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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Attualità Cagnano Varano

Mare, foci e laghi: quelli pugliesi godono di buona salute

Goletta Verde e dei Laghi presentano i risultati delle analisi dei campioni d'acqua prelevati dai volontari e volontarie di Legambiente nei mari e nei laghi della Puglia

Goletta Verde e dei Laghi presentano insieme i risultati delle analisi microbiologiche eseguite sulle acque marine e lacustri in Puglia: tutti entro i limiti di legge i punti campionati dal team di volontarie e volontari di Legambiente in questa stagione 2022, nell’ambito delle due campagne estive che monitorano lo stato di salute di mari e laghi italiani, denunciandone le criticità e promuovendo esempi virtuosi di gestione e sostenibilità. Rispettivamente, sono 29 i punti monitorati da Goletta Verde lungo le coste della Puglia, 6 foci e 23 punti a mare, e due quelli campionati da Goletta dei Laghi sul Lago di Varano.

Resta però alta l’attenzione sulla depurazione delle acque reflue: infatti sono 27, secondo i dati Arpa Puglia, i presidi depurativi che nel 2021 hanno presentato una non conformità alla direttiva comunitaria (91/271) sul trattamento delle acque reflue urbane. Mentre dei 27 agglomerati originariamente interessati dalla procedura di infrazione n. 2059/2014 ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (91/271/Cee), a seguito di verifiche, la Commissione Europea ha confermato la non conformità per 14 agglomerati, oggetto della causa C668/2019 per un totale di 1.257.260 abitanti equivalenti interessati. A questi si aggiungono altri 8 agglomerati interessati dalla procedura di infrazione n. 2181/2017 che interessano 362.681 Ae. Sono 3 gli agglomerati oggetto di condanne della Corte di Giustizia Europea in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue (C565/2010): Casamassima, Porto Cesareo e Taviano. Sono per cui 25 in totale gli agglomerati pugliesi sotto procedura d’infrazione.

I dati sono stati resi noti questa mattina nel corso della conferenza stampa di presentazione dei risultati tenutasi nella sede di Legambiente Puglia a Bari. Goletta Verde ha al centro la lotta alla crisi climatica, la promozione delle rinnovabili, a partire dall'eolico offshore, e la tutela della biodiversità. Scarichi non depurati e inquinanti, incuria e inquinamento da microplastiche, cementificazione e captazione delle acque sono invece i temi principali al centro di Goletta dei Laghi. “Siamo contenti dei risultati ottenuti dalla Puglia, ma non dobbiamo abbassare la guardia - dichiara Ruggero Ronzulli, presidente Legambiente Puglia - Se è vero che la Puglia ha fatto grandi passi avanti nel settore della depurazione, è altrettanto vero che ci sono ancora 25 agglomerati urbani in Puglia sotto infrazione per una non conformità alle direttive europee. Oggi più che mai che siamo in una grave situazione di crisi idrica è incettabile che non si riesca a riutilizzare l’acqua affinata in agricoltura o si continui a portare i fanghi di depurazione in impianti fuori regione, questa non è economia circolare.  Dal monitoraggio effettuato da Arpa Puglia nel 2021, inoltre, emerge che sono 27 i depuratori che nel 2021 hanno presentato una non conformità alla Direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane”.

Nel dettaglio, tra l’11 e il 13 luglio scorsi, le volontarie e i volontari di Goletta Verde hanno campionato 29 punti lungo la costa pugliese, sei foci e 23 punti a mare, tutti risultati entro i limiti di legge: tre punti in provincia di Foggia, sei in quella di Barletta-Andria-Trani, quattro in provincia di Bari, cinque nella provincia di Brindisi, sei in quella di Lecce, cinque punti in provincia di Taranto. “Il monitoraggio di quest’anno premia la costa pugliese: un risultato ascrivibile probabilmente a una buona gestione del comparto pugliese ma anche alla siccità che imperiosa imperversa lungo tutto lo Stivale e che ha portato a secco molti dei già esigui canali della regione – dichiara Alice De Marco, portavoce di Goletta Verde – Un risultato positivo di questo genere, tuttavia, non deve certo fare abbassare la guardia sullo stato di salute delle acque marine pugliesi, ma anzi spingere a implementare azioni virtuose e investimenti per mantenerlo, e a ricercare sempre una buona performance delle acque di balneazione, a vantaggio di cittadini, turisti e territorio”.

