Festa del maiale nero, animalisti infuriati: "Oltre al danno, la beffa"

Sull'argomento interviene anche un cartello di associazioni animaliste e antispeciste della provincia di Foggia. "Miglio intervenga affinché spettacoli indegni di un paese civile non abbiano più a verificarsi"

Foto Festa Maiale Nero Faeto

Festa del Maiale Nero sì, Festa del Maiale Nero no. Continuano le polemiche in merito alla XI edizione della Festa del Maiale Nero Dauno, organizzato dalla Fondazione Terra Mia e dall'Accademia del Lampascione di San Severo. Dopo che l’Amministrazione comunale guidata da Francesco Miglio ha preso pubblicamente le distanze da una manifestazione definita “cruenta” e “non degna di un paese civile e proiettato al benessere degli uomini e degli animali”, e le doverose puntualizzazioni di Armano Niro, presidente dell’Accademia del Lampascione, sull’argomento interviene anche un cartello di associazioni animaliste e antispeciste della provincia di Foggia (A.N.P.A.N.A., DauniaVeg, Oipa e Volontari Protezione Animali Foggia).

“Martedì 17 febbraio veniamo a conoscenza dell'evento "Facciamo la festa al maiale", che si sarebbe tenuto a San Severo nei giorni dal 25 febbraio al 1 marzo al fine di promuovere i prodotti locali e la filiera corta; il programma dell'evento prevedeva testualmente per giovedì 26 febbraio “l'uccisione del maiale”, con la precisazione da parte degli stessi organizzatori che detto spettacolo 'non è adatto per educande'”, spiegano. Immediata la reazione da parte di numerosi gruppi animalisti, locali e non, tra cui il PAE - Partito Animalista Europeo, che effettua formale diffida, in accoglimento della quale, il Prefetto di Foggia, a seguito di una riunione convocata in data 18 febbraio, alla presenza del Questore, del Sindaco di San Severo Francesco Miglio, della ASL e di altre autorità militari, riscontrando, tra l'altro, la mancanza di qualsiasi richiesta di autorizzazione da parte degli organizzatori, stabilisce che la Festa non abbia luogo e che siano attivati tutti i controlli amministrativi per l'illecita divulgazione dell'evento.

“A questo punto sarebbe sembrato ovvio un passo indietro anche da parte della Fondazione Terra Mia e dell'Accademia del Lampascione, enti organizzatori della sagra, ma così non è stato: infatti, non solo ad oggi, in spregio alla formale diffida ricevuta, non è stata in alcun modo modificata la locandina dell'evento, ancora pubblicata sul loro sito e sulla pagina Facebook, ma dai comunicati emessi dal Presidente Armando Niro emergono affermazioni che offendono la sensibilità e l'intelligenza non solo di chi scrive, ma anche di tutte le Istituzioni e dei cittadini che si sono attivati per bloccare l'evento. A dette affermazioni ci sentiamo in dovere di controbattere. Nel primo comunicato ufficiale, emesso dal Presidente Niro, non vi è alcun cenno al fatto che la Fondazione si sarebbe limitata a proporre delle videoproiezioni, come ora gli organizzatori stanno maldestramente cercando di far credere; anzi, viene chiaramente esplicitato che gli eventi del 25, 26 e 27 febbraio sono stati eliminati al fine di 'evitare di urtare la sensibilità di tutti coloro che hanno fatto le loro rimostranze riguardo alla macellazione del Maiale Nero Dauno'”.

Macellazione dunque, non videoproiezione; “termini che ci sembra assurdo possano essere in buona fede utilizzati come sinonimi. D'altronde, in un post sulla pagina Facebook del 19 febbraio, quindi dopo aver ricevuto lo stop da parte dell'Amministrazione Comunale, a didascalia di un video contro le sofisticazioni alimentari, testualmente scrive: 'ecco come avremmo fatto la salatura e la conciatura'. Ma come, non doveva trattarsi solo di videoproiezioni?. Per questi motivi – spiegano ancora - non è pensabile né plausibile che tutti quelli che hanno letto la locandina e visitato la loro pagina Facebook abbiano frainteso. D'altra parte, lo stesso nome scelto per la sagra, “Facciamo la festa al maiale”, oltre ad essere, a nostro avviso, di pessimo gusto ed intriso di una buona dose di cinico sadismo, non sembra lasciare spazio a dubbi interpretativi. Nessun fraintendimento quindi: se avessero davvero voluto, come sostengono, proiettare un video sull''antica tradizione contadina' della macellazione, sarebbe stato sufficiente scriverlo chiaramente. Né appare convincente il fatto che venga addotta a sostegno delle loro affermazioni la mancata richiesta di autorizzazione alle Autorità competenti: semmai detta mancanza comprova il fatto che quello che volevano mettere in scena era uno spettacolo illegale, oltre che barbaro e violento”.

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“Ci sembra quindi totalmente fuori luogo l'atteggiamento vittimista assunto dalla Fondazione Terra Mia, che, testimoniando una presa di posizione che rasenta la beffa, ora dichiara di essere stata fraintesa, offesa e abbandonata da quanti avevano inizialmente aderito a patrocinare l'evento. Inoltre, vorremmo ricordare ai signori organizzatori che l'Amministrazione Comunale ha formalmente disposto l'annullamento dell'evento, dichiarandone illecita la divulgazione. Chiediamo, pertanto, che la locandina e relativo programma vengano definitivamente eliminati dalla pagina Facebook e dal sito della Fondazione. Siamo del parere che il lodevole ed assolutamente condivisibile scopo di denunciare l'orrore degli allevamenti intensivi e di promuovere i prodotti tipici del nostro amato territorio e la filiera corta, in un paese civile e proiettato al benessere degli uomini e degli animali, possa e debba avvenire in modi meno cruenti e lesivi della sensibilità comune. Ci auguriamo, dunque, che Francesco Miglio, nella sua veste di Presidente della Provincia di Foggia, si adoperi affinché spettacoli indegni di un paese civile e dal sapore barbaramente medievale come quello sventato a San Severo ma andato tristemente in scena a Faeto l'11 febbraio, le cui eloquenti immagini sono rimbalzate in questi giorni sul web, non abbiano più a verificarsi”.

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