Economia

Teatri penalizzati e discriminati. A Foggia la voglia di ritornare sul palco è tanta. Galano: "Siamo pronti con gli spettacoli all'aperto"

L'intervista a Roberto Galano, direttore artistico del Teatro dei Limoni.

Quasi sette mesi di 'clausura', nessun contatto con il pubblico, il desiderio mai assopito di tornare a lavorare, misto all'angoscia di non sapere quando realmente ripartire. Un interrogativo che ha finalmente trovato la risposta solo con l'ultimo dpcm del 26 aprile scorso. Ok a Teatri e Cinema nei territori dell'area gialla. Da lunedì scorso anche la Puglia è rientrata tra le regioni meritevoli di minori restrizioni. Anche se, il pensiero a un ritorno repentino al pre-lockdown o addirittura al pre-pandemia, sarebbe utopistico. Le tre ondate hanno di fatto spazzato via almeno una stagione e mezza di spettacoli, azzerando gli incassi a fronte di spese fisse alle quali dover ottemperare malgrado il sipario calato. 

E se la Multisala ha deciso di prolungare la chiusura per l'oggettiva incompatibilità con le ultime restrizioni ancora in essere, i teatri a Foggia hanno ripreso, seppur a piccoli passi. "Siamo ripartiti con i laboratori per adulti e bambini", spiega a FoggiaToday Roberto Galano, direttore artistico del Teatro dei Limoni.

Ma per gli spettacoli occorrerà attendere ancora un po': "Per chi, come noi, dispone di strutture al di sotto dei 100 posti a sedere, non conviene affatto metterli in scena riducendo del 50% la capienza. I costi di produzione non verrebbero neanche pareggiati. Oltretutto, a queste condizioni è impossibile invitare compagnie esterne. Servirebbero strutture più capienti. Penso, per esempio, al Teatro del Fuoco. Sta lì, mai usato. Sarebbe un bel gesto da parte della Provincia metterlo a disposizione delle compagnie per aiutarle a recuperare qualcosa". 

Recuperare qualcosa, sì, perché i mesi rimasti al palo hanno senza dubbio inciso su tutte le compagnie: "Ma preferisco non lamentarmi. L'obiettivo è quello di concludere i laboratori e di portare in scena delle performance aperte al pubblico, ovviamente limitato. Magari faremo qualche giorno di spettacoli in più per dare una soddisfazione a quei ragazzi che hanno continuato a studiare e a credere nel teatro senza mai mollare. In un periodo come quello che abbiamo vissuto anche loro hanno dovuto subire una sorta di didattica a distanza che per il teatro è ben poca cosa, ma spero che questo sia il passo definitivo verso una riapertura più serena". 

Galano non perde l'ottimismo per il futuro, malgrado certe restrizioni ancora in atto mal si concilino con la ripartenza a pieno regime di diverse attività, non solo cinema e teatri: "Il coprifuoco non ci consente di pensare minimamente di fare spettacoli serali. Sarebbero necessarie almeno due repliche. E quando dovremmo farle, una alle 17 e l'altra alle 19? Non è possibile, anche perché la gente è tornata al lavoro. Ma io penso anche ai ristoranti e alle pizzerie: il coprifuoco alle 22 determina una falsa riapertura. Bisognava avere il coraggio di allargarlo. Così facendo, invece, sembra quasi che sia stato un modo per evitare di dare sostegni alle attività". 

E qui il discorso scivola automaticamente sugli aiuti alle imprese del terzo settore, in particolare al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus): "Per quello che ne so, un po' tutte le compagnie foggiane sono rientrate nei sostegni Fus ed extra Fus del Ministero. Ci è stata data una mano concreta. Adesso è stato riaperto il bando per il 2021 e speriamo di rientrarci anche quest'anno. Sarebbe fondamentale per riuscire a coprire le spese, perché in questi mesi di chiusura non abbiamo mai smesso di pagare utenze e affiti, né abbiamo ricevuto sconti", puntualizza Galano. 

