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