Mille chilometri per portare un piatto di orecchiette a un’anziana in Rsa. Così Ivana esaudisce i desideri dei nonni d'Italia

L'esperienza di Ivana Palieri, 45enne da Cerignola, tra i volontari del progetto 'I nipoti di Babbo Natale' che esaudisce i desideri degli anziani delle Rsa d'Italia: "Questa esperienza mi ha restituito il senso più autentico del Natale"

Ivana Palieri e le orecchiette pugliesi

Ivana è diventata una ‘nipote di Babbo Natale’ per caso e per fortuna. Una serie di coincidenze, tutte legate al ricordo della nonna da poco venuta a mancare, l’hanno portata a conoscere il progetto e ad ‘arruolarsi’ tra le fila delle volontarie e volontari che ogni anno esaudiscono i desideri di tante nonne e nonni sparsi in Italia, per lo più ospiti di Rsa e case di riposo, regalando loro affetto, conforto, tempo, amicizia.

In attesa di spulciare la particolare ‘whish list’ 2020 dei nonni d’Italia, Ivana Palieri - 45enne di Cerignola, impiegata amministrativa in un istituto scolastico - ripercorre i momenti del suo primo Natale all’interno del gruppo. Quello che l’ha portata a percorrere oltre 1000 km in auto, pur di recapitare un piatto di orecchiette con cime di rapa ad una nonna di origini foggiane, ma trapiantata da tempo a Milano.

“Lo scorso anno è venuta a mancare mia nonna, Rosa, a cui ero legatissima”, racconta Ivana. “Era ospite di una casa di riposo ad Orta Nova, e da quando lei non è più tra noi ho cercato un modo per colmare quella assenza”. L’opportunità le è stata offerta dal progetto ‘I nipoti di Babbo Natale’, dell'associazione comasca ‘Un sorriso in più’, grazie al quale è possibile realizzare i desideri di un ‘esercito’ fatto di chiome imbiancate, di storie in attesa di essere raccontate e di affetto da donare.

Nella lunga lista - oltre 2.500 desideri, tra i più disparati, e tutti realizzati - a colpire Ivana fu la richiesta di Maria Giacinta: un piatto di orecchiette con cime di rapa. Così la 45enne di Cerignola si è messa in contatto con la ‘regina’ delle orecchiette - la famosa Nunzia, di Bari, che le ha donate alla causa - per confezionare al meglio un piatto must della cucina pugliese. “Insieme alla mia amica Valentina Bruno, mi sono messa in auto e ho guidato per più di 1000 km”, racconta Ivana. “Sono arrivata di notte, distrutta, ma ne è valsa la pena. Non si può spiegare l’emozione di quel momento, di quell’incontro: ho donato a Maria Giacinta un pezzo delle sue radici, il ricordo del suo dialetto, della sua vita precedente. Vedere il suo viso illuminarsi è stato impagabile”.

Da allora si è creato un rapporto speciale con la sua ‘nonna acquisita’. “Durante il periodo di lockdown ero preoccupata per le sue condizioni: ho più volte contattato la struttura per sapere come stesse la mia conterranea. Fortunatamente in quella casa di riposo il virus non era entrato”, spiega. Quest’anno non sarà possibile, per le restrizioni Covid vigenti, vivere l’emozione dell’incontro. Ci si potrà raccontare attraverso una lettera, che accompagnerà il dono, per dimostrare presenza e vicinanza: “Al di là del dono materiale, quest’anno possiamo regalare loro la speranza”, spiega Ivana.

“La speranza di continuare a esserci l’uno per l’altro. Io so che fuori tu ci sei, sei lì e mi aspetti. E quando il virus sarà sconfitto, ci vedremo e ci racconteremo. E’ la cosa più bella ed arricchente di questa esperienza, che mi ha restituito il senso più autentico del Natale. Chi può non si neghi questa gioia”, conclude Ivana. E dinanzi a queste parole, ne siamo certi, nonna Rosa non può che essere felice.

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