"Il Governo è intervenuto dandoci un aiuto almeno per mantenere le strutture. Poi c'è il mancato guadagno degli spettacoli saltati, ma immagino che senza questi fondi, molti avrebbero chiuso non riuscendo a sostenere i costi fissi". A livello locale, invece, il Teatro dei Limoni è una delle compagnie ammesse al bando pubblicato del Servizio Cultura del Comune per la realizzazione di spettacoli in streaming sul palco del Teatro Giordano: "Anche quello è stato un aiuto. Anche la Regione ha pubblicato dei bandi. Si è cercato di fare qualcosa, non me la sento di lamentarmi più di tanto perché è una situazione vissuta in tutta Italia. Penso che ci siano lavoratori messi anche peggio di noi. Abbiamo stretto i denti, resto fiducioso che questa emergenza stia per volgere al termine". 

La sofferenza cede il posto al desiderio di creare contenuti da offrire al pubblico. Né preoccupa il potenziale pericolo di una ritrosia a tornare a teatro: "L'incognità c'è, forse all'inizio ci sarà un po' di diffidenza, ma io sinceramente non vedo cali di presenze nei supermercati, nei negozi. Vedo folla. Crediamo che il pubblico e la gente abbia la voglia e il bisogno di tornare a teatro e ci sosterranno con la presenza, così come noi li sosterremo creando spettacoli e cultura come abbiamo sempre fatto". 

"Credo che tutti abbiano a cuore il desiderio di far ripartire tutte le attività. Io stesso domani pranzerò fuori, non perché ne abbia bisogno, ma perché credo sia un segnale da dare, quello di essere vicini a tutti. È un momento di civiltà, mostrare un segno a quelle attività che hanno sofferto di più, contribuire a far ripartire questa imponente macchina economica. Credo negli uomini, sono un umanista". 

Lo sguardo fiducioso al futuro, però, non cancella le perplessità e un po' di rabbia per il trattamento riservato. La chiusura a oltranza non trova riscontri nei dati dei contagi rilevati nel post lockdown del 2020: "Dallo studio su basi concrete ed empiriche, su migliaia di spettacoli i dati parlano di un solo contagio accertato nel corso di un evento culturale. Questo si sa da ottobre. Onestamente non ho compreso il vero motivo delle chiusure. Qualcuno ha cercato di difendere il provvedimento facendo riferimento alla necessità di contenere il contagio bloccando la circolazione delle persone di sera. Si è finito con il danneggiare ulteriormente delle strutture che, con le dovute accortezze e il rispetto dei protocolli, non avrebbero sicuramente determinato un aumento dei contagi". 

E sulle chiese il parere del direttore artistico del Teatro dei Limoni non è molto dissimile da quello palesato da Morsuillo de La Città del Cinema: "Mi rode un po' vedere figli e figliastri, guardare addirittura esagerazioni come funzioni religiose trasmesse al cinema. Ma i due pesi e le due misure si vedono in tanti ambiti". 

Ciò che conta ora più di tutto è la voglia di tornare a lavorare: "Abbiamo noi prima di tutto voglia di tornare sul palco a fare cultura". E nell'auspicio che il peggio sia davvero alle spalle, i mesi prossimi saranno propedeutici alla preparazione della nuova stagione: "Partiremo a ottobre, sperando nell'utilizzo della massima capienza. Non sarà così drammatico l'eventuale obbligo della mascherina. Per l'estate stiamo cercando di allestire spettacoli da fare all'aperto confidando che i comuni della provincia ci mettano a disposizione degli spazi. Qualcosa deve succedere, non penso che resteremo fermi con gli eventi estivi. Noi siamo pronti con delle nuove proposte. Lavorare è una cosa che non abbiamo smesso di fare neanche quando eravamo bloccati. Siamo pronti". 

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