Economia San Michele / Piazza XX Settembre

Dipendenti della Provincia sul piede di guerra: dichiarato lo stato di agitazione

Stato di agitazione indetto insieme ai sindacati di categoria firmatari di contratto contro la legge di stabilità che ha posto in essere “una vera e propria diaspora, una dispersione casuale di professionalità e risorse”

I lavoratori dell’ex Provincia di Foggia , attualmente Ente di Area Vasta, assieme ai sindacati di categoria firmatari di contratto, hanno deciso di dichiarare lo stato di agitazione di tutto il personale dipendente al fine di consentire allo stesso di intraprendere tutte le iniziative di lotta, non escluso lo sciopero generale.

E’ quanto deciso dall’assemblea generale dei dipendenti , critica con gli effetti della legge di stabilità che “in modo insensato ha contraddetto le indicazioni della legge Delrio. Questa aveva previsto un passaggio delle funzioni non fondamentali delle province da detti enti a quelli subentranti, mantenendo intatto l’apparato organizzativo e le risorse. La legge di Stabilità, peggiorando ulteriormente un già deficitario impianto normativo, ha slegato la ricollocazione dalle funzioni così da creare i presupposti non per una ricollocazione organizzata dei dipendenti provinciali, tale da mantenere la funzionalità dei servizi, bensì per porre in essere una vera e propria diaspora, una dispersione casuale di professionalità e risorse”.

“La Regione Puglia - ricordano i dipendenti della Provincia - con la propria legge del 30 ottobre 2015 n. 31 ha stabilito che “Le funzioni in materia di ambiente, difesa del suolo e delle coste, servizi sociali, attività culturali, lavoro, formazione professionale, agricoltura, protezione civile, attività produttive, turismo, sport e politiche giovanili sono trasferite alla Regione con i relativi beni, risorse umane e finanziarie, ai sensi dell’articolo 1, comma 92, della l. 56/2014, nonché del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 26 settembre 2014 (Criteri per l’individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse con l’esercizio delle funzioni provinciali) e da essa attribuite in conformità ai principi di adeguatezza, differenziazione e sussidiarietà”. “Ma i tempi stringono e ad oggi non sono stati fatti passi avanti nella definizione di quanto dichiarato”. I dipendenti lamentano come “il cronoprogramma degli adempimenti relativi alle procedure di mobilità del personale scandisce i tempi inesorabilmente mettendo in luce la mancanza di provvedimenti regionali”.

E ancora, nonostante la previsione dell'assorbimento da parte del Ministero dei Beni Culturali di alcuni servizi culturali finora gestiti dalle province, “mancano le garanzie per il mantenimento di quei servizi, nonché di qualsiasi strumento di assorbimento del personale realmente impiegato in tali strutture: serve un piano di riorganizzazione del sistema dei servizi culturali degli enti locali che hanno bisogno di un sostegno congiunto sia da parte delle Regioni che del Governo”. Da qui la dichiarazione dello stato di agitazione e la valutazione di ulteriori forme di lotta da intraprendere nei prossimi giorni.

 

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