Sequestrano ragazzo e minacciano di impiccarlo, tre arresti a San Nicandro

Il giovane ha denunciato di essere stato caricato a forza su un'auto, picchiato con mazza da baseball e con un remo, incatenato e minacciato di morte al fine di ammettere il furto di un'autoradio avvenuto all'interno di un'autofficina

Il materiale sequestrato

Sequestro di persona, violenza privata, lesioni, minaccia aggravata in concorso e, per uno di essi, anche detenzione illegale di arma da fuoco e munizioni. Sono i reati contestati a tre sannicandresi arrestati dai carabinieri del centro garganico.

L’ordine di custodia cautelare nei confronti dei tre è stato emesso dal GIP del Tribunale di Lucera che ha accolto la richiesta di misura cautelare avanzata dal P.M. sulla scorta delle risultanze investigative dei militari dell’arma della di San Nicandro Garganico.

I FATTI – Tutto è partito da una denuncia di un giovane che lo scorso 16 marzo aveva riferito di esser stato sequestrato, legato, minacciato con una pistola e brutalmente picchiato dai tre al fine di fargli confessare un furto avvenuto presso un’officina meccanica del posto di proprietà di uno degli arrestati.

La vittima era stata attirata nei pressi dell’officina con una scusa. Caricato con forza su un’auto, il ragazzo è stato legato, imbavagliato e picchiato al fine di fargli confessare il furto di alcune autoradio avvenuto all’interno dell’autofficina qualche giorno addietro.

Successivamente i tre sequestratori, dopo averlo ammanettato, applicato del nastro adesivo alla bocca e legato una catena intorno al collo con la minaccia di impiccarlo ad un albero di ulivo, lo hanno percosso violentemente con una mazza da baseball e un remo che, per la violenza dei colpi inferti, si è spezzata in due.

Nella circostanza i tre, al fine di estorcere una confessione dalla giovane vittima sul furto, peraltro ripreso dalle telecamere di videosorveglianza, erano arrivati a minacciarlo puntandogli  una pistola alla testa. La parziale ammissione del ragazzo e la promessa di portare loro il proprio complice, ha fatto desistere i tre dal proseguire le sevizie nei suoi confronti, lasciandolo libero di andare.

Sul luogo, nel corso di un accurato sopralluogo, sono stati ritrovati gli strumenti utilizzati per le “torture”. Il remo e la mazza da baseball, nonché la catena usata per cingere il collo del malcapitato ancora appesa all’albero di ulivo.

Nel corso di una perquisizione domiciliare presso l’abitazione del titolare dell’autofficina, è stata rinvenuta una Beretta con relative cartucce, illegalmente detenuta in quanto di proprietà del suocero defunto.  

Gli arrestati, come disposto nell’ordinanza, sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Lucera.

 

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