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Immagine di repertorio

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Aiuta lo zio rapinatore a nascondersi, prova ad impedirne la cattura e poi aggredisce i carabinieri: arrestato

In manette è finito anche il nipote di Luciano Strafile, l'uomo arrestato per il reato di evasione in seguito alla rapina compiuta presso un istituto bancario di Lavello

Luciano Strafile, arrestato unitamente ai Carabinieri della Compagnia di Venosa in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Potenza per rapina aggravata in concorso, è stato colto in flagranza di reato e arrestato anche per il reato di evasione dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Cerignola, con il prezioso supporto dei 'Cacciatori di Sardegna', che avevano circondato lo stabile togliendogli così ogni possibile via di fuga.

Lo Strafile risulta condannato innumerevoli volte per una serie di rapine, perpetrate quasi esclusivamente ai danni di istituti bancari. E infatti, durante un breve permesso premio che il Giudice gli aveva accordato dopo tanti anni di reclusione, non ci aveva comunque pensato due volte: avendo bisogno di denaro, insieme ad un nipote aveva deciso di tornare a colpire a Lavello, dove già aveva commesso una rapina in banca nel gennaio del 2007, riuscendo ad impossessarsi di circa 6800 euro, per ripetere l'impresa.

Questa volta, però, in tempi ristrettissimi, dopo l’arresto in flagranza del nipote operato nell’immediatezza dai militari dell'Arma di Venosa, la stretta collaborazione con i colleghi della città ofantina ha portato alla tempestiva identificazione dell'uomo, il quale - allo scadere del permesso - non si era presentato in via delle Casermete. Da qui l’arresto in flagranza per evasione operato dagli uomini dell’Arma di Cerignola contestualmente all’esecuzione della misura cautelare.

Durante il blitz è stato inoltre arrestato un altro nipote classe 1995 dello Strafile, Francesco Pio: portato in caserma per accertamenti, ha dato in escandescenza aggredendo i militari. Il ragazzo, infatti, che aveva ostacolato l’ingresso degli uomini del 112 all’interno dello stabile dove abusivamente viveva e dove lo zio aveva trovato rifugio, per tale ragione, oltre che arrestato, è stato anche deferito per procurata inosservanza di pena, atteso che gli immediati accertamenti hanno dimostrato come il giovane fosse assolutamente consapevole dello stato di latitanza dello zio, e che, coscientemente, lo aveva aiutato ad eludere le ricerche dei carabinieri.
 

Ieri, inoltre, presso la casa circondariale di Foggia, la polizia gli ha notificato l’ordine di carcerazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona,  dovendo espiare la pena di cinque anni, due mesi e 24 giorni di reclusione, per rapina aggravata commessa nelle Marche e porto abusivo di armi. 

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