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Lunedì, 4 Luglio 2022
Salute Peschici

Piovono richieste per il vaccino senza ago, il dott. Labombarda: "Vengono da tutta la Puglia. Belonefobia è una patologia seria"

Oltre 140 persone hanno ricevuto nella farmacia di Peschici il vaccino con Comfort-in, la somministrazione intramuscolare senza ago: "Tante persone hanno una patologica paura dell'ago"

Almeno 150 persone hanno ricevuto il vaccino antiCovid con la Comfort-in, la somministrazione intramuscolare senza ago. La farmacia del dott. Luigi Labombarda di Peschici è la prima in Italia ad aver adottato questo strumento che ha riscosso e sta riscuotendo un grande successo a giudicare dalle tante richieste giunte non solo dal resto della Puglia, ma anche dalle altre regioni.  

“La somministrazione procede bene, la gente è contenta, anche perché il vaccino senza ago non produce il classico dolore al braccio determinato dalla iniezione. Nella maggior parte dei casi si riscontra solo un lieve gonfiore nella zona dell’inoculazione, che va via nel giro di poche ore. Il vantaggio sta nel fatto che, a differenza dell’ago, questa inoculazione si espande a tutto il deltoide, producendo meno dolori al braccio. Anche il foro è infinitesimale e non sanguina neanche”, racconta a FoggiaToday il dott. Luigi Labombarda.

Nella farmacia del comune garganico sono state vaccinate 42 persone a dicembre e un altro centinaio nel mese in corso: “Tanti sono venuti dalle altre province pugliesi, ma ho ricevuto chiamate da tutta Italia. Tuttavia, noi possiamo somministrarlo soltanto ai residenti in Puglia maggiorenni. L’apparecchio è omologato per la fascia 12-75 anni, tra poco verrà esteso alla fascia 5-85 anni. Noi vacciniamo soltanto persone dai 18 ai 75 anni. Ci sono molte mamme che vorrebbero vaccinare i propri figli con questa ‘penna’”, puntualizza Labombarda.

In effetti il nuovo metodo di inoculazione, che avviene attraverso una siringa denominata ‘Nozzle’ (che preleva la sostanza da un adattatore e poi viene collegata al device) in grado di lanciare un getto ad alta velocità sostituendo la puntura classica, è ancora poco diffuso. La Comfort-in è stata utilizzata per la prima volta nell’hub di Messina. In Puglia viene utilizzato in alcuni hub militari: “Ieri mattina mi ha contattato la Asl di Lecce per chiedere informazioni su come funziona”.

Per Labombarda questo sistema è fondamentale per avvicinare al vaccino quella platea di persone che non sono catalogabili come no-vax per ideologia, ma che nutrono una vera fobia per l’ago. C’è chi, infatti, alla vista di un ago sviene o ha attacchi di panico o tenta la fuga. E non è un problema legato solo ai bambini. Come rivela uno studio dell’università del Michigan, pubblicato su Repubblica, il 16% degli adulti ha preferito non sottoporsi alla vaccinazione contro l’influenza per paura della siringa ed è difficile pensare che con il vaccino antiCovid il comportamento sia stato dissimile. In Italia si stima che il 10% della popolazione soffra di belonefobia (paura degli aghi): “Sono un appassionato di informatica e tecnologia e quando ho visto questo nuovo metodo applicato per la prima volta in un hub siciliano, ho deciso di acquistarlo a giugno. Mi entusiasmava questa possibilità di vaccinare le persone senza ago. Siamo stati la prima farmacia in Italia a somministrare il vaccino con questo dispositivo, che ha sicuramente dei costi, ma che è più veloce e comodo. Così si vaccinano più persone e ci sono anche vantaggi nello smaltimento”, puntualizza Labombarda.

