Avvisi di garanzia ad ex consiglio di amministrazione di Daunia Ambiente

I procuratori Enrico Infante e Giuseppe Gravina stanno ascoltando tutti gli indagati, che si dichiarano innocenti affermando di aver regolarmente contabilizzato ogni somma di denaro

Daunia Ambiente

Avrebbero distratto denaro nell’ordine di alcune decine di migliaia di euro dai bilanci di Daunia Ambiente, la società comunale di raccolta differenziata fallita nel 2010, a favore della società madre, Amica spa, spingendosi – secondo la Procura - addirittura a cancellare crediti di Amica dai registri di Daunia Ambiente, per favorire sotto certi aspetti la società madre a danno di altri creditori.

Un’operazione calcolata, secondo gli inquirenti, portata avanti strumentalmente nei giorni immediatamente precedenti e successivi al fallimento, che sarebbe stato così in qualche modo accelerato, se non addirittura causato.

Da qui l’ipotesi di una possibile bancarotta fraudolenta. Destinatari degli avvisi di garanzia emessi nei giorni scorsi l’intero ex consiglio di amministrazione di Daunia Ambiente in carica fino alla messa in liquidazione della società, avviata nel 2009.

I procuratori che si occupano del caso, Enrico Infante e Giuseppe Gravina, stanno ascoltando ad uno ad uno gli indagati.

L’inchiesta potrebbe esser partita da alcune dichiarazioni di quanti hanno avuto a che fare con il fallimento della società di raccolta differenziata, che dichiarò bancarotta nel dicembre 2010, dopo soli 10 anni di vita, formalmente per poche migliaia di euro: 53 mila euro per l’esattezza, tanto a quanto ammontava il credito vantato nei confronti dell’azienda dall’ex presidente dei revisori dei conti, Nicola Scarcelli, che si vide accogliere dal tribunale di Foggia l’istanza di fallimento.

Gli indagati per parte loro si dichiarano innocenti e ai magistrati avrebbero spiegato di aver regolarmente contabilizzato ogni somma di denaro, rivendicando la trasparenza dei bilanci.   

Non si esclude che l’inchiesta possa allargarsi anche ad Amica, visto il collegamento con l’azienda madre ipotizzato dagli inquirenti. 

 

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