Capojale: le "calzette" per le cozze allontanano i turisti. "Ma chi pulisce la spiaggia?"

Un paradiso incontaminato ridotto "a discarica di una pescheria". Il reportage di Boris Malatesta e Paolo Righi per ReportTime de Il Corriere della Sera

Spiaggia di Capoiale (ph. Corriere.it)

Dieci chilometri di costa di sabbia bianca (quelli che dovrebbero costituire un paradiso incontaminato in terra garganica) ridotti a “discarica di una pescheria”. Non usano giri di parole Boris Malatesta e Paolo Righi, autori di un cliccatissimo reportage dalla spiaggia di Capojale per ReportTime, supplemento del Corriere della Sera.

E’ il risultato finale de “Lo strano caso delle calzette per le cozze”, come i due giornalisti titolano il loro lavoro. Perché lo scenario che ogni mattina si presenta dinanzi agli occhi di turisti impreparati ed avventori – allontanandoli irrimediabilmente – è conseguenza della presenza, proprio davanti a quel tratto di mare, del più grande impianto di mitilicoltura d'Europa, “nel quale – precisano - trovano lavoro centinaia di persone presso le cooperative che si occupano dell'allevamento dei molluschi”

E’ la storia di una coperta troppo corta: se da una parte questa attività produce ricchezza e lavoro, dall’altra impediscono altrettanto, ovvero ricchezza e lavoro derivante dal turismo. “A tenere lontani i villeggianti – si legge - sono le calzette per le cozze, ovvero i retini della mitilicoltura e gli altri rifiuti di varia natura che popolano la spiaggia e le dune: i turisti, soprattutto stranieri, non fanno volentieri il bagno in mezzo a migliaia di retine e contenitori di polistirolo e scelgono altre mete”.

Il problema, ovviamente non è nella presenza dell’impianto in zona, ma della cattiva gestione dei rifiuti in quell’area che, sottolineano ancora Righi e Malatesta, “è storia nota, e già lo scorso anno diversi comuni della zona costiera sono stati commissariati dall'assessore all'Ambiente della Regione Puglia perché non hanno utilizzato i fondi messi a disposizione per la raccolta differenziata. In più le calzette e gli altri scarti della mitilicoltura sono considerati rifiuti speciali, ma la filiera della raccolta differenziata non è mai stata messa in piedi, e nella gestione dell'area hanno voce in capitolo ben cinque Comuni, la Provincia, la Regione, l'Ente Parco del Gargano, il Consorzio di bonifica e la Capitaneria di porto: tutti senza un coordinamento o un compito preciso e definito.

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Da alcuni mesi, gli enti chiamati in causa stanno lavorando insieme ad una associazione di volontari molto attiva sul territorio alla costituzione di una “cabina di regia” per monitorare e coordinare il lavoro. E in attesa di decisioni operative (l’unica azione concreta presa fino ad oggi è stata una diffida alla società che ha vinto l'appalto per la pulizia della spiaggia) c’è chi lancia proposte di immediata attuazione e sicura efficacia: stabilire per ogni cooperativa un colore di “calzette” diverso, in modo da individuare subito il proprietario del rifiuto abbandonato in mare. Intanto, il consigliere regionale Giuseppe Di Pumpo, che lavora in commissione attività produttive e turismo, dal prossimo ottobre chiamerà a raccolta amministratori, pescatori, cittadini e gestori turistici per segnare un cammino comune. “La posta in gioco è grossa: il mancato accesso ai finanziamenti europei nei prossimi 4 anni da parte dei Comuni potrebbe determinare un ostacolo per la Regione Puglia nell'ottenere altri fondi in futuro”.

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