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Immagine di repertorio

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Coronavirus, il 'Riuniti' regge la terza ondata. Dattoli: "Settimana prossima il picco, il 50% ricoveri per 'variante inglese'"

Il punto del commissario straordinario Vitangelo Dattoli: “Siamo sotto pressione, ma non è una pressione ingovernabile”. In caso di necessità, restano due 'riserve' di posti letto da attivare in area medica e Rianimazione

A 13 mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria da Covid-19, il Policlinico Riuniti di Foggia regge i colpi della terza ondata pandemica che ha portato la Puglia in ‘zona rossa’. “Siamo sotto pressione, ma non è una pressione ingovernabile”, spiega il commissariato straordinario Vitangelo Dattoli.

“Stiamo riuscendo a gestire il flusso dei ricoveri e non registriamo situazioni critiche o di iperafflusso del pronto soccorso. In questi mesi, infatti, abbiamo attivato e rodato tutti i livelli di emergenza Covid previsti da nostro piano, sette in tutto, arrivando a circa 200 posti letto tra Rianimazione, Malattie infettive, Pneumologie e Area Medica”, spiega.

Ad oggi, sono circa 180 i ricoverati Covid nella struttura di via Pinto, i reparti sono pieni ma non saturi. “Circa il 50% dei ricoverati Covid sono per la cosiddetta ‘variante inglese’ che gestiamo ormai da settimane, e che richiede un approccio terapeutico sostanzialmente uguale”, continua Dattoli preannunciando che il picco dei contagi, da proiezioni e dati, è previsto per la prossima settimana.

“Non gridiamo alla disperazione, ma non abbassiamo nemmeno la guardia”, puntualizza il commissario straordinario. “Siamo arrivati a questa terza ondata sicuramente più preparati: l’organizzazione è ormai completa e rodata, i reparti sono pieni, ma c’è un buon equilibrio tra dimissioni e ricoveri che non porta sovraffollamenti. Dall’inizio della pandemia l’ospedale ha corso tanto quanto il Covid: come cambiava il virus cambiavamo noi”, ricorda.

“Così fino ad arrivare ai sette livelli di emergenza, fino ad attivare cioè tutti i processi previsti, con il dispositivo dispiegato al massimo”. E in caso di criticità? “Restano due ‘riserve’ di posti letto, da attivare in caso di reale necessità: un modulo da 11 in terapia intensiva e uno da 10 posti nell’area di medicina Covid”.Il personale per far fronte alle nuove attivazioni c’è, assicura: “Lo abbiamo reclutato a suo tempo. Sono situazioni che dobbiamo rabberciare di volta per volta in base alle esigenze del momento, ma non ci sono situazioni di disagio particolare. O quanto meno si tratta di situazioni risolvibili”.

In breve ripercorre l’intero percorso della pandemia: “Un anno fa esplose, portandoci a riorganizzare il tutto. Fummo bravi e veloci e abbiamo retto benissimo. Ad aprile ci fu l’acmè e fu governato, così come il secondo picco di novembre. Il prossimo picco sarà la settimana prossima”, ribadisce. Intanto sono confermate le ‘zone grigie’, primo filtro a tutela della struttura sanitaria per evitare contagi interni e focolai. La vaccinazione del personale sanitario sarà la variante determinante nel difendere struttura e pazienti.

Nonostante ciò alcuni contagi si sono registrati nei reparti di Neurologia e Fisiatria: “Riteniamo che siano ‘frammenti’ di precedenti contagi (come nel caso registrato in Neurologia), ovvero pazienti già guariti dal Covid e nemmeno contagioso. Negli altri casi, invece, si tratta di pazienti che si sono positivizzati successivamente, ma è subito scattata la procedura per l’isolamento e sanificazione del reparto senza ulteriori disagi”.

Col senno del poi, c’è qualcosa che avrebbe gestito differentemente? “Allo stato attuale non sono in grado di dirlo. Credo che alla fine siano i risultati a contare. Abbiamo riorganizzato dal nulla la struttura da ogni punto di vista - approvvigionamento dpi, percorsi differenziati, reclutamento personale, logistica, vaccinazioni, tamponi - con un lavoro ben integrato con l’Asl territoriale e con l’altro ospedale Covid del Foggiano, che è ‘Casa Sollievo della Sofferenza’. Non individuo lacune nella nostra organizzazione”.

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