VIDEO | ‘La Mafia di Foggia spietata e sconosciuta’, il servizio di Nello Trocchia a ‘Nemo’

Dall’aggressione subita il 27 luglio a Vieste ai casi di lupara bianca, ecco il servizio di Nello Trocchia andato in onda ieri sera nel corso della puntata di ‘Nemo nessuno escluso’

Un frame dal servizio di 'Nemo nessuno escluso'

Ha suscitato preoccupazione e sgomento ‘La mafia di Foggia spietata e sconosciuta’, il servizio del giornalista Nello Trocchia andato in onda ieri sera nel corso della puntata ‘Nemo nessuno escluso’. Come riportato anche su FoggiaToday, il 27 luglio scorso, nel documentare l’omicidio di Omar Trotta avvenuto all’interno dell’Antica Bruschetteria di Vieste, Trocchia era stato aggredito da un uomo.

Nel servizio il giornalista ripercorre la storia della mafia garganica “che più uccide, meno se ne parla”, ricordando la strage d’agosto della stazione di San Marco in Lamis in cui morirono, oltre al boss Mario Luciano Romito e al cognato, anche due agricoltori innocenti, quasi sicuramente per uno scambio di persona.

“Violenta e familistica’ così come sottolineato dall’ex questore Piernicola Silvis, la criminalità foggiana incute timore, per questo non ci sarebbero pentiti e collaboratori di giustizia. Trocchia ha quindi incontrato anche Antonio Niro (da noi intervistato), il collaboratore di giustizia uscito dal programma di protezione che ha aperto il capitolo relativo alla lupara bianca. Commovente l’intervento di Luisa Lapomarda, madre di Francesco D’Armiento, il ragazzo scomparso a Mattinata. Tra le lacrime, “l’ultima parola l’ha avuta per me”.

Nello Trocchia si è quindi spostato a Mattinata dove ha prima constatato la paura della gente di voler riconoscere la mafia in questo territorio o di voler parlare, poi ha raggiunto il sindaco Michele Prencipe e Francesco Scirpoli, arrestato nell'ambito dell'operazione 'Ariete' e "fratello di Libera, segretaria cittadina del Partito Democratico".

Il servizio si è concluso con il capitolo relativo ad Antonio Quitadamo, detto ‘Baffino’, “in carcere perché qualcuno ha rotto il silenzio”. A denunciarlo è stato un cittadino italo-tedesco costretto a trasferirsi in Germania. Dopo aver acquistato casa “nel feudo del boss’, gli era stato chiesto di pagare il pizzo ma “al contrario di molti ha scelto di denunciare”.

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