Venerdì, 30 Luglio 2021
Salute

"Sul crinale tra vita e morte" l'invenzione del ginecologo Belpiede: è la fascia che previene le emorragie post-partum

Il presidio medico perfezionato dal ginecologo Antonio Belpiede, di Cerignola, già primario nell'ospedale di Barletta, può prevenire l’insorgenza del fenomeno, prima causa di morte materna. MetraBelt sarà disponibile nelle farmacie

Antonio Belpiede

“Quando si verifica una emorragia post partum si creano situazioni da far tremare le gambe. Ci ritrova davvero sul crinale tra vita e morte”. Un’immagine diretta con la quale Antonio Belpiede sintetizza quello che è l’incubo più nero per chi opera in sala parto, ad oggi la prima causa di morte materna.

Ed è per questo che, per tutta la sua carriera, il ginecologo di Cerignola, già primario negli ospedali di Canosa di Puglia e Barletta, ha studiato e perfezionato una particolare fasciatura che può prevenire o limitare l’insorgenza del fenomeno.

Questo presidio è stato brevettato, approvato dalla comunità scientifica e sarà ora commercializzato attraverso la Ri.Mos, azienda leader nel settore con esportazioni in 90 paesi del mondo. ‘MetraBelt’, questo il suo nome, sarà presto disponibile in libera vendita nelle farmacia.

Si tratta di una fascia in tessuto elastico, studiata nelle dimensioni e nell’effetto tensore, che rispetta e favorisce la corretta contrazione dell’utero, agevolando il lavoro dei legamenti rotondi. L’uso della fascia può evitare la compressione manuale e un massaggio uterino prolungato, contrasta il rilassamento e l’atonia del muscolo uterino, aiuta il lavoro dei legamenti rotondi e del sistema miofasciale nella ridistribuzione delle forze tensive.

MetraBelt unisce i saperi delle vecchie ostetriche e levatrici alle consapevolezze della scienza. “Ho conosciuto questa tecnica all’inizio della mia carriera, osservando il lavoro di Linda, una ostetrica di grande esperienza ed empatia. Io giovane medico ero rimasto colpito da quell’espediente tanto semplice eppure così efficace e ho deciso di farlo mio. Linda, come mi spiegò, aveva imparato quella tecnica da un medico condotto di Matera, che a sua volta l’aveva appresa chissà come”. La storia si perde nei ricordi e nei racconti.

“Quella fasciatura mi aveva impressionato perché la ritenevo più intelligente ed efficace rispetto alle procedure che si utilizzavano 40 anni fa, quando alle partorienti si applicavano borse con ghiaccio o piombini per comprimere l’utero, che lo ‘schiacciavano’ non favorendone il ritorno nella posizione ottimale. Per lo stesso motivo andrebbero evitate anche le varie guaine elastiche e panciere post-parto”.

Da quel momento, Belpiede ha iniziato ad interrogarsi sul perché quella fasciatura aiutasse le partorienti: “Ho iniziato a rivedere tutti gli studi degli anatomisti di inizio secolo, integrando la ricerca con gli studi più recenti di osteopati e le risultanze di risonanze magnetiche. Grazie allo studio dei tessuti si è ormai concordi che i legamenti rotondi, a dispetto del nome, sono muscoli. E la loro contrazione aiuta l’utero a portarsi in avanti, collegandolo a tutta la muscolatura addominale e dorsale, al ‘core’ degli osteopati, allo psoas, al muscolo dell’anima. Questa contrazione va sostenuta e facilitata”.

Su questa convinzione è stata brevettata MetraBelt. Una fascia che, come le levatrici di un tempo, Belpiede ha utilizzato nel corso della sua carriera “soprattutto nelle donne con obesità o che avevano subito nel tempo più cesari ed erano quindi più esposte al rischio di emorragia per il rilassamento dell’utero”. I suoi 5 anni di lavoro a Barletta, fino al 2018, sono stati sintetizzati in uno studio: su 6mila parti è stata utilizzata la fasciatura in 170 casi, quelli più difficili.

“Il risultato? Solo 9 donne hanno avuto trasfusioni di sangue importanti (4 o più sacche, secondo indicatori dell’Istituto Superiore della Sanità) e solo in una circostanza è stato necessario il ricorso all’isterectomia, ovvero asportazione dell’utero, per salvare la vita alla mamma. Sono numeri inferiori, cioè migliori, rispetto a quelli della media italiana ed europea”, spiega.

“Ho potuto aiutare le partorienti, oltre che con la terapia farmacologica - utilissima e necessaria - anche con una compressione meccanica dell’utero molto semplice e non invasiva. Importantissimi anche i risultati in caso di emorragia lieve che, attraverso la fasciatura, regredisce o non peggiora. Certo ho visto, nel corso degli anni, qualche sguardo di derisione mentre applicavo la fascia, ma ‘per fare ricerca bisogna sentirsi stupidi’”, continua Belpiede.

Lui non rise quando vide l’ostetrica Linda applicare la fascia su una neomamma. Anzi, ne ha appreso  e perfezionato la tecnica. Il suo obiettivo è quello di promuovere la MetraBelt anche in via preventiva: “Le emorragie post-partum sono improvvise o peggio silenti: si manifestano quando la situazione è già grave o compromessa. Si gioca tutto nella prima ora (l’ora d’oro, dicono i medici), dell’emorragia post partum. Avere insieme ai farmaci, che non ho mai rinnegato, anche la possibilità di una compressione meccanica continua, che sostituisce il massaggio manuale, può fare davvero la differenza”, conclude.

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