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Misteri e ombre sull'incidente della nave 'Eden V', il relitto che da 34 anni giace sulla costa di Lesina

La tanto affascinante quanto misteriosa storia della motonave Eden V, adagiata sulla spiaggia di Marina di Lesina, ha inizio 34 anni fa quando, secondo la versione ufficiale, rimane incagliata sul fondale della costa garganica. E resta lì…per 34 anni

E’ il 16 dicembre 1988, il mare è a forza 8 e c'è un vento forte che proviene da nord. La chiglia della Eden V, nave di fattura giapponese, si avvicina troppo ai bassi fondali di Lesina e si incaglia. Secondo il giornale di bordo, la motonave proveniva da Beirut ed era diretta in Jugoslavia. Ma stranamente si trovava in prossimità delle coste garganiche.

Dai documenti trovati a bordo - che non riportano i precedenti viaggi che il natante aveva compiuto prima di quel giorno - si scoprirà che tra l’equipaggio ci sono nomi noti alle forze dell’ordine per “traffico di droga a mezzo natanti”, compreso il comandante. Tuttavia, quando a una settimana dall'incidente la guardia di finanza avvia la perquisizione della motonave, trova i locali completamente vuoti. Si scoprirà che la stessa nave risultava affondata altre tre volte, ma con nomi diversi.

Il sospetto più fondato è che la Eden V trasportasse illegalmente rifiuti tossici e che i fondali del Gargano siano stati utilizzati come discarica marina, ma tale teoria non è mai stata accertata. Alla fine si stabilì che il naufragio era stato causato dal maltempo. La stiva vuota non fu allagata perché le pompe erano fuori uso, ma ci fu il sospetto che la nave trasportasse qualcosa di cui si era disfatta poco prima e che, per via dell'alleggerimento del presunto carico, non fu in grado di mantenere la rotta a causa del mare forza 8, finendo sulla spiaggia di Marina di Lesina.

Nel 2006 fu bandita una gara d’appalto per lo smantellamento e la rimozione del relitto. Iniziarono i lavori ma la ditta incaricata fallì dopo un anno e tutto si fermò. Furono stanziati altri fondi ma risultarono insufficienti per portare a termine l’operazione. Nel 2013 intervienne anche il Parco Nazionale del Gargano e un anno dopo le operazioni di rimozione continuarono lasciando solo lo scafo insabbiato. Oggi si è ripreso a parlare della rimozione definitiva di ciò che resta di quel natante misterioso.

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