Il farmacista di Peschici fa presente che la quasi totalità delle persone fin qui vaccinate erano terrorizzate dall’ago: “Tenga presente che a dicembre il 35% degli abitanti di Peschici non aveva ancora ricevuto la prima dose. Adesso la percentuale si sta abbassando. Poi, certo, molti alla fine hanno deciso di farsi vaccinare alla Asl, ma questa ‘trovata’ è stata anche uno stimolo. D’altronde, è un metodo che già si conosce, venendo utilizzato in odontoiatria o per la somministrazione dell’insulina. Sarebbe opportuno se tutte le Asl lo introducessero, così molte persone non dovrebbero partire da Taranto o da Lecce per venire fino a qui. Se l’ho comprato io che sono un privato, può farlo anche una Asl. Si potrebbe destinare questa somministrazione alternativa a chi ha delle fobie certificate. E in Puglia, come nel resto dell’Italia, non sono pochi”.

La farmacia Labombarda, come nella maggior parte dei casi, effettua anche tamponi. E anche nel piccolo centro garganico la celebre ‘tamponite’ è assai marcata: “Il problema principale riguarda soprattutto le scuole. Certo, ci sono persone che si tamponano perché devono ricoverarsi o sottoporsi a visite specialistiche, ma per la maggior parte dei casi i tamponi riguardano gli studenti. Se ne fanno troppi. Se lei pensa che il preside ha ordinato 3 tamponi per ogni studente, significa che con 100 bambini si dovranno fare 300 tamponi. Noi siamo nella media dei 40-50 tamponi al giorno, di più non possiamo farne perché siamo pur sempre una farmacia. Né trovo logica la richiesta di alcuni sindacati della scuola di inviare dei nostri collaboratori a scuola per fare i tamponi. Noi non siamo la Asl”.

E a proposito di tamponi, Labombarda dissente dai pareri di chi sostiene che la ‘tamponite’ abbia arricchito la categoria dei farmacisti: “Per me è un luogo comune, le spese ci sono, si sottrae del personale. Per noi non ha senso assumere altre persone per affrontare una emergenza che comunque è limitata nel tempo, se è vero che questa ondata finirà nel giro di un mese. Non può essere il tampone ad arricchire la farmacia che, come tante attività si regge sull’efficienza del lavoro dei collaboratori, sulla capacità imprenditoriale e la capacità di innovare. Sicuramente c’è chi potrà speculare, ma la maggior parte dei miei colleghi è corretta”.

Sui tamponi fai da te, di cui si è detto di tutto e di più, il farmacista garganico non ha dubbi: “La sua reale efficacia dipende dalla manualità di chi fa il tampone. Se si seguono le istruzioni, il risultato sarà veritiero. Parliamo di tamponi di seconda generazione come i nostri. Noi non possiamo utilizzare quelli di terza generazione a fluorescenza che vengono utilizzati solo nel Lazio e sono più costosi. È vero che ci può essere una percentuale di falsi negativi con i tamponi rapidi, ma, come sostengono molti epidemiologi, se ne fanno talmente tanti che alla fine i positivi li becchiamo tutti. Ho chiesto, senza successo, al Dipartimento promozione della Salute della Regione, di poter fare i tamponi biomolecolari. Si è preferito proseguire con lo screening di massa nelle farmacie e i molecolari in laboratorio. Molto spesso si tratta di decisioni tecnico-politiche. In questo caso credo che lo Stato non avrebbe dovuto delegare alle Asl e alle Regioni. Non è normale che ogni regione agisca in maniera differente”.

Lo Stato che, secondo il dott. Labombarda, avrebbe potuto e dovuto affrontare meglio anche la questione dei belonefobici: “Non si può ignorare il fatto che il 10% degli italiani abbiano terrore degli aghi. È un problema che esiste. Per questo ho deciso di acquistare il vaccino, per il quale sosteniamo dei costi che il vaccino con l’ago non prevede. Ma per me era un problema etico, siamo in guerra e si combatte. Pensi che un signore originario di Peschici è venuto dalla Svizzera per potersi vaccinare senza ago e fra 20 giorni dovrà ritornare. Quando ho deciso di acquistare il vaccino ho pensato che bisognasse tenere in considerazione queste patologie. E a giudicare dalla rilevanza mediatica e dalle richieste ci ho visto lungo”.

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