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Ex distretto militare

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Ex distretto, vent'anni di abuso: sequestrati immobili e conti a quattro ex dirigenti del Comune di Foggia

650mila euro di danno erariale secondo la Procura regionale della Corte dei Conti. Il 21 giugno dovranno comparire a Bari Matteo Ercolino, Fernando Biagini, Fernando Corvino e Potito Belgioioso

La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Puglia, ha proceduto in data odierna al sequestro di conti correnti ed immobili di quattro ex dirigenti ai Lavori Pubblici del Comune di Foggia. Si tratta di Matteo Ercolino, Fernando Antonio Biagini, Fernando Corvino e Potito Belgioioso. I quattro sono accusati di danno erariale nei confronti dell’ente dauno per una somma complessiva di 643.881,23, così ripartita (in ragione del periodo in cui hanno ricoperto il ruolo e degli atti firmati): 151.655,11 euro a carico di Matteo Ercolino in solido con l’ing. Antonio Biagini; 98.813,10 euro a carico di Fernando Corvino; 442.627,53 euro a carico di Antonio Biagini (di cui 151 in solido con Ercolino); 93.440,93 euro a carico di Potito Belgioioso.

Il sequestro conservativo ante causam, con invito delle parti a comparire il prossimo 21 giugno, è stato firmato dal presidente della Sezione Giurisdizionale, Mauro Orefice, su ricorso depositato dalla Procura regionale il 18 maggio scorso a firma del viceprocuratore generale Pierpaolo Grasso, e si inserisce nella complessa vicenda delle famiglie occupanti abusivamente l’ex Distretto Militare – Caserma Oddone, rispetto alla quale il Tribunale del Riesame aveva già disposto nel 2016 il dissequestro dei beni dei dirigenti, trasformando il reato da truffa e peculato ad abuso d’ufficio. Ma per la Procura regionale della Corte dei Conti i dirigenti avrebbero tenuto un comportamento “doloso, gravemente colpevole e dispersivo di risorse pubbliche”.

Premessa

Il fascicolo istruttorio è stato aperto a seguito della acquisizione della notitia damni trasmessa dalla Guardia di Finanza il 14 ottobre 2015 per i profili di competenza, nell’ambito di più ampie indagini condotte sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia. Tale informativa concerneva presunte irregolarità commesse da dipendenti del Comune di Foggia per avere consentito - ovvero non impedito/interrotto -, per circa un ventennio, l’abusiva occupazione di un immobile demaniale, dapprima provvisoriamente ceduto e successivamente acquisito nella proprietà del Comune stesso, da parte di numerosi nuclei familiari, con addebito dei costi delle relative utenze di energia elettrica, idrica e riscaldamento a totale ed esclusivo carico del bilancio municipale. “E’ fatto incontestato - scrive Grasso - che dall’anno 2000 a  tutto il 2015 almeno, decine di famiglie, alcune di queste dal “ricco curriculum criminale” (stando gli atti della Procura), hanno occupato abusivamente la Caserma Oddone utilizzando la stessa struttura come se ne fossero i proprietari (addirittura apponendo un alto cancello dotato di telecomando nel solo loro possesso), adibendo la stessa a quartier generale di attività criminali, senza sostenere o contribuire al pagamento di canoni locativi, imposte comunale e utenze domestiche, benchè, ciò che è più grave, non evidenziassero un particolare disagio economico tale da non consentire il pagamento dei canoni e la partecipazione ai consumi.

Ai sigg.ri Corvino, Biagini e Belgioiso, che nella loro qualità di Dirigenti del Servizio Lavori Pubblici, hanno consentito il protrarsi negli anni di tale riprovevole situazione, sono stati contestati dalla competente Procura i reti di truffa aggravata ai danni dello stato e peculato. La Pubblica accusa ha invero rilevato come, venendo meno agli obblighi di effettuare con correttezza, efficienza ed economicità la gestione amministrativa finanziaria e tecnica dell’ente comunale, indicassero falsamento e genericamente nelle proprie determine concernenti la liquidazione delle fatture , che si trattasse di “forniture agli edifici comunali”, ingenerando così nell’organismo pagatore del Comune (servizio finanziario) la convinzione che i relativi esborsi fossero ascrivibili ai fabbisogni comunali. Nel dicembre 2016 con ordinanza di dissequestro il Tribunale penale del riesame ha annullato il provvedimento di sequestro, avallando la tesi difensiva secondo cui i pagamenti degli utenze in questione fossero atti dovuti in quanto “attuativi di una scelta politica dell’Amministrazione protrattasi negli anni e che nella condotta in questione non fosse ravvisabile il dolo tipico del reato di truffa, attesa la notorietà della vicenda alla compagine organizzativa. Il Riesame ha contestati parimenti la non configurabilità del peculato, non ravvisando nella fattispecie condotte di natura appropriativa ma al più caratterizzante l’abuso di ufficio; ipotesi cirminosa, quest’ultima, a cu non sarebbe estesa l’applicabilità dell’istituto sanzionatorio della confisca”.

