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Sabato, 21 Maggio 2022
Salute

Medici in difficoltà: "Siamo stanchi". Nel Foggiano sospesi 80 no-vax: "Ci addolorano molto"

Pierluigi De Paolis, presidente dell’Ordine dei Medici di Foggia, si fa portavoce di una delle categorie messe maggiormente sotto stress in questi due anni di pandemia. L'intervista a FoggiaToday

“La situazione generale, da un punto di vista clinico, non è grave. I pazienti, per la maggior parte, sono vaccinati con due o tre dosi e non manifestano sintomi gravi preoccupanti o tali da avviare procedure di controlli a domicilio o ricovero. Fanno eccezione casi di persone defedate da più malattie (diabetici, cardiopatici, broncopatici o gli anziani). Sono poche le persone che vanno a ricovero, i non vaccinati rischiano maggiormente”. Così parla a FoggiaToday Pierluigi De Paolis, presidente dell’Ordine dei Medici di Foggia, che si fa portavoce di una delle categorie messe maggiormente sotto stress in questi due anni di pandemia. Per tacere delle tante perdite umane – anche in provincia di Foggia –soprattutto durante la prima ondata.

Che momento è quello sta vivendo la figura del medico di base?

“È un momento complicato. Ciò che pesa di più sono gli impegni burocratici che attengono alla definizione di ogni caso. Il che non si riferisce solo alla segnalazione alla Asl per la richiesta di un tampone di conferma di sospetto sintomatico, ma anche alla procedura di certificazione o prosecuzione o fine del periodo di malattia, o alla redazione di un certificato che liberi dall’isolamento. Poi ci sono tutte le informazioni che il paziente ha necessità di ricevere, che sia in isolamento perché positivo o in quarantena perché contatto stretto. Le ultime direttive hanno differenziato i periodi di isolamento e quarantena anche rispetto alle dosi di vaccino ricevute oltre a differenziare vaccinati e non vaccinati. Tutto questo ci condiziona”.

A proposito di direttive, crede sia il caso di semplificare e snellire i protocolli?

“È stata generata una normativa piuttosto articolata che ha generato confusione non solo nell’utenza, ma anche tra i medici stessi. Pensi, l’ultima disposizione che abbiamo ricevuto, probabilmente riepilogativa di tutte le linee guida, è fatta di 75 pagine. E questo non può essere definito un modello snello che aiuti ad avere le idee chiare e a dare risposte in ogni momento a un paziente che ha una condizione diversa rispetto a un altro e ha bisogno di essere indirizzato per quello che è il provvedimento giusto nei suoi confronti”.

Il pre e post pandemia evidenzieranno in maniera plastica la diversa percezione del ruolo del medico di base. Ma è già in atto il cambiamento nel rapporto medico-paziente?

“Non è un momento idilliaco. Sia noi medici che l’utenza siamo abbastanza stanchi. Questa condizione di persistente emergenza acuisce l’insofferenza. Non tutti possiedono lo stesso grado di pazienza e sopportazione delle situazioni. E questo è dettato anche dalla durata di questo momento storico, il che giustifica l’insofferenza generale”.

Un ruolo importante lo ha svolto anche il vaccino.

“Qui bisogna armarsi di tutta la pazienza che si ha e di tutte le possibilità di convincimento che sono relative soprattutto alla nostra cultura rispetto ai vaccini. La storia ci insegna come i vaccini abbiano determinato la scomparsa di malattie letali. Penso al vaiolo, ma ancora di più al vaccino di Sabin (che sviluppò, senza mai registrare il brevetto, uno dei due vaccini contro la poliomelite, ndr), che fu fondamentale per sconfiggere una malattia che mieteva tante vittime anche nel nostro paese. Quello che bisogna fare è cercare di rispondere efficacemente alle false credenze su questo vaccino. Per un medico basta consultare le pubblicazioni scientifiche per diventare titolare di tutte quelle informazioni utili a sconfiggere certe false credenze, come quelle sul vaccino a mrna, che non entra nel dna, ma che viene eliminato dopo aver compiuto il suo compito di attivare il sistema immunitario”.

Da professionista, come si spiega l’ostinazione con cui un no-vax non recede da certe convinzioni anche di fronte alle parole di un esperto e ai dati concreti che gli vengono mostrati, ma magari preferisce affidarsi ad altre fonti meno autorevoli?

“Mi fa piacere dare questa risposta a un rappresentante della vera informazione, che è quella che prima di diffondere una notizia controlla le fonti e le verifica. Oggi, invece, questa pandemia cade in un momento in cui siamo portati a documentarci sui social attraverso dichiarazioni di persone, spesso anonime, che diffondono notizie di cui non si è verificata alcuna veridicità”.

Si può, dunque, sostenere che la pandemia sia arrivata nel periodo sbagliato? Senza i social sarebbe stato diverso?

“Non direi. La diffusione di notizie false c’è sempre stata. Penso a Orson Welles, autore dello sceneggiato radiofonico ‘The war of the worlds’ durante il quale annunciò lo sbarco dei marziani sulla Terra. La notizia, condita di particolari (ovviamente inventati) terrorizzò il Paese. Era il 1938. Io credo che i social siano importantissimi, ma celano grossi rischi se li si utilizza in maniera sbagliata”.

A proposito di no-vax, quanti casi di medici non vaccinati sono stati rilevati?

“L’Ordine dei medici ha proceduto a ratificare la sospensione di circa 80 medici (chirurghi e odontoiatri), un quantitativo ragguardevole, circa il 2% degli iscritti. Stiamo valutando i nuovi flussi in arrivo sia attraverso la federazione, sia mediante le singole regioni che leggono le piattaforme sulle quali vengono registrate le vaccinazioni eseguite e le confrontano con gli elenchi nominativi degli iscritti ai singoli albi. Procederemo con altre richieste di regolarizzazione della propria posizione”.

Qual è stata la sua reazione di fronte a questi numeri?

“Ci addolorano molto. Perché ritengo che ci possano essere delle motivazioni personali nei medici anziani che non esercitano la professione e che per problemi di fragilità decidono di non vaccinarsi. Non giustifico altre situazioni: un medico chirurgo o odontoiatra non può esercitare la professione in maniera efficace se ha queste riserve”.

Tra questi 80 ci sono, però, stati dei ravvedimenti.

“Circa un terzo dei medici sospesi si sono poi vaccinati. La riammissione può essere applicata solo dopo che hanno ricevuto almeno due dosi. Per ora abbiamo riammesso circa una ventina di medici”.

In conclusione, auspicando una fine prossima della pandemia, come va pensata la figura del medico di base nel futuro?

“Il futuro ce lo ha insegnato proprio questa emergenza. La pandemia ci ha detto chiaramente che un medico non può fronteggiare da solo situazioni di difficoltà come questa o come altre che potrebbero verificarsi. Non si può proseguire con una organizzazione in forma singola, senza le forze umane necessarie per gestire efficacemente un ambulatorio per quelle che sono le richieste di accesso o di informazione sul proprio stato di salute. Stiamo verificando che i medici che resistono sono quelli che hanno organizzazione che prevede la presenza di un collaboratore amministrativo e quelli che hanno anche un infermiere dedicato. Il futuro della medicina generale è legato solo a una organizzazione di studio che permetta di affrontare efficacemente le istanze e i bisogni di salute dell’utenza, che – gioco forza – sono cambiati a causa di questa pandemia”.

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