La Goletta dei Laghi ha invece preso in considerazione il Lago di Varano: due i punti campionati sulle sue sponde lo scorso 14 luglio nel Comune di Cagnano Varano, con prelievi eseguiti in località Foce Varano, presso l’inciso, e all’ex idroscalo militare 'Ivo Monti', ambedue risultati entro i limiti di legge. “Monitorare costantemente lo stato di salute dei bacini lacustri è una delle attività che vogliamo porre sempre più al centro delle azioni di tutela e controllo della regione, dove l’attenzione e la sensibilità con cui il territorio sta rispondendo alla nostra campagna sono indicative di un cambio di approccio – spiega Elisa Scocchera, portavoce della Goletta dei Laghi – Gli esiti positivi delle analisi eseguite sulle acque del Lago di Varano, del resto, confermano questa tendenza. Il Comune di Cagnano Varano è inoltre una delle aree pilota al centro del progetto europeo Life Muscles, di cui Legambiente è partner, per contribuire alla riduzione dell’impatto causato dalla dispersione nell’ambiente marino delle retine utilizzate negli allevamenti di militi".

Focus Depurazione Puglia 2022

Sono 185 gli impianti di depurazione in esercizio a servizio degli agglomerati pugliesi, di cui 181 gestiti da Acquedotto Pugliese e 4 direttamente dai comuni (Biccari, Lesina Marina, Sannicandro Garganico-Torre Mileto e Volturara Appula). Come indicato nel Piano d’Ambito 2020-2045 (adottato con Delibera del Consiglio Direttivo AIP n.33 del 08/07/2021 e ss.mm.ii.), solo il 7% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali, il 75% da lame e altri corsi d’acqua effimeri/episodici o dal suolo (attraverso trincee drenanti) e il 18% recapita a mare.

Per tali peculiarità territoriali, l’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque, adottato con DGR 1333/2019, prescrive per metà degli impianti che il trattamento sia spinto fino a rendere possibile il riutilizzo delle acque reflue.  Per incentivare le pratiche di riuso delle acque depurate, la Regione Puglia ha anche attivato, sin dal 2016, un avviso a sportello aperto a tutti i Comuni/Consorzi, per consentire di esprimere manifestazioni di interesse indipendentemente dall’originaria previsione di riuso indicata nel PTA. Gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo sono 2 (Lesina Marina e Manduria Vecchio), attualmente in fase di dismissione.

Dal monitoraggio effettuato da Arpa Puglia nel 2021 (2.216 controlli, su n.176 impianti di depurazione a servizio degli agglomerati con carico generato superiore a 2.000 AE), emerge che sono n.27 i presidi depurativi che nel 2021 hanno presentato una non conformità alla Direttiva comunitaria (91/271) sul trattamento delle acque reflue urbane.

Di questi: n.3 sono stati interessati da lavori in corso che hanno reso plausibile un decremento dell’efficienza depurativa (Bari Est, Gioia del Colle e San Severo); su n. 9 sono stati programmati interventi di adeguamento/potenziamento che al 2021 risultano in fase progettuale(Casamassima nuovo, Castellana Grotte, Ascoli Satriano 2, Candela, Deliceto, Foggia 2 Borgo Incoronata, Peschici, Vico del Gargano, Manduria); per i restanti n.15 si procederà al miglioramento della gestione con interventi di manutenzione straordinaria (Bitonto, Gravina in Puglia, Andria, Bisceglie, Trani, Cerignola, Lesina, Manfredonia, Sannicandro Garganico, Serracapriola, Stornara, Copertino, Galatone, Ugento e Crispiano).

N. 173 dei n. 185 impianti di depurazione, al 31.12.2021, avevano ottenuto un provvedimento di autorizzazione allo scarico, ai sensi dell’art.124 del D.Lgs. 152/06. Per i restanti n.12 impianti - n. 5 in prov. di Foggia (Ascoli Satriano 1, Deliceto, Lesina Marina, San Marco La Catola e Volturino), n. 4 in prov. di Bari (Altamura, Corato, Gioia del Colle e Putignano) e n. 3 in prov. di Taranto (Crispiano, Lizzanoe Palagiano) - i procedimenti di autorizzazione sono in itinere ovvero sospesi per parametri non conformi e superamenti di valori limite.

Dei 27 agglomerati originariamente interessati dalla procedura di infrazione n.2059/2014 (Causa C668/19) ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (91/271/CEE), con sentenza CGUE del 6 ottobre 2021, n. 14 agglomerati sono stati condannati (Andria, Ascoli Satriano, Bari, Bitonto, Bovino, Carlantino, Castrignano del Capo, Corato, Lucera, Molfetta, Montemesola, San Ferdinando di Puglia, San Severo e Volturino).

Le motivazioni sono ascrivibili al sottodimensionamento, all’ inadeguatezza per vetustà delle opere ovvero alla presenza di superamenti dei limiti allo scarico.  Nei primi due casi (sottodimensionamento e/o vetustà) sono in corso interventi strutturali di adeguamento/potenziamento che consentiranno di conseguire la conformità alla direttiva 91/271/Cee secondo la seguente scansione temporale: Andria nel 2021, Corato nel 2022, Bari, Carlantino, Montemesola, San Ferdinando di Puglia e San Severo nel 2023, Castrignano del Capo nel 2024, Ascoli Satriano, Bovino e Volturino nel 2026.

