Mario Luciano Romito, il boss dell'omonimo clan garganico ucciso al terzo tentativo

Nel 2009 e nel 2010 avevano provato ad ucciderlo, senza però riuscirvi. Ieri mattina l’omicidio nei pressi della stazione dismessa di San Marco in Lamis sulla provinciale per Apricena

Mario Luciano Romito

Chi era Mario Luciano Romito, il 50enne di Manfredonia assassinato ieri insieme a suo cognato in un agguato avvenuto presso la stazione dismessa di San Marco in Lamis? Chi avrebbe fortemente voluto la morte del boss dell’omonimo clan? Si è trattato di una risposta ai recenti analoghi e gravi episodi di mafia oppure dell’ennesimo tentativo, il terzo in otto anni, di eliminarlo?

Mario Luciano Romito, un attentato dinamitardo e un agguato

Sì, perché nel 2009 Mario Luciano Romito era stato vittima di un attentato dinamitardo mentre usciva dalla caserma della città sipontina in compagnia di suo fratello Ivan. Rimase ferito dallo scoppio dell’ordigno che i suoi nemici avevano piazzato all’interno di una ruota. Dieci mesi dopo era stato coinvolto in un agguato avvenuto proprio a Manfredonia, in cui perse la vita, invece, l’allora 23enne Michele Romito.

Rapine, l’arresto di Romito nel maggio 2014

Elemento di spicco del clan, un tempo alleato al potente sodalizio mafioso dei Li Bergolis, noto ai più per l'infinita faida che ha insanguinato il territorio del Gargano, nel maggio 2014 per Mario Luciano Romito si erano aperte le porte del carcere di Frosinone. Era stato riconosciuto colpevole con sentenza passata in giudicato, della rapina consumatasi nell'aprile del 1995 ai danni della filiale della Banca Caripuglia di Cerignola, e per la quale fu arrestato nel 1997 nel corso dell'operazione 'Go Kart' dei Carabinieri di Foggia. E di una rapina milionaria avvenuta nel gennaio del 2001 Casale sul Sile, nel Trevigiano, ai danni di un furgone portavalori. 

L’operazione ‘Ariete’, Romito a capo di un’organizzazione criminale

Il 31 ottobre del 2016 era stato arrestato nell’ambito dell’operazione denominata ‘Ariete’ che aveva portato in carcere 19 persone ritenute responsabili a vario titolo di rapine, assalti a portavalori ed estorsioni. Mario Luciano Romito era ritenuto il vertice di questa organizzazione criminale, in cui figuravano elementi di spicco della malavita del Gargano: da Mattinata a Vieste, da Monte Sant’Angelo a San Marco in Lamis, da Manfredonia a Cerignola.

La scarcerazione e l’agguato mortale a San Marco in Lamis

Il boss del clan contrapposto ai Li Bergolis era stato scarcerato sei giorni prima del quadruplice omicidio, in cui, loro malgrado, sono stati coinvolti due agricoltori di San Marco in Lamis, Aurelio e Luigi Luciani, rincorsi e assassinati per aver assistito all'efferato omicidio di mafia. Sorvegliato speciale, gli era stata revocata la patente. Alla guida del maggiolino blu scuro crivellato di colpi di kalashnikov e fucili, c'era il cognato Matteo De Palma, anch’egli brutalmente ammazzato

 

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