Immigrati stagionali: la Prefettura frena. Acsi: “I maschietti si prostituiscono”

Sono 2000 gli "invisibili" presenti a Foggia, ingannati dalla speranza di un futuro migliore promessa dal Decreto Flussi e costretti invece a vivere di stenti. Per l'Acsi dilaga la prostituzione maschile minorile

Sono migliaia probabilmente in Capitanata, 2000 solo nella città di Foggia secondo le stime dell’Acsi, l’associazione comunità straniere in Italia, presieduta da Habib Ben Sghaier. Difficile fornire cifre più precise perché stiamo parlando di “invisibili”, quegli immigrati stagionali (si fa per dire) che entrano sul nostro territorio con l’illusione di un lavoro e di un tetto sotto cui dormire e, tempo una settimana dall‘arrivo, si ritrovano clandestini, costretti a nascondersi dalle Forze dell’Ordine e ad accamparsi alla meno peggio in stazione, vecchi vagoni come giaciglio, e in casolari abbandonati. Tunisini, marocchini, maghrebini, nigeriani, uomini e donne che hanno venduto case e terreni in patria per affidarsi a mediatori senza scrupoli, pagando caro il viaggio della speranza. E’ l’altra faccia - un pò imprevista, un pò annunciata - del Decreto flussi nazionale. Una situazione divenuta insostenibile sul territorio. Tanto che a scendere in campo è la stessa Prefettura di Foggia che oggi tira il freno dicendo “stop” e cestinando le ultime richieste sopraggiunte da parte delle aziende di Capitanata.

L'ACCUSA DELL'ACSI - Accade infatti che, nei mesi di maggior bisogno di manodopera nel settore agricolo e turistico, gli imprenditori possono assumere lavoratori stagionali (che dovranno rientrare nel loro paese appena finito il contratto,) presentando regolare domanda con allegati contratti di lavoro e di affitto destinati al lavoratore. Quindi si attende il nulla osta della Prefettura, che verrà inviato alla rappresentanza diplomatica italiana nel paese in questione. Tempo 8 giorni dall’arrivo dell’immigrato in Italia, bisognerà presentarsi in Prefettura per formalizzare la domanda ed ottenere il relativo permesso dalla Questperché la maggior parte di quella gente in Prefettura non si recherà mai. Quel contratto di lavoro non lo vedrà mai, né si ritroverà provvista di un posto in cui stare. Trascorsi gli 8 giorni, saranno semplicemente clandestini da rispedire in patria. Le aziende non hanno assolutamente alcuni interesse ad assumerli. Ma solo a sfruttarli, incassando i 10mila euro del viaggio per portarli in Italia”. 20milioni delle vecchie lire, tanto pagheranno in media allo scafista di turno, somma che verrà divisa con l’azienda di turno che “sta al giocoura. “Ed è qui che si inceppa il meccanismo” - denuncia Sghaier - “”.

PROSTITUZIONE MASCHILE MINORILE - “Intere famiglie che si vendono l’impossibile e che finiscono per perdere tutto” continua il presidente dell’Acsi, che saluta positivamente l‘iniziativa della Prefettura di Foggia, chiedendo che tutte le richieste che ad oggi hanno ricevuto il nulla osta vengano trasmesse alla Procura della Repubblica. E sono centinaia. E quando fa sera, su Foggia, cala la vergogna: “Le donne di notte vengono violentate, in silenzio” racconta Sghaier, che invita a recarsi alla stazione di Foggia per un drammatico sopralluogo. “Mentre i minori - continua - soprattutto maschi, si prostituiscono per pochi euro”. La prostituzione maschile minorile: è questa secondo l’Acsi la nuova piaga del capoluogo dauno. Il dramma si consumerebbe in particolare su via Galliani, in piazza San Francesco. Per non parlare della “classica” ss 16. “Invisibili per i quali non c’è un dormitorio pubblico, indifferenti persino alle associazioni di volontariato” tuona ancora il presidente dell’Acsi, che in molti casi ha accompagnato di persona gli immigrati a depositare formale denuncia.

LA PROPOSTA DI INNEO - Ed invita le associazioni agricole ad isolare le aziende che si macchiano di un simile reato. “Sfonda una porta aperta” la replica di Copragri. “Come organizzazione - dichiara il presidente, Luigi Inneo - stiamo già provvedendo a cacciare coloro che non rispettano le leggi e che, così facendo, alterano anche l’intera catena agricola, macchiandosi di concorrenza sleale”. Per Inneo il problema sta tutto nella gestione del trasporto: “quei lavoratori – dice - non dovrebbero affidarsi a scafisti criminali. Ma poter avere a disposizione mezzi pubblici per giungere sul territorio, dove li attenderebbe uno scrupoloso screening per vedere se effettivamente possono contare su un lavoro ed un posto in cui dormire”. E’ lì, insomma, che la catena dell’immigrazione si inceppa. A Foggia come in tutta Italia. Ed oggi la Prefettura del capoluogo dauno dice stop. Non servirà a molto.

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Ma è un primo passo per prendere coscienza di un fenomeno che, di certo, non ha bisogno di sterili proclami anti-caporalato e di un “al lupo al lupo” urlato sistematicamente a reato o tragedia consumata.

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