A questi si aggiungono altri 8 agglomerati interessati dalla procedura di infrazione n. 2181/2017 (Cerignola, Faggiano, Manduria, Manfredonia, Monteiasi, Margherita di Savoia, Palagiano e Serracapriola).  In merito ad essi, la Regione Puglia ha indicato al Ministero la conformità di n.6 agglomerati (Faggiano, Manfredonia, Monteiasi, Margherita di Savoia, Palagiano e Serracapriola), la conformità strutturale dell’agglomerato di Cerignola ed in ultimo il raggiungimento della conformità dell’agglomerato di Manduria entro il 2024.

Con riferimento alla precedente procedura n.2034/2004, i 3 agglomerati oggetto di condanne della Corte di Giustizia Europea in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue (C565/2010) sono Casamassima, Porto Cesareo e Taviano. Le criticità relative agli agglomerati di Casamassima e Porto Cesareo, per una quota parte del carico generato, sono state risolte nel 2019 anche se l’impianto di depurazione di Porto Cesareo non è ancora entrato in esercizio.  La conformità di Casamassima è prevista per il 2026, mentre quella di Porto Cesareo per il 2027. Infine, per l’agglomerato di Taviano sono in corso attività per il completamento della rete fognaria che dovrebbero concludersi entro il 2024, garantendone la conformità.

Nel settore depurazione, l’attuale programmazione PdI 2020-2023 prevede n.264 interventi infrastrutturali, volti al miglioramento complessivo del comparto depurativo tra adeguamento, potenziamento della capacità di trattamento, abbattimento delle emissioni odorigene e rifunzionalizzazione dei recapiti finali. Di questi 264, dal rapporto di monitoraggio aggiornato al 31.12.2021, si evince che N.58 risultano ultimati, 47 in esecuzione e 159 in fase di progettazione.

Il riutilizzo in agricoltura

Negli ultimi anni, la Regione Puglia ha messo in campo numerose iniziative finalizzate a incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura, incentivando e promuovendo numerosi tavoli tecnici e politici, che hanno previsto il finanziamento e di interventi con le risorse del POR Puglia 2014 - 2020 az. 6.4.3 con le risorse FSC 2014 – 2020. Allo stato attuale, sui n.185 impianti di depurazione in esercizio all’interno dell’ATO Puglia, n. 93 impianti prevedono il raggiungimento dei limiti imposti da DM 185/03. Di questi ultimi, rispettivamente n.68 prevedono limiti allo scarico secondo i parametri imposti da tab.4 dell’All.V alla parte III del d.lgs.152/06 + riuso, ed i restanti n.25 prevedono limiti allo scarico secondo i parametri imposti da tab.1 e/o tab.1/2 dell’All.V alla parte III del d.lgs.152/06 + riuso. In particolar modo, al 31.12.2021, dei n.93 impianti: N. 8 impianti erano già adeguati al DM 185/2003 e riuso già attivo (ID Fasano, Corsano, Ostuni, Gallipoli, Acquaviva delle Fonti, Castellana Grotte, Noci, Trinitapoli);N. 10 impianti erano già adeguati al DM185/2003 ma con riuso non ancora attivo (ID Casarano, Carovigno, San Pancrazio Salentino, San Ferdinando di Puglia, San Severo, San Giovanni Rotondo, Cerignola, Uggiano La Chiesa, Avetrana, Maruggio, Pulsano); I restanti 75 impianti saranno adeguati al DM 185/2003 con progettazione dedicata o nell’ambito di altri interventi come da programma degli interventi 2020-2023 e da PdA 2020-2045. In dettaglio, nell’annualità 2021 sono stati affinati 3.676.537 mc di acqua reflua (Acquaviva delle Fonti = 448.944 mc, Castellana Grotte = 548.455 mc, Corsano = 250.000 mc, Gallipoli = 205.248 mc, Noci = 866.510 mc, Ostuni = 831.780 mc e Trinitapoli = 525.600 mc).

I fanghi di depurazione

L’incremento della copertura del servizio di fognatura e depurazione e il contestuale miglioramento dell’efficienza dei depuratori ha comportato la necessità di un miglioramento della gestione dei fanghi prodotti negli impianti di trattamento dei reflui urbani, compatibile con le strategie regionali in tema di gestione dei rifiuti. Nel 2021 la loro quantità complessiva prodotta negli impianti gestiti da Acquedotto Pugliese in Puglia si è attestata sulle 193.618 tonnellate Nel 2021, i quantitativi di fango di depurazione prodotti sono stati così conferiti: per circa il 99% in impianti di recupero, in gran parte fuori regione e solo per circa l’1% in discarica. Non sono stati conferiti fanghi direttamente in agricoltura. Tra gli obiettivi strategici realizzabili a livello di Servizio Idrico Integrato, e secondo quanto espresso nelle indicazioni dell’ARERA (Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico) nel PdI 2020-2023 sono state inserite le seguenti attività: aumentare l’efficienza delle digestioni anaerobiche; ridurre i volumi di fango stabilizzato, al fine di minimizzare l’impatto economico connesso ai conferimenti interni ed esterni al territorio regionale; implementare la lisi cellulare; garantire lo stoccaggio e il trattamento centralizzato; incrementare l’affidabilità delle misurazioni in termini di contenuto di sostanza secca.

