Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca San Nicandro Garganico

Cadavere incappucciato recuperato nel vascone irriguo: è il 41enne Marco Sarto

Gli indumenti riconosciuti dai familiari in obitorio. Suoi i documenti, suoi gli abiti: di conseguenza, suo il corpo privo di vita ed in stato di saponificazione per la lunga permanenza in acqua. Indagano i carabinieri

I dubbi cedono il passo ai fatti, il riconoscimento degli abiti non lascia margine di errore: il cadavere scoperto questa mattina in un vascone irriguo nei campi di San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia, è di Marco Sarto, il sanseverese di 41 anni scomparso lo scorso 1° giugno.

Suoi i documenti (una patente di guida conservata nei pantaloni), suoi gli abiti (un pantalone blu e una t-shirt bianca); di conseguenza, suo il corpo privo di vita ed in stato di saponificazione per la lunga permanenza in acqua. Solo un sacco nero legato al capo a celargli il viso, come se fosse stato vittima di una vera e propria esecuzione.

A fare la macabra scoperta è stato il proprietario del fondo agricolo che ha scorto la sagoma della salma in acqua e ha lanciato l’allarme. Gli abiti, invece, sono stati riconosciuti dai familiari, giunti all’obitorio degli Ospedali Riuniti di Foggia, dove la salma è stata trasferita e dove verrà presto eseguita l’autopsia che stabilità tempi e cause della morte.

Sul posto, i carabinieri del Comando provinciale di Foggia e della Compagnia di San Severo, insieme ai tecnici dell’Arma delle investigazioni scientifiche. Il cadavere è stato recuperato solo alcune ore dopo dai vigili del fuoco del distaccamento di San Severo ed i colleghi del comando provinciale di Foggia, con specifica attrezzatura speleo-alpino-fluviale.

Il cadavere calzava gli stessi indumenti con i quali è stato visto l’ultima volta, il giorno della scomparsa denunciata tre giorni dopo dalla moglie. Sin da subito, gli inquirenti avevano escluso l’ipotesi di un allontanamento volontario per Sarto, noto alle forze dell’ordine per piccoli precedenti. Ad aggravare il quadro via via ricostruito dai carabinieri, il grave attentato dinamitardo messo a segno ai danni della sala scommesse “Gold Bet” di via Ergizio, a San Severo, di proprietà della sua famiglia.

Il fatto avvenne la notte tra il 9 ed il 10 giugno, quando ignoti fecero esplodere ai piedi del locale un potente ordigno rudimentale “imbottito” con centinaia di chiodi. L'esplosione divelse parte della saracinesca, lesionando la soglia d’ingresso dell’attività e del marciapiede. I chiodi, invece, come schegge impazzite, si conficcarono come proiettili sia all’interno del locale, sia all’esterno danneggiando anche quattro auto parcheggiate in strada e le porte-finestre delle abitazioni in zona. 

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