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Immagine di repertorio

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Protesi di anca, ginocchio e spalla: l’Ospedale Casa Sollievo e la clinica S. Francesco tra le eccellenze in Puglia

Nell’ospedale di San Giovanni Rotondo effettuati 219 interventi di protesi di anca e 30 di protesi di spalla. La clinica di Foggia tra le 5 strutture pugliesi a effettuare interventi di protesi al ginocchio (223)

Solo il 37% delle strutture italiane accreditate rispetta entrambe le soglie minime fissate dalle autorità ministeriali per quanto riguarda gli interventi per frattura del collo del femore“Per essere in linea, gli ospedali devono eseguire non meno di 75 operazioni l'anno di cui almeno il 60% entro 48 ore dal ricovero”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del Comitato Scientifico di www.doveecomemicuro.it. Volumi annuali e tempestività, infatti, sono i parametri in grado di incidere maggiormente sugli esiti delle cure. “Gli ospedali che effettuano più operazioni per frattura del collo del femore, in base alle evidenze scientifiche, sono quelli che vantano risultati migliori in termini di sopravvivenza a lungo termine”, conferma Francesco Traina, Direttore della Struttura Complessa di Ortopedia e Chirurgia Protesica dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. “D'altra parte, non si può prescindere dal rispetto del timing. Gli studi, infatti, dicono che prima s’interviene e più si riducono le possibili complicanze, come l'embolia polmonare e l'infarto del miocardio. A causa dell'urgenza, quindi, questo tipo di operazione si svolge generalmente nell'ospedale territoriale di competenza”.

Sempre più strutture rispettano il timing

C'è un dato positivo che riguarda gli interventi per frattura del collo del femore sopra i 65 anni: gli ospedali che eseguono almeno il 60% delle operazioni entro 48 ore dal ricovero sono aumentati notevolmente passando dal 31% nel 2010 al 58% nel 2016 (PNE 2017). “L'obiettivo è arrivare al 100%”, commenta Francesco Traina. “Studi recenti invitano a intervenire addirittura entro 24 ore. Purtroppo, alla base di una frattura del collo del femore in età avanzata può esserci un disequilibrio organico tale che pazienti particolarmente fragili, anche se trattati in maniera idonea e in tempi rapidi, possono non sopravvivere a lungo. La mortalità a 30 giorni dall'intervento, infatti, si aggira intorno al 6%, un dato piuttosto alto”.

Fondamentale la riabilitazione post intervento

Per questi pazienti andrebbe scongiurata la costrizione a letto per periodi prolungati perché può scatenare la cosiddetta “sindrome d'allettamento”, cioè l'aggravarsi di patologie preesistenti precedentemente ben compensate. In questo contesto, risulta essenziale la riabilitazione. “Questa viene iniziata nell'ospedale in cui si esegue l'intervento, ma poi va continuata in un centro riabilitativo di lunga degenza. E qui entra in gioco la rete territoriale di assistenza: ormai tutte le Regioni, con differenze tra una e l'altra, ospitano questo genere di strutture. In alcune aree, però, le attese sono eccessivamente lunghe. Sarebbe auspicabile, quindi, un intervento della politica per migliorare la continuità assistenziale”.

Fotografia della realtà italiana

Quante sono e come sono distribuite le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano interventi chirurgici per frattura del collo del femore, protesi d'anca, protesi di ginocchio e protesi di spalla?

Gli ospedali che effettuano interventi chirurgici per frattura del collo del femore sono 590: il 43% si trova al nord, il 23% al centro e il 34% al sud. Della totalità dei ricoveri eseguiti il 46% è stato effettuato al nord, il 24% al centro e il 30% al sud.

Gli ospedali che eseguono interventi chirurgici per protesi d'anca sono 731: il 44% si trova al nord, il 24% al centro e il 32% al sud. Della totalità degli interventi eseguiti il 58% è stato effettuato al nord, il 23% al centro e il 19% al sud.

Le strutture che effettuano interventi chirurgici di protesi di ginocchio sono 684: il 45% si trova al nord, il 24% al centro e il 31% al sud. Della totalità degli interventi eseguiti il 55% è stato effettuato al nord, il 24% al centro e il 21% al sud.

I centri che eseguono interventi chirurgici di protesi di spalla sono 440: il 54% si trova al nord, il 24% al centro e il 22% al sud. Della totalità degli interventi eseguiti il 57% è stato effettuato al nord, il 26% al centro e il 17% al sud.

Distribuzione dei centri in linea con gli standard

Le due soglie fissate dalle autorità ministeriali per valutare le strutture accreditate per eseguire operazioni per frattura del collo del femore sono: minimo 75 interventi in un anno di cui almeno il 60% eseguiti entro 48 ore dal ricovero. I centri italiani accreditati che rispettano entrambi questi valori sono il 37%: il 53% è situato al nord, il 24% al centro e il 23% al sud.

Interventi chirurgici di protesi di anca

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 42. Tra le 5 strutture che in Puglia effettuano un maggior numero di interventi c’è l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dove sono stati effettuati 219 interventi. Il 18,9% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni. L’ 81,1% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione. Il 5,4% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici di protesi di ginocchio

Per quanto riguarda gli interventi chirurgici di protesi al ginocchio sono 40 le strutture pubbliche o private accreditate. Tra le 5 strutture in Puglia c’è anche la Casa di Cura Nuova San Francesco di Foggia, con ben 223 interventi effettuati. Il 29,8% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni. Il 70,2% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione. Il 9% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici di protesi di spalla

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 24. Anche in questo caso l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza si conferma tra le eccellenze pugliesi con 30 interventi effettuati. Il 24,5% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni. Il 75,5% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione. Il 13,4% di interventi eseguiti su non residenti.

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