Tra i primi (interventi infrastrutturali) è da segnalare la realizzazione di n. 14 serre solari che permetteranno di aumentare la sostanza secca fino al 70-80% con una riduzione in termini di volume di fango disidratato di circa 50.000 tonn, in fase di autorizzazione presso gli enti competenti, con aggiudicazione dei lavori per la realizzazione delle serre di Corsano e Ugento. Nell’ambito della Manutenzione Straordinaria, invece, sono già stati attivati interventi specifici per garantire il miglioramento della gestione dei fanghi di depurazione, ovvero la realizzazione di silos di stoccaggio dei fanghi disidratati e l’approvvigionamento di n. 60 stazioni di disidratazione.

Il Conou, Consorzio Nazionale Oli Usati, rinnova ancora la sua storica partnership per la campagna estiva di Legambiente. Da 39 anni il Consorzio è protagonista dell’economia circolare italiana assicurando la raccolta e l’avvio a rigenerazione degli oli lubrificanti usati in tutto il Paese. Grazie alla filiera del Consorzio questo rifiuto si trasforma in una preziosa risorsa tornando a nuova vita: oltre il 98% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti. Lo scorso anno il Consorzio ha recuperato in Puglia 8.536 tonnellate di olio usato.

“Il Conou, in quasi 40 anni di attività, ha raccolto oltre 6,5 milioni di tonnellate di olio lubrificante che se fossero state disperse in acqua avrebbero inquinato una superfice pari a due volte il Mar Mediterraneo. Partendo da questa conoscenza, il Conou si è sempre impegnato a raccogliere l’olio usato fino all’ultima goccia, perché rispettare l’ambiente significa prima di tutto rispettare noi stessi. Questo è il motivo fondamentale che ci accomuna a Legambiente, traguardiamo gli stessi obiettivi di Economia Circolare, Salvaguardia Ambientale, Rispetto Sociale.” ha affermato Marco Paolilli, Responsabile Conou Coordinamento Area Centro Sud. “In particolare l’olio usato va raccolto e rigenerato: per esempio anche andando nei porti turistici offrendo ai diportisti la possibilità di consegnare l’olio del loro motore in modo agevole. L’olio minerale è un inquinante pericolosissimo anche per l’uomo: nei mari e nelle spiagge può distruggere la vita della flora e della fauna e, pertanto, non va assolutamente disperso. L’olio usato va raccolto in modo proprio perché possa essere poi rigenerato e restituito a nuova vita risparmiando le equivalenti importazioni e lavorazioni di petrolio e tutte le emissioni nocive o climalteranti che da ciò conseguirebbero. Una doppia missione, quindi, pienamente realizzata dal Conou, che fa da esempio all’Europa e a tutte le economie circolari nascenti di altri rifiuti che speriamo si realizzino o continuino a crescere, sempre più recuperando nuove risorse anziché inquinare mari e spiagge.”

“La corretta gestione del fine vita delle cassette in polistirolo (Eps) destinate alla pesca è una priorità della nostra associazione, impegnata da anni a promuovere la sostenibilità degli imballaggi in polistirolo. Per sostenere il riciclo delle cassette del pesce attraverso un corretto conferimento, Aipe ha dato vita all’operazione Porto a Porto, che ha la finalità di facilitare e migliorare il recupero delle cassette per il pesce in polistirolo nei principali porti della penisola, attraverso un protocollo di raccolta studiato ed elaborato appositamente per le aree portuali – ha affermato Giovanni Raggi, Vice Presidente Aipe – E’ quindi per noi una straordinaria opportunità essere imbarcati su Goletta Verde per portare a conoscenza, di un vasto e qualificato pubblico, la nostra iniziativa, che oltre al recupero delle cassette destinate al pescato mira a limitarne la dispersione nell'ambiente marino, contribuendo al contempo in maniera concreta ad uno sviluppo sostenibile delle risorse, attraverso un sistema virtuoso di raccolta e riciclo circolare del polistirolo (Eps)”.  

Il monitoraggio scientifico  

I prelievi di Goletta Verde e di Goletta dei Laghi vengono eseguiti da tecnici, volontari e volontarie di Legambiente. L'ufficio scientifico dell'associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando i laboratori sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli). Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione.

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