Sequestri per "mala gestio amministrativa": 'assolto' solo Belgioioso, addebiti confermati a tre ex dirigenti

Rigettato il ricorso e confermati i sequestri patrimoniali conservativi consumatisi il 22 maggio scorso nei confronti dei dirigenti che si sono avvicendati al Settore Lavori Pubblici dal 2000 al 2015 del Comune di Foggia per i fatti del Distretto Militare

Ex Distretto Militare

“Tutti i dirigenti che fino al 2014 hanno sottoscritto le determine di liquidazione delle spese per le utenze private non hanno mai sentito il dovere – per meglio dire, l’obbligo – di segnalare all’Organo politico l’anomalia della gestione (…) Si sono limitati a svolgere il proprio ruolo, dando attuazione alla presunta volontà manifestata dall’Organo politico, senza chiedersi se essa fosse conforme a legge e senza riflettere sui doverosi poteri inibitori della dirigenza da esercitare sugli atti di indirizzo illeciti. (…) Un disinteresse nell’uso dei beni e del denaro pubblico che ha permesso che, per circa un ventennio, l’Amministrazione consentisse non solo l’occupazione di un immobile di proprietà pubblica, ma di addossare tutti i costi per le utenze private degli abusivi, non indigenti, all’ente locale, impedendone - con ogni evidenza - l’uso ben più proficuo a vantaggio di reali bisogni della collettività amministrata. (…) Per cui, “ai fini del processo cautelare, la prospettazione dell’Attore pubblico appare sufficientemente motivata e non consente di escludere anche l’ipotesi di occultamento doloso del danno, da intendersi nei termini illustrati”.

Così il giudice della sezione Giursdizionale per la Puglia della Corte dei Conti Nicoletta Quarato ha rigettato il ricorso e confermato i sequestri patrimoniali conservativi consumatisi il 22 maggio scorso nei confronti dei dirigenti che si sono avvicendati al Settore Lavori Pubblici dal 2000 al 2015 del Comune di Foggia per i fatti del Distretto Militare, ridimensionandone parzialmente l’entità e facendo cadere completamente le accuse nei confronti di Potito Belgioioso, unico ad essere “assolto”. L'ordinanza è stata depositata oggi. “Sembra ragionevole quanto rappresentato dalla difesa circa la diversità della posizione del Belgioiso rispetto a quella degli altri dirigenti – scrive il giudice -. Egli, infatti, fino all’aprile del 2014, era estraneo alla struttura, non conosceva la complessa vicenda relativa all’occupazione della ex Caserma Oddone e, una volta effettuata la ricognizione analitica delle utenze attive da cessare, ha richiesto l’installazione di nuovi contatori per le singole utenze familiari di energia e acqua”. (Assoluzione che potrebbe avere positivi riverberi anche in sede penale per Belgioioso).

Per i restanti tre, invece, Matteo Ercolino, Fernando Biagini e Ferdinando Corvino, sono stati confermati gli addebiti, eccetto il nesso di causalità con la mancata riscossione dei tributi presso le famiglie alloggiate presso la Caserma Oddone (per le quali avrebbe potuto comunque procedere il Servizio Tributi), il che ha ridotto di qualche migliaio di euro i sequestri, che ammontano a: 120.897,00 euro per Matteo Ercolino, 422.514,83 per Fernando Antonio Biagini e 90.386,22 euro per Ferdinando Corvino. Le somme sono state calcolate in relazione agli anni di servizio presso l’Ufficio dell’ente Comune di ciascuno, e, pertanto, della responsabilità in ordine alle 193 determine incriminate afferenti alla liquidazione delle utenze del Distretto.

La vicenda, come si ricorderà, è quella inerente la Caserma Oddone e l’occupazione abusiva degli immobili perpetratasi per un ventennio, senza che nessuna azione amministrativa intervenisse a mettere fine allo scempio; al contrario, l’ente comunale ne ha sostenuto in via “strutturale” le spese per utenze mentre gli occupanti dei locali lievitavano dai 13 nuclei del 2000, lì alloggiati “temporaneamente” all’esito di un sgombero comunale, ai 35 del 2015, quando è intervenuta una operazione della Guardia di Finanza e la contestazione di una serie di reati. "Una mala gestio amministrativa" scrive il giudice Quarato, che chiama in causa anche l'Agenzia del Demanio, "estranea al presente giudizio, proprietaria dell’edificio, del tutto immemore delle finalità di interesse pubblico da perseguire attraverso la corretta gestione del proprio patrimonio immobiliare, non ha mai avvertito la necessità di avviare le procedure per la restituzione del bene o per segnalare alle Autorità competenti gli eventuali illeciti perpetrati dal Comune di Foggia".

Ai tre dirigenti si contesta che essi, “venendo meno agli obblighi di effettuare con correttezza, efficienza ed economicità la gestione amministrativa finanziaria e tecnica dell’ente comunale, avevano indicato, in modo generico e inveritiero, nelle proprie determine concernenti la liquidazione delle fatture relative ai consumi idroelettrici e di riscaldamento della Caserma, che si trattasse di  “forniture agli edifici comunali” o causali simili, ingenerando così nell’organismo pagatore del Comune (Servizio Finanziario) la convinzione che i relativi esborsi  fossero ascrivibili ai fabbisogni comunali”.

Il Procuratore va oltre parlando di dicitura “volutamente generica, alterata, all’espresso fine di celare la vera natura degli esborsi ivi autorizzati e favorirne il pagamento”. “Soltanto dopo l’avvio delle indagini penali – si legge- è cessata l’enunciata “esigenza politica” di provvedere agli indebiti pagamenti in questione, senza che tuttavia risulti dagli atti il coinvolgimento concreto dell’organo politico o del Servizio finanziario”.

Per i medesimi fatti i dirigenti (eccetto Ercolino, per intervenuta prescrizione penale) sono stati inizialmente contestati dalla competente Procura delle Repubblica - nell’ambito del più ampio procedimento penale concernente spaccio di droga all’interno della caserma - i reati di truffa aggravata ai danni dello stato e peculato (artt. 640 e 314 c.p.), in seguito derubricati ad abuso di ufficio e falsità ideologica, ex artt. 323 e 479 c.p. 

Con ordinanza di dissequestro del dicembre 2016, il Tribunale penale di Foggia in funzione del riesame, ha  annullato il sequestro per equivalente, disposto dal GIP di Foggia,  nell’ottobre 2016, nei confronti dei predetti dirigenti, per la complessiva  somma di euro 360.961,56. I quattro – che hanno sempre rigettato le accuse, dichiarando di essersi attenuti alla volontà dell’organo politico- hanno chiesto il giudizio abbreviato.

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