Presa la banda che rubava auto, le smontava e rivendeva i pezzi: cinque arresti

Blitz congiunto di polizia e carabinieri a San Severo. Scoperto un gruppo dedito al furto (anche su commissione) di auto commerciali da rubare e immettere "a pezzi" sul mercato parallelo

La conferenza stampa

L’Abruzzo e del Molise erano la loro “riserva di caccia”; raggiungevano le città del centro Italia a coppia, alla ricerca di auto di media cilindrata che - una volta rubate, smontate e abilmente sezionate - finivano a pezzi sul mercato parallelo. Tutte utilitarie - Lancia Dedra, Fiat Stilo, Fiat Punto – tra le più richieste nel settore dei ricambi auto, per un giro di affari stimato di svariate decine di migliaia di euro.

E’ quanto scoperto all’esito di una operazione congiunta dei carabinieri e degli agenti di polizia di Foggia e San Severo che all’alba di oggi hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura, nei confronti di cinque persone tutte gravemente indiziate, a vario titolo, di furti di autovetture, ricettazione e riciclaggio.

Si tratta di Luigi Donato Colio e Fabio Sordillo, entrambi di 39 anni, Michele Limosani di 28, Aristide Carmine Mastrone di 49 e Giovanni Pio Orlando di 33. Gli episodi contestati riguardano un elevato numero di furti di autoveicoli commessi tra il luglio e il novembre del 2013, in particolare in Abruzzo e Molise. L’attività investigativa ha permesso agli inquirenti di ricostruire le modalità con cui i soggetti individuavano gli obiettivi, commettevano il furto e successivamente trasportavano i veicoli tra San Severo e Torremaggiore.

I mezzi rubati veniva ricoverati in casolari di campagna abbandonati, ma di volta in volta attrezzati come “piccole officine” per lo smontaggio degli stessi. Le auto venivano cannibalizzate nello spazio di una notte; poi i pezzi smembrati e ripuliti di ogni codice identificativo venivano divisi in varie zone dell’alto Tavoliere prima di essere immessi e rivenduti nel fiorente mercato del riciclaggio.

Le indagini hanno permesso di identificare i responsabili e di attribuire a ciascuno di loro, specifici fatti e responsabilità in ordine alla commissione di ben 15 furti di veicoli, e alle successive fasi di smontaggio, alterazione e rivendita. Il modus operandi adottato seguiva uno schema ben collaudato: gli arrestati, a turno e a seconda delle possibilità di ciascuno, si recavano in due, a bordo di una macchina “pulita”, nelle cittadine abruzzesi o molisane.

Una volta individuato l’obiettivo, sempre auto molto diffuse sul mercato, uno dei due si occupava del furto, mentre l’altro fungeva da palo per avvisare dell’eventuale arrivo delle forze dell’ordine. Successivamente rientravano a San Severo o Torremaggiore dove avevano la disponibilità di alcuni locali utilizzati per lo smembramento dei veicoli. Nel viaggio di ritorno, il soggetto con la macchina “pulita” fungeva da apripista avvisando telefonicamente il complice della presenza o meno lungo il tragitto di pattuglie.

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Una volta giunti alla base, cedevano la macchina agli altri complici che si occupavano della cannibalizzazione del veicolo. Sebbene non gerarchicamente organizzato, il gruppo aveva raggiunto un notevole grado di “affiatamento” riuscendo a ritagliarsi un ruolo di importanza nell’ambito del riciclaggio e della ricettazione dei mezzi rubati. In particolare in un’occasione organizzavano un colpo “su commissione” individuando come obiettivo un furgone con cella frigorifera.

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