Trasferiti e senza stipendio, lavoratori in protesta al Cara di Borgo Mezzanone. "Che fine faremo?"

Chiesto incontro urgente al Prefetto. La Fisascat CISL, insieme a FP CGIL e UILTuCS UIL, ha nuovamente dichiarato lo stato di agitazione nei confronti della Coop. Badia Grande

“Siamo davvero molto preoccupati per il destino dei lavoratori delle aziende che gestiscono i servizi principali all’interno del Centro di Accoglienza Rifugiati politici di Borgo Mezzanone.” E’ Angelo Sgobbo, Segretario Generale della Fisascat CISL di Foggia, a lanciare l’allarme. “La posizione dei lavoratori è al collasso, perché alla continua riduzione degli ospiti del campo a causa degli ultimi decreti del Ministro Salvini, oggi solo 132, all’incertezza sul futuro occupazionale di chi è impegnato presso le aziende dei servizi di accoglienza, refezione e pulizie dopo l’annunciata chiusura del centro entro fine 2019, ai primi trasferimenti operati dalla Badia Grande che detiene il servizio di accoglienza, si aggiunge anche il mancato pagamento degli stipendi dell’azienda che nei mesi passati ha pagato solo acconti ai propri dipendenti e che è in arretrato delle mensilità di febbraio e marzo" sottolinea con rammarico Angelo Sgobbo". Al danno quindi, si aggiunge anche la beffa.

Ed è per questa ragione che la Fisascat CISL, insieme a FP CGIL e UILTuCS UIL, ha nuovamente dichiarato lo stato di agitazione nei confronti della Coop. Badia Grande, chiedendo un incontro al Prefetto che in questo particolare momento non è solo mediatore della procedura di raffreddamento aperta dai sindacati, ma è anche Committente dell’importante funzione di accoglienza dei migranti e di sicurezza del territorio.” “Credo che le Istituzioni debbano intervenire a tutela dei livelli occupazionali - afferma Carla Costantino, Segretario Generale della CISL di Foggia - E’ giusto garantire i livelli di sicurezza e di tenuta sociale, è giusto tutelare il territorio, ma è altrettanto giusto salvaguardare il posto di lavoro di chi da decenni garantisce servizi professionali qualificati. Parliamo di famiglie monoreddito coinvolte in questa vertenza dolorosa e preoccupante, cui appartengono lavoratori che corrono seriamente il rischio di perdere il posto e che non meritano di essere vittime incolpevoli del loro destino.”

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