Sgominata organizzazione che sfruttava i braccianti: arrestato il "dominus" del Caporalato

Sgranate le maglie di una rete che "gestiva" il lavoro nero nei campi in modo imprenditoriale. Da Campobasso a Chieti, passando per Foggia. Denunciati 50 soggetti che si sono avvalsi del lavoro di braccianti sfruttati

Immagine di repertorio

Sgranate le maglie di una fitta rete che “gestiva” il lavoro nero nei campi in modo imprenditoriale. Da Campobasso a Chieti, passando per Foggia e le estensioni del Tavoliere. Gli uomini della guardia di finanza di San Severo, all’esito di una complessa indagine coordinata dalla procura di Foggia, ha sgominato un’articolata associazione a delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro bracciantile, nonché alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

In particolare, è emerso che l’attività criminosa era gestita da quattro soggetti indagati attraverso un ditta fittizia per il trasporto di persone che, di fatto, reclutava illecitamente manodopera - secondo il classico cliché dei ‘caporali’ - e la trasportava nei campi delle province di Foggia, Campobasso e Chieti, dove poi veniva impiegata e sfruttata. Non a caso, il nome dell’operazione è “Sangue verde”, proprio a sottolineare le condizioni di sfruttamento dei braccianti agricoli nei campi.

Nel corso delle indagini, gli uomini delle fiamme gialle hanno appurato che gli imprenditori agricoli che si avvalevano dell’intermediazione della ditta in questione erano perfettamente a conoscenza delle irregolarità nel reclutamento della manodopera impiegata. Pertanto, sono stati tutti denunciati per concorso nell’attività di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro: si tratta di circa 50 soggetti dislocati nelle tre province prese in esame. Inoltre, l’organizzazione criminale aveva costituito una società-satellite col solo scopo di evadere le imposte e di creare posizioni lavorative fittizie, “falsi braccianti” utili ad ottenere indebite indennità di disoccupazione a danno dell’Inps.

L’ammontare complessivo della frode è stato quantificato in circa 120mila euro. Fondamentale nella gestione della società fantasma è stato il contributo fornito da un professionista, consulente del lavoro, ma anch’egli denunciato per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Al termine dell’attività, gli uomini della guardia di finanza hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di C.A., di Torremaggiore, ritenuto il “dominus” dell’organizzazione criminale.

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