Cronaca

Foggia in lacrime per Souleymane, il ragazzo benvoluto da tutti travolto e ucciso mentre andava a lavorare: "Eri speciale, ci manchi tanto"

Era arrivato dal Burkina Faso, dove aveva lasciato una moglie e due figli con la speranza di portarli, un giorno, in Italia. Ha trovato la morte sulla Statale 17 Foggia-Lucera il 23 settembre scorso. Lavorava come giardiniere in una sala ricevimenti

Il 23 settembre scorso ha trovato la morte mentre in bici percorreva la Statale 17 tra Foggia e Lucera. Come tutti gli altri giorni, anche quel giovedì stava percorrendo il tragitto che lo avrebbe portato sul luogo di lavoro, una sala ricevimenti. 

Nato in Burkina Faso 33 anni fa, Souleymane era un "uomo integro" proprio come il significato dello stato indipendente dello Stato occidentale dell'Africa, che aveva lasciato per dare un futuro migliore alla sua famiglia, sua moglie e il bambino di due anni, ai quali aveva promesso che li avrebbe presto portati in Italia, che egli stesso aveva raggiunto qualche vestito, pochi euro e una foto dei suoi cari in valigia. Della vita aveva una visione chiara: trovare un lavoro dignitoso e far vivere dignitosamente i suoi cari. 

La sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile tra gli amici di Foggia e tra quelli che hanno avuto il piacere di conoscerlo. Ancora oggi in tanti, sui social, in occasione della raccolta fondi organizzata in favore della moglie e del bambino (clicca qui), lo ricordano con affetto ed emozione. Souleymane era riuscito ad integrarsi e a farsi volere un gran bene da tutti.

Luca Abruzzese, un amico storico di Souleymane, ci ha raccontato che una volta in piazzetta c'era un ragazzo robusto e fisicamente atletico che chiedeva l'elemosina ai passanti. "Souleymane mi disse che non riusciva ad essere come lui e a chiedere l'elemosina perché avrebbe dovuto rinunciare alla sua dignità di uomo. Riteneva che ogni uomo deve sfamare la sua famiglia con le proprie forze per insegnare ai propri figli a vivere". Tant'è che per un breve periodo Souleymane si era spostato a Roma per raggiungere alcuni amici, ma aveva fatto rientro in città dopo aver scoperto che vivevano di elemosina.

A tal proposito Pino Carretta ha aggiunto: "Ero proprietario di un ristorante in pieno centro a Foggia e un giorno è arrivato Souleymane a chiedere lavoro. Dargli fiducia e dargli un lavoro fu una scelta ottima perché da quel giorno non solo trovai un lavoratore onesto, volenteroso e con tanta gioia di vivere contagiosa, ma trovai anche un fratello, un membro della mia famiglia tanto da chiamare i miei genitori "mamma" e "papà". Un giorno gli rubarono la bici e non esitai a regalargli una mia; quella stessa bici con la quale ha lasciato questo mondo".

Attualmente Souleymane lavorava come giardiniere in una sala ricevimenti ed era felice perché a breve avrebbe realizzato il sogno di ricongiungersi a sua moglie Alima e a suo figlio Hayati di due anni.

Racconta Antonio Franchino: "Ho avuto la fortuna di lavorare con Souleymane, dico davvero "la fortuna", perché era un lavoratore instancabile, di quelli che non si fermano mai se non per brevi pause che consumava fugacemente per parlare con sua moglie e suo figlio con i quali era sempre in contatto. Erano la sua forza, come una batteria che si ricarica attaccandola alla sua presa. La sua ricarica era ascoltare la voce di suo figlio e di sua moglie. Ho avuto tanti colleghi nella mia vita e posso dire che lui è stato il miglior collega che potesse capitarmi. Pieno di valori, di forza, di vita. Arrivava la mattina a lavoro presto sempre di buon umore dopo aver fatto 12 km in bicicletta e con quello stesso buon umore dopo lavoro si rimetteva in bici per ripercorrere gli stessi chilometri per tornare a casa. Con lui il tempo volava perché si riusciva a ridere e scherzare anche nelle giornate più dure. Le cose belle però non durano mai, purtroppo, e la sua morte mi ha addolorato tanto. Il giorno prima dell'incidente, per assurda coincidenza del destino, Souleymane mi telefonò per chiedermi di andarlo a prendere perché aveva bucato le ruote della bici proprio dove è avvenuto il giorno dopo l'incidente. Lo andai a prendere e lo trovai proprio nei pressi di dove il giorno dopo ha trovato la morte. È toccato proprio a me trovare il suo corpo su quel tratto della Statale 17, a pensarci mi sale ancora un brivido. Non meritava di morire così, se esiste un paradiso, lui è tra gli angeli ora. Gli ho voluto e gli vorrò per sempre bene".

Alessandro Giaron, suo collega, ha aggiunto: "Aveva dei grandi valori, parlando dei giovani di oggi, dell'abuso di alcolici e droghe Souleymane mi disse che avrebbe insegnato a suo figlio a non sballarsi ma in quel modo perché la vita è già un grande sballo. Ci si ubriaca di stelle e di tramonti e dell'amore della persona amata. Ecco chi era Souleymane".

Sabato alle 15 Souleymane tornerà in Africa e ci sarà l'ultimo saluto presso l'obitorio di Lucera

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