Smantellata filiera dell'usura tra Foggia e San Severo: 5 arresti

Indagini avviate nel giugno 2010 grazie alla denuncia di una vittima. Applicavano tassi d'interesse su base annua fino al 400% con l'avallo della criminalità organizzata

IL BLITZ | Alle prime luci dell’alba la Polizia di Stato di Foggia e il G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Bari hanno eseguito cinque misure cautelari in carcere, emesse dal G.I.P. di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari, per il reato di usura compiuto con l’aggravante del vincolo associativo mafioso. Sono stati altresì stati effettuati i relativi sequestri di beni mobili ed immobili per oltre tre milioni di euro. L’inchiesta, inoltre, assume particolare rilevanza in quanto fornisce ulteriore riscontro a quel significativo “salto di qualità” compiuto dalla mafia foggiana, già affiorato in recenti indagini concluse dalla D.D.A.

LE INDAGINI | L’indagine ha avuto inizio quando il 10 giugno del 2012 una delle vittime ha fornito delle dichiarazioni spontanee. I primi accertamenti hanno consentito di fare luce sull’esistenza di un gruppo di usurai, indissolubilmente legati alla criminalità organizzata, che con intimidazioni, anche violente, avevano assoggettato numerosi abitanti della zona garganica.

I RAPPORTI CON LA MALA | Si è scoperto che ad essere sottoposti a trattamento economico vessatorio, tipico del reato su cui si discerne, erano almeno cinque persone residenti a Vieste. Il livello delinquenziale, spiegano gli inquirenti, è da considerarsi di primissimo ordine in quanto vede coinvolti direttamente anche personaggi di spicco della criminalità sanseverese come Bocola Antonio e di quella foggiana come Carniola Alessandro e certifica gli strettissimi rapporti degli arrestati con alcuni personaggi della criminalità organizzata delle due città.

LE INTERCETTAZIONI | Il quadro indiziario è stato composto, oltre che dalle dichiarazioni delle vittime, anche dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, dall’acquisizione documentale, supportate da riscontri con servizi tipici di polizia che fornivano elementi di conferma e riscontri oggettivi alle fonti dichiarative. Significativa è risultata essere la predisposizione di attività tecnica di monitoraggio audio video eseguita all’interno dell’officina meccanica di una delle vittime. Nel contesto di queste attività, gli indagati Bocola Antonio e Bocola Massimo, più volte si sono recati nell’officina predisponendo i vari piani di ammortamento e le cifre da chiedere, nonché le minacce da compiere.

LE MINACCE | I tre sopracitati, insieme a Celozzi Vincenzo e Sordilli Salvatore, approfittando dello stato di bisogno delle persone offese, per lo più imprenditori in difficoltà ma anche semplici cittadini, imponevano alla vittime, a fronte dell’erogazione di prestiti in denaro, interessi chiaramente usurari, di poco inferiori al 400% su base annua, accaparrandosi in alcuni casi, anche di alcuni beni delle stesse vittime come automobili ed altre proprietà.

GLI ARRESTI | Il 26 ottobre il GIP presso il Tribunale di Bari, condividendo l’ipotesi accusatoria sostenuta dalla D.D.A, ha emesso cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere. A carico di Celozzi e Carniola, anche il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili, nonché di rapporti bancari e quote societarie. Al fine di assicurare un’efficace azione di aggressione ai sodalizi criminali, parallelamente alle indagini di polizia giudiziaria, gli investigatori del G.I.C.O. del Nucleo pt Bari attuavano complesse indagini patrimoniali volte alla sottrazione dei patrimoni illecitamente accumulati dalla consorteria criminale.

I BENI SEQUESTRATI | Le indagini poste in essere dalla Guardia di Finanza hanno consentito di accertare enormi sproporzioni fra le fonti di reddito degli indagati ed il cospicuo valore dei beni mobili ed immobili nell’effettiva disponibilità degli stessi. In particolare sono stati sottoposti a misura cautelare tre compendi aziendali operanti nel settore dell’edilizia e delle scommesse sportive, tre autovetture, un motociclo, tre unità immobiliari, un terreno, polizze vita e quote sociali. L’intero patrimonio sequestrato è stato affidato ad alcuni amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Bari anche al fine di assicurare il regolare prosieguo delle attività imprenditoriali.

 

 

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