'Rapporto Antigone' sulle carceri, non solo sovraffollamento. Di Giacomo lancia l'allarme sulla mafia nigeriana: "Chi comanda nelle celle?"

Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria: "Detenuti nigeriani affiliati alle grandi cosche africane hanno il controllo dei detenuti. Sollecitato il Ministero a non sottovalutarne la pericolosità”

Immagine di repertorio

"Non è certo il primato che il Rapporto di Antigone assegna alla Puglia per il sovraffollamento delle carceri (160,5%) il problema centrale dell’emergenza che vive da troppi anni il sistema penitenziario pugliese ed italiano, ma  chi 'comanda' nelle celle".

Così Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria, che lancia l'allarme: "Nelle carceri italiane i nigeriani affiliati alle quattro grandi cosche africane, conosciute anche come Cult - Eiye, Black Axe, Viking e Mefite - hanno sopraffatto le organizzazioni mafiose e criminali storiche italiane nel controllo dei detenuti”. Di Giacomo si rifà ai numeri: al 30 aprile scorso negli istituti di pena del Paese sono detenuti 1.607 nigeriani di cui 982 sono imputati e 625 sono condannati, che rappresentano quasi l’8% della popolazione carceraria straniera, con un incremento significativo di anno in anno (nel 2017 erano poco più del 5%)".

"Nel 2017, secondo dati più recenti, su 12.387 reati firmati dalla criminalità nigeriana (un quinto di quelli commessi da tutti gli stranieri da noi), 8.594 avvengono al Nord, 1.675 al Centro, 1.434 al Sud, 684 nelle Isole. Da mesi abbiamo sollecitato il Ministero di Grazia e Giustizia e l’Amministrazione Penitenziaria a non sottovalutare la crescente pericolosità della mafia nigeriana nelle carceri, nei Centri di Accoglienza per richiedenti asilo dove – aggiunge Di Giacomo – avvengono l’affiliazione o il reclutamento delle cosche africane".

"Quanto alla pericolosità delle quattro grandi cosche africane, allo sfruttamento della prostituzione e al traffico di droga vanno ad aggiungersi altri reati come la tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù. Leggere dai giornali di indagini su donne e bambini “squartati” per sacrifici e riti magici, di reni ed organi espianti da bambini o donne rapiti, provoca profonda indignazione che intendiamo accompagnare con iniziative di mobilitazione popolare e protesta. Le ramificazioni criminali da Castel Volturno (dove sono state messe a segno impotanti operazioni di polizia sul punto, ndr), diventata una “enclave” della mafia nigeriana dove tutto è consentito – conclude il segretario del Sindacato Penitenziari - arrivano in tutti i più piccoli centri delle province italiane".

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