Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Operazione 'Deja vù': scattano le sospensioni per nove dipendenti pubblici

12 mesi per il tecnico della prevenzione dello Spesal di Foggia, sei per gli altri ispettori coinvolti nelle indagini, tre per i pubblici dipendenti interessati al rilascio dei certificati di abilitazione

La GdF di Foggia

Sospensione dai pubblici uffici per i nove dipendenti pubblici coinvolti nell'operazione 'Deja vu' della Guardia di Finanza. Lo scorso mese di aprile, lo ricordiamo, le fiamme gialle hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali (arresti domiciliari) nei confronti di un tecnico della prevenzione in servizio presso il locale S.P.E.S.A.L. nel ruolo di coordinatore, per i reati di falso, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio, ed ha notificato la misura coercitiva dell’obbligo di dimora nei confronti di altri 12 pubblici ufficiali per i reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso d’ufficio e rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio.

Si tratta di quattro soggetti in servizio presso S.P.E.S.A.L. Foggia, uno in servizio presso la Regione Puglia - Servizio Provinciale Agricoltura Foggia, altri due in servizio presso A.S.L. Foggia (Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione e Servizio Igiene e Sanità Pubblica), tre professionisti “formatori” per il rilascio del “patentino” per l’uso di prodotti fitosanitari, oltre ad un militare della Guardia di Finanza e ad un imprenditore attivo nel settore della formazione.

OPERAZIONE 'DEJA' VU': IL VIDEO

L’operazione, denominata “Dejà vu”, ha preso le mosse da autonome investigazioni svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Foggia nell’aprile del 2016 che hanno consentito l’arresto, nella flagranza del reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, dell’ing. Giorgio Amatucci sorpreso dai finanzieri nell’atto di intascare, all’interno della propria auto, una mazzetta di 10.000 euro per redigere una consulenza tecnica “favorevole” ad alcuni degli indagati, relativa alla morte di Alessandro Lattuchelli, avvenuta ad Apricena nel gennaio del 2016. Con sentenza del 6 luglio 2016, l’Amatucci è stato condannato ad un anno di reclusione.

In un’ottica investigativa più ampia, gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno ritenuto di chiarire in quali circostanze si era addivenuti alla nomina dell’Amatucci, professionista attivo in Ascoli Piceno, quale consulente tecnico per l’accertamento della cause del decesso del Lattuchelli. Le conseguenti attività investigative, delegate dalla locale Procura della Repubblica, hanno evidenziato come il coordinatore dello Spesal di Foggia, sottoposto agli arresti domiciliari il 18 aprile scorso, abbia “deviato” attività ispettive finalizzate a verificare il rispetto della normativa sulla sicurezza del lavoro anche nella prospettiva di arrecare indebiti vantaggi di natura patrimoniale ai soggetti ispezionati.

Gli esiti distorti delle attività ispettive svolte hanno peraltro “fuorviato” la locale Autorità Giudiziaria nelle valutazioni e determinazioni di propria competenza. Secondo le evidenze acquisite alle indagini il tecnico della sicurezza dello Spesal di Foggia si sarebbe reso responsabile anche del reato di “rivelazione ed utilizzazione del segreto di ufficio” con riferimento ad attività ispettive svolte nei confronti di alcune attività commerciali correnti all’interno del centro commerciale “Grandapulia”, perfezionando nella circostanza, unitamente ad altri due ispettori dello S.P.E.S.AL. di Foggia, una serie di atti pubblici ideologicamente falsi.

Sono state poi accertate vicende penalmente rilevanti in relazione al rilascio di “certificati di abilitazione” (cosiddetto patentino) per l’acquisto, il trasporto e l’uso di prodotti fitosanitari, nell’ambito delle quali il tecnico della prevenzione ha svolto la funzione di “commissario di esame”, rilasciando unitamente agli altri membri della commissione alcuni certificati di abilitazione a candidati non partecipanti alle prove di esame. La stessa attività formativa è risultata non svolta e ciò ha implicato la responsabilità penale dei pubblici ufficiali incaricati della relativa attività di docenza.

All’esito degli interrogatori previsti per legge, il Tribunale di Foggia, il 2 maggio, ha emesso ordinanza di applicazione della misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici nei confronti dei nove pubblici dipendenti già sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di dimora. L’interdizione dai pubblici uffici ha la durata di 12 mesi, per il tecnico della prevenzione dello Spesal di Foggia, di 6 mesi nei confronti degli altri ispettori coinvolti nelle indagini, e di 3 per i pubblici dipendenti interessati al rilascio dei certificati di abilitazione per il trattamento dei prodotti fitosanitari falsi.

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