Cronaca San Severo

“Nostro figlio è morto durante il parto". Lo strazio senza fine dei genitori: "Dopo un anno non abbiamo ancora i risultati dell'autopsia"

Accade a San Severo, dove una giovane coppia del posto attende da un anno le risposte sulla morte del loro primogenito, avvenuta durante un parto cesareo d'urgenza all'ospedale 'Masselli Mascia'. L'appello: "Perché non è stata depositata la perizia? Vogliamo giustizia"

Immagine di repertorio

“Abbiamo perso il nostro bambino durante il parto. A distanza di un anno non sappiamo ancora perché il nostro piccolo Mario Simone è morto”. Lo strazio, per una giovane coppia di San Severo, si trascina da oltre un anno. Quello che doveva essere il momento più felice della loro vita - la nascita del primogenito - si è trasformato in una tragedia. E a rinnovare quel dolore, ogni giorno, sono le mancate risposte sull’accaduto. A partire dalle risultanze dell’autopsia, eseguita un anno fa e della quale i coniugi non hanno ancora contezza.

La coppia ha ripercorso la sequenza degli eventi in una lettera, delegando la sorella di lei al racconto dell’accaduto: “A distanza di un anno sono ancora molto provati dalla perdita del loro bambino”, spiega la donna a FoggiaToday. "E' stato un calvario. Dopo la tragedia, il bambino è stato trattenuto per due mesi in obitorio in attesa dell'autopsia e solo dopo gli è stata data sepoltura. Ma, ad oggi, non sono noti gli esiti dell'esame, nonostante i nostri continui solleciti".

Per la vicenda, sei tra medici e operatori sanitari dell’ospedale ‘Masselli Mascia’ di San Severo sono indagati. “La gravidanza di mia sorella procedeva senza particolari problemi, così come confermato dalle visite cui regolarmente si sottoponeva”, precisa. Così fino alle ultime settimane della gravidanza quando, durante un tracciato di controllo i medici riscontrarono una pressione sanguigna al di sopra dei valori normali, tanto da rendere necessario un ricovero immediato.

Era la sera del 4 marzo del 2020: i medici di turno effettuarono una visita ginecologica al termine della quale conclusero che tutto procedeva nella norma, fissando per il giorno successivo l’induzione al travaglio per il parto. “Il mattino successivo venni sottoposta ad un nuovo tracciato di controllo e mi fu detto ancora una volta che era tutto in ordine”, ripercorre la donna nella loro lettera.

“Quello stesso giorno una ostetrica si occupò dell’induzione al travaglio e subito dopo iniziai ad avvertire intensi dolori. Ero preoccupata e non capivo bene cosa stesse succedendo, nonostante le ripetute parole dei medici. Eppure la mia pancia aveva assunto una strana forma. Preoccupata, alle 13.30 circa, chiamai l’ostetrica che mi sottopose ad un ulteriore visita, riscontrando soltanto l’apertura negativa dell’utero. Mi sottopose ad un successivo tracciato, ma l’ostetrica non riusciva a posizionare lo strumento per eseguire l’esame e chiamò il medico che era subentrato al turno successivo”.

Fu l’inizio dell’incubo: “Non mi è stato detto nulla – ricorda la donna – vedevo i medici che liberavano l’induzione al parto riprovando a riposizionare lo strumento per cercare di sentire il battito del cuore del mio bambino. Solo in quel momento si accorsero di una sofferenza fetale e soltanto una mia domanda diretta circa gli accadimenti spinse il medico a dirmi che doveva procedere con un cesareo d’urgenza. All’improvviso mi sono ritrovata in sala operatoria, nella totale confusione e disperazione, mentre i medici che discutevano animatamente tra di loro sul da farsi”.

La donna fu quindi sottoposta all’epidurale, poi i medici eseguirono il taglio cesareo: “Quando portarono il piccolo Mario Simone fuori dalla mia pancia non ci fu alcun pianto, nessun vagito. I medici mi dicevano di stare tranquilla ma non dicevano nulla sulle condizioni del bambino”.

A quel punto subentrò la ginecologa che aveva la donna in cura: “Era stata convocata per dirmi che il mio piccolo non era più in vita. Senza dirmi altro, senza spiegarmi cosa era successo durante il cesareo e subito dopo la nascita. Sono giovane in piena salute e la mia gravidanza non ha avuto mai problemi. Ero al termine della mia prima gravidanza, perfetta, senza disturbi di sorta. Abbiamo fatto tutti i controlli durante i 9 mesi per monitorare che tutto procedesse per il meglio. Dal mio ricovero tutto è stato stravolto, nel totale caos dei medici che non hanno avuto il coraggio di spiegare. Sono molte le domande che mi faccio da quel giorno e vorrei solo sapere la verità”, continua. “Vorrei soltanto capire cosa è successo, perché all’improvviso i medici mi hanno sottoposta all’intervento chirurgico d’urgenza e se, con la giusta diligenza e prudenza dei medici, le cose sarebbero andate diversamente".

“Sono stata costretta a presentare una denuncia penale presso i carabinieri. Il feto, il cordone ombelicale e la placenta sono stati sequestrati dal magistrato. L’autopsia eseguita soltanto dopo 2 mesi, ma solo per i numerosi solleciti del mio legale (segue la vicenda l’avvocato Luigi Marinelli, ndr). Solo dopo abbiamo potuto riavere il nostro piccolo per dargli sepoltura. È passato più di un anno dall’autopsia ma il consulente medico nominato dal magistrato non ha ancora portato a nostra conoscenza le sue conclusione, e chiede continue proroghe. Ad oggi nulla è dato sapere dei motivi della morte del nostro bambino. Perché non è stata depositata la perizia? Con questa lettera vogliamo soltanto sensibilizzare l’opinione pubblica per far sì che questo non succeda ancora. Nessuna mamma dovrebbe perdere il proprio bimbo. Vogliamo che la giustizia faccia il suo corso e che i responsabili paghino”, conclude.

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