Giovedì, 17 Giugno 2021
Economia

Così il matrimonio non s'ha da fare

Futuri sposi, operatori del wedding, titolari di sale ricevimenti e invitati sul piede di guerra. Green pass mette a rischio l'organizzazione degli eventi autorizzati dal 15 giugno di quest'anno in poi. Manca il numero massimo dei partecipanti.

Foto di repertorio da Brindisi Report

Sui gruppi Whatsapp e sui social, da ieri chat e bacheche ribollono di commenti in merito alla ripresa di feste e ricevimenti successivi a cerimonie civili o religiose, tra cui i matrimoni.

Conditio sine qua non per la ripartenza fissata dal nuovo decreto legge per il 15 giugno, sarà il possesso della 'certificazione verde' che servirà agli invitati per dimostrare di essere vaccinati con la doppia dose o con il vaccino Johnson e Johnson, di essere guariti dall'infezione da Covid-19 o ancora di essere risultati negativi a un tampone nelle 48 ore che precedono l'evento. 

Sul numero dei partecipanti non vi sono ancora indicazioni da parte del comitato tecnico-scientifico. Questa incertezza, ma anzitutto l’autorizzazione allo svolgimento dei matrimoni in sala con il green pass, ha destabilizzato i futuri sposi e fatto insorgere gli invitati, che qualora decidessero di prendere parte all’evento ma non avessero mai contratto il virus - quindi mai guariti - men che meno il doppio vaccino, si vedrebbero costretti a sostenere una spesa ulteriore di circa 50-60 euro per effettuare un test molecolare. 

Al Sud e in Puglia, dove l'organizzazione di un matrimonio richiede almeno un anno di tempo e comporta un investimento oneroso da parte delle coppie che si aggira complessivamente intorno ai 150-200 euro a invitato, il tema della ripresa legato alla spesa ulteriore del test dei tamponi, è particolarmente sentito.

Peraltro non è l'unico aspetto ad aver destato sconcerto e preoccupazione. C'è chi come Stefania Arrigoni, fondatore di Assowedding, fa notare che i camerieri, gli operatori del catering e chi fa animazione, non avrebbe l’età per il vaccino.

Questo clima di incertezza starebbe spingendo molte coppie a rimandare ancora una volta l’evento al 2022 o a rinunciarvi del tutto a costo di rimetterci la caparra versata al momento della stipula del contratto con la sala ricevimenti. C’è chi ha ristretto il campo degli invitati, chi si sposerà e rinuncerà ai festeggiamenti.

Sul web non si placano le polemiche. “Non andrò più ai matrimoni”. “Ci sposeremo lo stesso senza festeggiare”. “Però nei ristoranti e negli alberghi si potrà mangiare tutti insieme”. “Mi sembra una buona scusa per non andare ai matrimoni”. “Il costo del tampone sarà detratto dalla busta”

Per la Federmep si tratta di “una scelta insensata e scellerata che di fatto chiude la nostra principale stagione lavorativa ancor prima di aprirla. Ripartire così si può tradurre banalmente con un invito agli sposi a rinviare per l’ennesima volta le nozze, come sta già accadendo in questi minuti. Con conseguenze devastanti per gli operatori economici del nostro settore. Hanno deciso che siamo noi gli untori, negando la realtà: una realtà che parla di banchetti mascherati da pranzi al ristorante, di feste vip che si sono tenute e si terranno, di concerti con migliaia di persone. Il problema, secondo gli scienziati e i governanti, sono i nostri eventi. Il problema, secondo noi, è il loro distacco dalla realtà. Ci tengono fermi per altri mesi? Stanzino fondi adeguati o possono scordarsi ogni scadenza fiscale. Abbiamo proposto protocolli di sicurezza e piani di riaperture progressive; abbiamo messo a garanzia la nostra professionalità e dato la nostra disponibilità a trovare una soluzione in grado di conciliare le esigenze sanitarie con quelle degli operatori economici e degli sposi. In Francia, in Spagna, in Portogallo i matrimoni sono già consentiti, qui si rimanda di un mese. Ci fa male dirlo, perché il nostro lavoro è anche valorizzazione delle eccellenze italiane, ma oggi ci rammarichiamo di non essere francesi, spagnoli o portoghesi.

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