Rizzi ricorda Lioce, ex sindaco di Troia e primo presidente del Consiglio provinciale

“E’ doloroso, per me, prendere atto di questo improvviso ‘vuoto’, di questa assenza che ritengo realmente incolmabile”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Con dolore e nostalgia ricordo la scomparsa, avvenuta qualche giorno fa, del compagno Leonardo Lioce, primo presidente del Consiglio Provinciale che ha rappresentato con dignità e capacità il massimo consesso amministrativo di Capitanata, rivestendo inoltre la carica di responsabile dell'Agenzia Provinciale per i rapporti con l'Estero.

Il battesimo di Lioce ebbe un padrino d'eccezione: Pasqualino Pasqualicchio,  comunista, medico rivoluzionario. “Nardino”, come tutti lo chiamavano, era sempre in prima fila a dirigere le lotte dei lavoratori. Gli piaceva raccontare le sue prime esperienze politiche quando, nel 1943, insieme a Pasqualicchio animarono le lotte contro fascisti e tedeschi cacciandoli da Troia.

Ex sindaco di Troia, eletto nel 1978 alla carica di primo cittadino, fu primo comunista della storia a governare la comunità troiana. Nel corso della sua vita ha pubblicato vari libri tra cui ricordiamo "Classi Sociali e Lotte Contadine a Troia" (1990), “Troia e la storia dei Comunisti Italiani" (2001), "Sovietosauro, cittadino sovietico e cittadino ebreo?" (2004), "Zone interne, territorio e le Comunità Mondane" (2004), "Avvenimenti storici" (2006), "Questione dell'acqua e cenni sulla sanità" (2006) per finire con il suo ultimo lavoro del 2013 il cui titolo sintetizzava perfettamente i tratti salienti della sua personalità e del suo impegno: “La politica per passione”.

E’ doloroso, per me, prendere atto di questo improvviso ‘vuoto’, di questa assenza che ritengo realmente incolmabile: per me che, insieme ai compagni di Troia, sono cresciuto in quell’ambiente di lotta e di giustizia che ha costituito la storia della Sinistra troiana, di cui Leonardo fu capo indiscusso e – per certi versi – padre morale  e politico.

Protagonista di una politica diversa, forse di altri tempi, concentrata nello sforzo di realizzare quell’Italia ‘migliore’ (in termini di diritti civili e di giustizia sociale) che ancora oggi molti di noi vedono come una meta ancora troppo lontana, ci ha lasciato uno dei migliori oratori e dei più accaniti difensori dei diritti dei più deboli, dei lavoratori, delle minoranze.

Dirigente sindacale sin dal 1946, formatosi durante le lotte sociali per il lavoro, per la riforma agraria e per l’emancipazione dei lavoratori, fin da giovanissimo aderente del Partito Comunista Italiano, Leonardo è stato senza dubbio un uomo che ha segnato profondamente – con il proprio agire - la vita civile, sociale, comunitaria del suo territorio. La correttezza, la galanteria erano i tratti maggiormente caratterizzanti i suoi interventi ed il suo impegno, insieme ad una determinazione ferma e costante che è il più evidente attributo di chi ha ben chiaro dove stiano i torti e le ragioni, chi siano i forti e chi siano – invece - i deboli, con la ferrea volontà di tutelare questi ultimi e di promuovere – grazie alle proprie capacità e nei limiti del contesto politico  generale - quegli ideali di giustizia ed uguaglianza a cui la Sinistra si ispira.

Ci mancherai molto, caro Leonardo.

A noi che ti conoscevamo mancherà la tua impeccabile eleganza, l’acume delle tue analisi, il coraggio delle tue idee e la forza e la coerenza  intellettuale con cui le portavi avanti. Chi non ti conosceva perde, invece, uno strenuo difensore dei diritti dei più deboli e della democrazia.

Di te custodirò memorie indelebili. Non potrò mai dimenticare una delle mie prime partecipazioni ad una manifestazione del Primo Maggio (quando avevo appena 6 anni) in cui ebbi modo di assistere al tuo intervento appassionato: in quella occasione subito apparisti a me, che ero solo un bambino, come il leader inattaccabile che difende e rivendica i diritti dei più deboli.

Come pure ricordo la tua partecipazione emotiva nella celebrazione laica dei funerali dell’On. Pasqualicchio così come ho impresse le immagini della vittoria alle elezioni comunali del 1978, quando tutti i compagni di Troia ci ritrovammo nella sezione del partito comunista (locale acquistato grazie ai sacrifici di tante e tanti lavoratori) piangendo dalla commozione.  Così come quando, all’inizio degli anni ’90 accompagnavamo un giovanissimo Nichi Vendola a fare campagna elettorale nei più sperduti paesini dell’appennino dauno,  facendo conoscere a tutti questo giovane e promettente parlamentare della Sinistra.  

Sappi che onoreremo, ed onorerò, il tuo ricordo ogni giorno, sforzandomi di dimostrarmi sempre degno della tua eredità morale e della tua onestà politica. Se anche i nostri percorsi politici si sono separati, i nostri ideali sono rimasti saldamente gli stessi di sempre. Ti sia lieve la terra:  quella terra per la cui emancipazione hai sempre lottato e che hai consacrato con il tuo impegno di combattente per la giustizia e per la libertà. 


 

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