Grasso: condotta caratterizzata da dolo

“Tuttavia - scrive Grasso -, le considerazioni operate dal Riesame non valgono ad attenuare nella scrivente Procura il convincimento che la condotta posta in essere dagli odierni sia caratterizzata da dolo, con contestuale occultamento doloso del danno e foriera di ingentissimo danno erariale per l0amministrazione comunale. Emerge  infatti la totale assenza di misure di azione e o di reazione da parte dei dirigenti firmatari delle delibere di liquidazione delle utenze, volte ad arginare i copiosissimi, illegittimi, decennali esborsi del comune in favore degli enti erogatori delle utenze (acqua, luce e gas) e costituenti atti di ingiustificata, mera liberalità in favore degli abusivi occupanti la Caserma Oddone. E’ vero anzi il contrario, che gli atti propedeutici alla liquidazione delle spettanze in favore degli enti erogatori delle utenze in questione, fossero formulati in maniera volutamente generica, alterata, all’espresso fine di celare la vera natura degli esborsi e favorirne il pagamento. Facendo generico riferimento a liquidazione per consumi di energia elettrica per pubblica illuminazione, o consumi presso le strutture comunali, etc”. Ciò pertanto induce questa Procura a ritenere sussistente la contestata condotta dolosa, in quanto i provvedimenti di materiale erogazione delle somme erano chiaramente formulati in maniera tale che fosse materialmente celato il pagamento di somme di competenza non comunale. Non  può non vedersi infatti come gli amministratori e dirigenti che nel tempo si sono avvicendati, abbiano dato causa al consolidamento/incremento  di un debito patrimoniale nel tempo divenuto strutturale, ai danni delle casse del Comune di Foggia.

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Quanto poi alla circostanza che la situazione fosse ben nota alla compagine organizzativa dell’ente e che quindi non vi fossero intenzioni ingannevoli, deve rilevarsi che nessuna delle 193 determine dirigenziali di liquidazione delle utenze emesse tra il 2001 e il 2015 porta il minimo accenno, né in premessa né in deliberato, alla circostanza che in tali importi fossero ricompresi consumi esclusivamente privati.  Tali generiche diciture, tra le centinaia di determine di liquidazione delle fatture rilasciate periodicamente dagli enti erogatori, in una acclarata situazione di confusione nella relativa gestione, erogazione e controllo, erano certamente idonee a distogliere l’attenzione dei pagatori dalla reale natura delle utenze in questione e tali da occultare, mediante una alterata rappresentazione della realtà, il danno patrimoniale dalle stesse derivanti. Tale condotta equivoca e truffaldina, idonea a integrare gli estremi del reato di falsità ideologica e abuso di ufficio, non può che considerarsi foriera di cospicuo danno erariale. Parimenti per le determine di Ercolino e Biagini tra il 2001 e il 2008  che, pur riportando nell’oggetto l’indicazione “liquidazione consumi presso il distretto militare ove sono alloggiate le famiglie oggetto di sgombero”, richiamavano “presunte” richieste da parte dell’Amministrazione: in nessun atto del presente fascicolo è stata rinvenuta una simile richiesta. Lo stesso Ercolino, poi, pur riconoscendo il “carattere straordinario” della fornitura, non ha mai posto in essere alcuna attività volta a ricondurre doverosamente nell’alveo della ordinarietà la gestione e la corretta imputazione dei consumi. La corposa documentazione agli atti ha di fatto evidenziato che, a fronte di una conclamata situazione di abusivismo alloggiativo, la dirigenza comunale abbia perseverato in un imprudente ed ingiustificato atteggiamenti di liberalità in favore degli occupanti la caserma. Si aggiunga la gravissima circostanza che giammai si sono attivati per la riscossione delle imposte comunali sui rifiuti prodotti per decenni da oltre 82 persone”.

La difesa dell'avv. Vaira

"Il sequestro ante causam disposto dalla Corte dei Conti si poggia sulle stesse premesse di fatto e diritto in base alle quali il GIP del Tribunale di Foggia, un anno fa circa, emise analogo provvedimento” dichiara l’avvocato Michele Vaira, legale di alcuni ex dirigenti. “Come emerge dalla lettura del documento che la Vostra testata ha diffuso, la Corte dà atto del provvedimento di dissequestro da parte del Tribunale del Riesame (che ha riconosciuto l’assoluta insussistenza di qualunque condotta illecita da parte dei dirigenti) e della decisione del PM di impugnare detto provvedimento restitutorio. Ciò che la Corte non dice, perché certamente non ne è a conoscenza, è che l’impugnazione del Pubblico Ministero è stata dichiarata inammissibile (in quanto palesemente infondata) da parte della Suprema Corte di Cassazione, che in un passaggio della sentenza sottolinea che: "il Tribunale del riesame ha espressamente motivato l'insussistenza nel caso di specie dei presupposti - oggettivo e, sopratutto, soggettivo - del reato di cui all'art. 314 c.p., evidenziando come, nella specie, si sia trattato, non della interversione del possesso di fondi pubblici a favore di terzi, bensi? di una scelta politica assunta negli anni dall'ente territoriale, nell'ambito dell'esercizio della discrezionalita? amministrativa, di addossare al Comune le spese delle utenze delle famiglie ospitate presso la ex Caserma (OMISSIS), per esigenze di natura economico sociale (v. pagine 5 e seguenti del provvedimento impugnato”. È passato oltre un anno dalla conclusione delle indagini (sei mesi dall’avviso ex art. 415 bis cpp, in cui si contesta un mero abuso d’ufficio in luogo dell’originario reato di peculato) e il PM non ha ancora deciso se chiedere o meno il rinvio a giudizio degli indagati. La Corte dei Conti, pur nella sua autonomia di giudizio rispetto alla magistratura penale, non potrà discostarsi dal “giudicato” cautelare. Nel merito mi, limito ad aggiungere che quella serbata dai dirigenti (pagare delle bollette per contratti firmati da altri e decisi dall’autorità politica) è un atto non solo consentito, ma doveroso. L’assunto che tale pagamento avveniva “di nascosto” è davvero risibile, essendo documentatamente provato che di tale attività erano informati sia la Giunta Comunale che l’intera tecnostruttura".

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