Manfredonia, Imar: i cassintegrati scrivono al sindaco Angelo Riccardi

A gran parte dei lavoratori non sono piaciute le dichiarazioni del primo cittadino sull'atto intimidatorio dinamitardo perpetrato ai danni del direttore responsabile della produzione dell'azienda, Alessandro Granatiero

Gran parte dei lavoratori della Imar, la fabbrica specializzata in carpenteria pesante e meccanica di precisione, esprimono sconcerto, meraviglia e rassegnazione in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal primo cittadino di Manfredonia sullo spiacevole episodio accaduto ad Alessandro Granatiero, il direttore responsabile della produzione dell’azienda, vittima di un atto intimidatorio dinamitardo il 15 febbraio scorso.

Ai lavoratori non sono piaciute le parole di Angelo Riccardi: “Faremo di tutto per trovare e punire l’esecutore di questo atto raccapricciante e deprecabile, che mina alla base quanto è stato costruito con impegno e fatica da parte di tutti, pubblica amministrazione, privati e dipendenti. Un gesto che punta a cancellare esempi di onestà e operosità, in cui la città dovrebbe rispecchiarsi con orgoglio. Mentre oggi, ancora una volta, il nostro territorio è costretto a contare l’ennesima ferita, inferta al suo tessuto sociale e produttivo, in un momento già di per sé cruciale”.

La invitiamo a non strumentalizzare la situazione a Suo comodo o per rendere più facile la dipartita di chi ha acquistato un pezzo della Nostra Città e la dignità di qualcuno con i soldi dello Stato. Lei, della Imar e dei suoi amministratori, sa ben poco; al contrario del Suo caro assessore Antonio Angelillis che era solito passeggiare tra i macchinari a braccetto con i Pettinari e che dimostra ancora la sua amicizia agli stessi. Se dovessimo metterci a raccontare cosa abbiamo visto, vissuto e subito all’interno della Imar, forse non sarebbe tanto lesto a schierarsi con chi cambia la sorte di 51 lavoratori per 2 volte in una manciata di ore” scrivono i cassintegrati in una lettera indirizzata al sindaco.

"La legge Le permette di incontrare e di discutere con la proprietà della Imar della nostra situazione senza renderci partecipi della discussone. A noi risulta strano che proprio Lei, grande sostenitore della trasparenza, si sia dimenticato di convocare almeno i sindacati. Forse è talmente preso dalla situazione che ha dimenticato anche cosa ci dichiarò in un incontro informale tenutosi presso il suo ufficio tempo fa! Crediamo che sostenere chi specula prima durante e dopo il contratto d’area non sia salutare per il territorio ne utile a Lei che è stato da noi eletto. Sbandierando che la sua intercessione abbia fatto cambiare idea alla proprietà riguardo alla chiusura dello stabilimento, conferma: quanto la situazione sia poco trasparente, la Imar poco seria e la sorte di almeno 51 famiglie poco cara ad entrambi". denunciano i lavoratori.

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"Immergendo le nostre menti nell’immaginazione, fatichiamo a capire quale sia la ennesima contropartita che la Imar attenderebbe per non sbaraccare…oramai hanno beneficiato di tutto! Concludiamo salutandoLa e Le domandiamo: se veramente è convinto che in mezzo noi cassintegrati vi sia un terrorista, dopo la presente, chiederà l’assegnazione di una scorta" ironizzano i dipendenti Imar.

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