La chiave non va buttata: l'importanza del recupero del detenuto dietro e oltre le sbarre

Il prossimo 28 giugno alle ore 19.00 presso il Laboratorio di Legalità 'Francesco Marcone' si parlerà di carcere e di recupero delle persone che vivono o hanno vissuto l'esperienza della detenzione

E' partito il 22 giugno, con l'appuntamento “Yoga al pomodoro” dedicato a genitori e figli, il cartellone estivo del progetto “Ciascuno cresce solo se sognato: per una filiera equa e solidale del pomodoro”, realizzato dalla Cooperativa Sociale “Pietra di Scarto” di Cerignola, con il sostegno di “Fondazione con il Sud”.

Un ciclo di incontri di approfondimento sulle tematiche affini al progetto - lotta allo sfruttamento e alcaporalato, conoscenza e analisi delle mafie locali, approfondimento critico della filiera del pomodoro,sostegno alle fasce deboli della società come migranti e persone detenute, ma anche laboratori di lettura e non solo per grandi e piccini – che rappresenta un'azione propedeutica e necessaria al raggiungimento degli obiettivi di progetto, puntando a formare una visione olistica del cittadino prima e del consumatore poi.

Il prossimo 28 giugno alle ore 19.00 presso il Laboratorio di Legalità “Francesco Marcone”, bene confiscato alla mafia che la Cooperativa gestisce dal 2010 e cuore pulsante del progetto, si parlerà di carcere e di recupero delle persone che vivono o hanno vissuto l'esperienza della detenzione. Ospiti della serata saranno: Carmelo Cantone (Provveditore Regionale agli Istituti Previdenziali di Puglia e Basilicata) e Pina Mirella Enza Malcangi (Direttore dell'ULEPE di Foggia). A dialogare con loro ci sarà Annalisa Graziano, giornalista e scrittrice, autrice del libro 'Colpevoli. Vita dietro (e oltre) le sbarre'.

“Abbiamo volutamente dato all'incontro un titolo provocatorio – afferma Pietro Fragasso, presidente della“Pietra di Scarto” - Quante volte infatti abbiamo sentito dire :“Mettiamoli in cella e buttiamo la chiave!”, riferendoci ai detenuti, definendo chi sbaglia come perduto per sempre, non più utile a niente e a nessuno.

La nostra esperienza racconta tutt'altro: la persona che sta sanando o ha sanato il suo debito con la società diventa risorsa, ricchezza, potenziale positivo all'interno del contesto cittadino, che grazie ad un percorso educativo e formativo, metta al centro l'indirizzo costituzionale per cui a ciascuno è data una nuova possibilità di vivere costruttivamente la propria esistenza. E' chiaro che perché ciò accada, oltre allo sforzo della persona che ha pagato il suo debito con la giustizia, serve lo sforzo di una collettività che diventi accogliete e pronta a scommettere su di lui. E qui sta la sfida più grande!”

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