Cronaca

Smantellamento dei ghetti, Flai Cgil a Emiliano: “Quali saranno le alternative?”

Daniele Calamita: “Senza misure di accoglienza alternative un altro ‘gran ghetto’ sorgerà in poco tempo, lasciando ancora una volta mano libera ai caporali e alle mafie che lucrano sui braccianti stranieri”

Sui media risuona con insistenza come una sorta di tam tam l’imminente volontà della Regione Puglia di procedere a uno sgombero forzoso del Gran Ghetto e di altre baraccopoli che accolgono in questa provincia le migliaia di braccianti stranieri che contribuiscono alla ricchezza del settore primario e dell’intero territorio. Un interrogativo sorge spontaneo.

E ad avanzare la domanda è Daniele Calamita, segretario generale Flai: “Ci chiediamo come Flai Cgil, organizzazione che da oltre un decennio segue le dinamiche dei ghetti e prova a costruire soluzioni dignitose alternative, dov’è finito lo spirito collaborativo del presidente Emiliano e le promesse di procedere allo smantellamento solo dopo aver costruito percorsi veri di accoglienza?”.

“Siamo stati tra i primi anni addietro a denunciare le condizioni invivibili cui erano costretti questi lavoratori, e a chiedere a gran voce lo smantellamento di tali soluzioni, luoghi concentrazionari che facilitano il reclutamento e lo sfruttamento dei caporali. Con economie illegali di varia natura, dalla droga alla prostituzione, che coinvolge anche italiani”, ricorda Calamita. “Ma mentre ne chiedevamo lo smantellamento lavoravamo a soluzioni alternative, spingendo sul protagonismo dei lavoratori e sull’autocostruzione di un eco villaggio, aperti a qualunque proposta andasse nella direzione dell’accoglienza dignitosa”.

Ad oggi, ricorda la Flai di Foggia, “constatiamo che nessuno dalla Regione ha chiesto la nostra collaborazione o ci ha convocato per spiegarci quali possibili interventi sono allo studio. Quel che constatiamo è che è cessato il servizio di noleggio dei bagni chimici che servivano il gran ghetto ed era garantito dalla Regione Puglia e che è stata decisa la fine di ogni collaborazione a partire dall’inizio di quest’anno con associazioni umanitarie che sul campo lavoravano alla tutela della salute dei migranti. Intervento che peggiorano le già precarie condizioni di vita”.

A Emiliano, conclude Calamita, “vogliamo chiedere che fine ha fatto lo spiriti collaborativo delle sagre del programma alle quali siamo stati invitati, e che ne è dei ripetuti annunci di voler ‘garantire a tutti un posto letto per non permettere che finiscano nelle mani della criminalità’. Chi conosce bene le dinamiche delle nostre campagne sa che non è con un’azione di forza che si risolvono i problemi. Senza strutture e misure di accoglienza alternative un altro gran ghetto sorgerà in poco tempo, un po’ più a nord o più a sud dell’area attuale, lasciando ancora una volta mano libera ai caporali e alle mafie che lucrano sulla vita dei braccianti stranieri”.

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