Troia, comitato pro diocesi e associazioni cittadine: “Vogliamo tornare con Foggia"

A conclusione si è ribadito dunque come tra Lucera e Troia vi siano solamente spiritualità assai diverse, culture e tradizioni a volte anche opposte per via di retaggi storici, legami mai funzionati

Le parole pronunciate durante l'udienza generale della Conferenza Episcopale Italiana da parte di Papa Francesco, lo scorso 23 maggio, circa la riduzione del numero delle diocesi nazionali, cadono come fulmine a ciel sereno anche nella cittadina di Troia, il cui clima è già da tempo fortemente acceso e sempre più in fermento per via delle discrepanti questioni diocesane relative alla gestione dei beni ecclesiastici culturali troiani e alla mancata fruizione della curia col suo archivio storico da circa due anni.

Un clima dovuto a forti tensioni che da più anni si consumano nella terra del Celone e in particolare nella città di Troia: è quanto emerso dalla prima assemblea pubblica, promossa dal comitato "pro Diocesi di Troia", domenica 4 agosto, a cui hanno preso parte tutte le associazioni locali culturali, civili ed ecclesiastiche con le confraternite.

Tale delegazione cittadina, capeggiata dal presidente dott. Leonardo Altobelli, è uscita dopo giorni di lavoro allo scoperto per farsi portavoce della spiritualità del popolo troiano, da sempre legato al popolo foggiano, avendo vissuto tra di loro, per circa nove secoli, un rapporto di tipo filiale: Troia, difatti, sin dalla sua fondazione (1019) comprendeva quella che oggi è la Metropolia di Capitanata, sua creatura; successivamente, con l'autonomia di Foggia, le diocesi furono accorpate nella figura di uno stesso Pastore. Vicendevolmente, per secoli, hanno respirato una spiritualità, anzi una cultura, una tradizione, una storia, che ha sempre unificato le due cittadine, come unica realtà di pensiero.

Questo fino al 1986, quando un decreto ha voluto infrangere questa linfa ed armonia tra le due terre. Eppure, le normative legate a quel decreto, che vedeva la fusione delle diocesi di Troia e di Lucera, erano, anche se raramente rispettate, assai prudenti: "La fusione […] darà a quest'ultima [Troia] la soddisfazione di vedersi su uno stesso livello di importanza con Lucera". Era quanto si augurava, senza prevedere le conseguenze reali, mons. Carmelo Cassati. Ancora il card. Gantin auspicava che fossero "valorizzate, entro i limiti del possibile, le peculiarità (storia, costumi e tradizioni) delle diocesi che vengono unite, conservandone i nomi nella nuova denominazione, conferendo dignità di Concattedrale alle Chiese Cattedrali e ai Capitoli delle medesime Cattedrali, mantenendone i Santi Patroni, prevedendo la possibilità di decentrare a giudizio del Vescovo, taluni servizi amministrativi". Disattese, nel generale, anche queste parole!

Di tutto questo, viste le sempre più notevoli lacune nel corso degli anni, si è discusso nell'assemblea pubblica nella Sala Consiliare di Palazzo D'Avalos. È stata sottolineata ancora l'assenza totale di clero e laici troiani - nel corso di questi ultimi ventisette anni - impegnati all'interno degli uffici di Curia nel centro Diocesi, tanto più, tasto dolente, in quello relativo ai beni culturali: da statuto, l'unico ente gestore di tutti i beni del Tesoro e del Museo Diocesano è il Capitolo Cattedrale di Troia. Per diversi anni è stata sempre rigettata dai mons. Vescovi l'idea di un'associazione troiana di volontari, preparati dal Tesoriere della Cattedrale, per la aiutare il Capitolo nella gestione di quei beni. Addirittura pochi mesi fa, disattendendo ogni statuto, si è voluto che a gestire parte di questi fosse invece un'associazione di Lucera con volontari troiani, nonostante il parere contrario dei Canonici. Sono, evidentemente, segni di una storia in maniera voluta dirottata a cambiare e in cui, anche chi riveste la parte del tutelante, è costretto ad "obbedir tacendo", diventando estraneo alle proprie cose.

Nel corso dell'agorà non sono mancate critiche sul silenzio del Vescovo ai numerosi articoli (che già da un anno caratterizzano le pagine di cronaca dei giornali locali), lettere (aperte e riservate) ed interventi (basti pensare già a quello di due anni fa del Presidente del Capitolo Cattedrale sulla gestione dei beni): non si è mai avuto un atto di richiamo o un accenno alla situazione, eccetto una semplice lettera indirizzata ai sacerdoti in cui si mal delucidano alcune "contraddittorie" situazioni.

Si respira un'aria ancor più particolare considerato anche il fatto che tutta l'aggregazione sociale ed economica continua a legare sempre Troia col capoluogo foggiano. A conclusione si è ribadito dunque come tra Lucera e Troia vi siano solamente spiritualità assai diverse, culture e tradizioni a volte anche opposte per via di retaggi storici, legami mai funzionati: oggi, si respirano nella cittadina solo la preoccupazione per tutelare l'identità dell'ex Diocesi in unione con realtà non conosciute e distanti - si pensi a San Severo, così come si è ipotizzato - e la paura per la conservazione dei beni artistici, storici e culturali, per la loro permanenza e fruizione in loco.

Troia fa appello alle autorità ecclesiastiche per ritornare ad essere parte della Diocesi di Foggia e solo da questa dipendere per vivere un futuro e in cui si ritrovi, con lungimiranza dei secoli, l'ormai smarrito senso della Chiesa alla luce del prestigioso e glorioso passato!

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