Giovedì, 21 Ottobre 2021
Economia Centro - Cattedrale / Via Dante Alighieri

Camera di Commercio: stop agli stipendi d’oro, dimezzati per segretario e dirigenti

Quegli aumenti avevano portato il segretario generale a raggiungere la stratosferica cifra annuale di 315mila euro. In via Dante ora occhi puntati sul faticosissimo e cruciale rinnovo del consiglio camerale

Stop agli stipendi d'oro alla Camera di Commercio. In una seduta lampo (durata solo un'ora) ma che fonti interne definiscono estremamente tesa, la giunta camerale decreta il dimezzamento dei compensi per il segretario generale Matteo Di Mauro e per i due dirigenti Michele Villani ed Antonio Santoro.

Il provvedimento è stato approvato ieri e segue, seppur con un ritardo di un anno, le imposizioni della Corte dei Conti che nell'ottobre 2012 ai componenti dell'esecutivo di via Dante notificò un provvedimento di addebito che contestava gli aumenti di stipendio varati dalla giunta nel 2008 per alcuni componenti, chiedendone la restituzione e prefigurando un presunto danno erariale per l'ente camerale pari ad oltre mezzo milione di euro.

Quegli aumenti avevano portato il segretario generale a raggiungere la stratosferica cifra annuale di 315mila euro. L'intervento dei magistrali contabili fece seguito all'epoca ad un blitz della Guarda di Finanza che qualche mese prima piombò in via Dante su, pare, segnalazione anonima prelevando e spulciando carte e documentazione. Ancor prima era stato il Ministero a porre osservazioni sui compensi d'oro invitando l'ente ad adeguarsi alla media italiana stabilita da Unioncamere.

Ed è così che, a distanza di mesi e dopo una contrapposizione sofferta con i giudici che avevano portato anche alla nomina di un consulente esterno all'ente camerale per verificare la giustezza di quelle cifre, la giunta ha dato via libera al dimezzamento dei compensi. Unico punto all'ordine del giorno ieri. Alla seduta non vi avrebbero partecipato né Confartigianato né Confesercenti.

Assente anche la Coldiretti con Salcuni, ufficialmente impegnato a Roma per ragioni istituzionali. Le prime due invece sono tra quelle che comunque non votarono quella delibera nel 2008. Clima e spaccature si fanno così ancora più forti, come se non bastassero quelle che già stanno dilaniando l'ente di via Dante chiamato al faticosissimo e cruciale rinnovo del consiglio camerale.

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