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L'altra faccia di Foggia e l'orgoglio di sentirsi liberi: "Noi esistiamo e non indietreggiamo"

Grande partecipazione al Foggia Pride anche da parte delle famiglie e dei giovani eterosessuali

Un lunghissimo arcobaleno. Proprio come quello che spunta dopo la pioggia. Una pioggia che non l’ha scoraggiata. Anzi, la fiumana colorata del ‘Foggia Pride’, nonostante il maltempo, si è ritrovata puntuale in piazza Giordano: bandiere a mo’ di ombrello, treccine multicolor, visi dipinti e occhi che sprizzano gioia e voglia di fare. E nell’attesa che la pioggia smetta di cadere, si parla.

C’è chi è andato via da Foggia e racconta la propria vita oggi “su al Nord”, chi progetta il suo prossimo viaggio all’estero e chi descrive la recente vacanza a Londra. Una bambina, mano nella mano con il papà, guarda l’enorme fenicottero esposto in una vetrina. Sì, al pride di Foggia ci sono anche loro, le famiglie con pargoli al seguito. Perché questo è il pride di tutti, non solo della comunità Lgbtqi+.

Smette finalmente di piovere, e allora la piazza si riempie di gente e bandiere. Spuntano i cartelloni che inneggiano all’amore, al rispetto, alla tolleranza, all’uguaglianza. E poi arrivano loro, i testimonial di questa rainbow parade: Vladimir Luxuria, Antonino e Maria Chiara Giannetta. Giusto il tempo di qualche selfie (Luxuria si fa orgogliosamente immortalare in compagnia dei suoi genitori) e poi via, si parte. Saranno circa duemila, duemila e cinquecento – me lo faccio dire dalle donne della Croce Rossa che insieme ai volontari della Protezione Civile e alle Forze dell’Ordine accompagneranno il corteo. Tutti dietro lo striscione che riporta lo slogan: ‘amare e fare rumore’.

Inizia così il ‘Foggia Pride’, un lunghissimo arcobaleno colorato che porta in giro per la città persone festose provenienti anche dalle regioni vicine che rivendicano diritti che alla fine sono uguali per tutti. E con loro, in maniera simbolica, sfilano anche i foggiani affacciati a finestre e balconi che hanno messo in bella mostra striscioni e bandiere, e che salutano il corteo.

Oggi è la nostra festa con cui vogliamo ribadire alla città e a tutta la nazione che noi esistiamo perché i Pride servono a questo, a dare visibilità a chi è invisibile e a ricordare che siamo pronti a dare battaglia, a fare rumore, a non indietreggiare nemmeno di un passo sui nostri diritti” mi dice la presidente di ‘Arcigay Foggia’ Alice Rizzi durante la marcia. Insomma, il Pride ha messo d’accordo gran parte della città che vive situazioni comuni, che con l’orientamento sessuale non hanno nulla a che vedere.

Foggia Pride 2023: il film fotografico della parata del 10 giugno 2023

Purtroppo non siamo solo noi ad essere sotto attacco – le fa eco Giuseppe Maffia di ‘Famiglie Arcobaleno’ – ma lo è l’intera comunità. Per questo il pride oggi è il simbolo della lotta di tutti e di tutte per una società più equa. Oggi qui sosteniamo l’uguaglianza perché un domani le nostre lotte potrebbero diventare quelle degli altri. E noi ci saremo”.

E’ una bella pagina per Foggia, una città che oggi mostra un’altra faccia, una faccia diversa da non molti anni fa, come evidenzia Maria Chiara Giannetta: “E’ veramente un'emozione enorme venire qui, vedervi gridare e vedervi liberi. E io, che dieci anni fa sono scappata da Foggia perché avevo paura persino di indossare una gonna, oggi torno e mi sento libera con voi nella mia città. Grazie a tutti voi”.

Alle 20 il corteo torna laddove aveva iniziato la sua marcia per un momento di confronto. Ed è qui che la passione, la forza dirompente e anche l’amarezza vengono fuori. Anche da parte dei genitori di chi ha sfilato. “Siamo orgogliosi dei nostri figli – dice Rosa Pedarra, presidente di ‘Agedo Foggia’ – e siamo qui per dire loro di stare sempre con le spalle dritte e il mento in su. Agli altri, invece, vogliamo ricordare che li teniamo d’occhio: non bloccate nei cassetti i sogni dei nostri figli e delle nostre figlie, non provate ad avvelenare la loro serenità perché noi faremo resistenza”.

Noi qui vogliamo ribadire che non vogliamo più padroni. Non permetteremo più a nessuno di decidere quali diritti darci perché ognuno è libero di decidere per sé. Nessuno più si deve sentire obbligato a lasciare la propria città per il proprio orientamento sessuale o altro” è l’intervento di Luxuria. “Oggi mi sento orgogliosa di essere foggiana – conclude - di essere passata per strada dove prima non potevo perché venivo ricoperta di insulti. Foggia oggi non sei più quella che eri nella mia adolescenza e oggi lo hai dimostrato”.

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