Lo Stato colpisce il "portafogli" di Salvatore Di Summa: sequestrati beni per 400mila euro

Operazione congiunta di polizia e guardia di finanza, ai sensi della normativa antimafia. Setacciata l'intera cittadina dell'alto Tavoliere: controllate 13 persone vicine al clan Di Summa, sequestrato stupefacente e una bomba carta

Maxi-sequestro di beni a carico di Salvatore Di Summa, 48enne di Poggio Imperiale, ritenuto dagli inquirenti un personaggio centrale della criminalità locale, già sottoposto alla sorveglianza speciale ed esponente di spicco dell’omonimo clan.

Maxi-sequestro di beni per oltre 400mila euro

La polizia e la guardia di finanza hanno aggredito il “portafogli” di Di Summa per oltre 400mila euro - il valore di tre appartamenti di pregio e altrettanti rapporti bancari -  ai sensi della normativa antimafia, che intende “aggredire” patrimoni e disponibilità finanziarie dei soggetti riferibili, direttamente o indirettamente, alle organizzazioni criminali, per neutralizzarne la capacità di infiltrazione nell’economia legale. L’attività rientra nell’ambito dell’operazione “Ouverture”, messa a segno all’alba del 15 settembre, a Poggio Imperiale, quando i militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Bari ed agenti della questura di Foggia hanno proceduto all’esecuzione del provvedimento disposto dal Tribunale di Foggia.

Il video dell'operazione

Al setaccio Poggio Imperiale, sequestrata bomba carta

Nell’ambito della stessa attività, polizia e fiamme gialle, servendosi anche di unità cinofile e di due elicotteri hanno setacciato l’intera zona di Poggio Imperiale effettuando perquisizioni domiciliari e personali a carico di 13 soggetti ritenuti vicini al clan Di Summa, soggetto egli stesso di perquisizione. Durante tale attività, è stato recuperato un ordigno rudimentale (una bomba carta del tutto simile a quelle utilizzate per mettere a segno atti intimidatori) e 130 grammi di marijuana sequestrata a carico di ignoti.

Alto Tavoliere al "setaccio" delle forze dell'ordine

L’attività è figlia di quel potenziamento del controllo del territorio reso necessario alla luce degli ultimi gravi fatti di sangue verificati proprio nell’area dell’Alto Tavoliere, ovvero il duplice omicidio avvenuto nella zona industriale di Apricena, dove furono assassinati, nel giugno scorso, il 43enne Antonio Ferrelli e il 54enne Antonio Petrella, e il quadruplice omicidio avvenuto tra Apricena e San Marco in Lamis, dove lo scorso 9 agosto furono uccisi il boss Mario Luciano Romito, suo cognato Matteo De Palma e i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, i due agricoltori di San Marco in Lamis scambiati dai sicari per due fedelissimi del capoclan di Manfredonia. “Quella di Poggio Imperiale e dell’Alto Tavoliere è un’area particolarmente sensibile in questo momento, sulla quale, però, lo Stato ha acceso un faro”, ha spiegato il questore di Foggia, Mario Della Cioppa. Dalla strage di San Marco ad oggi, i controlli massivi delle forze dell’ordine si stanno susseguendo in tutta la Capitanata. “Sul fronte delle indagini relative alla strage del 9 agosto stiamo lavorando con il più stretto riserbo; abbiamo la massima attenzione della Direzione Distrettuale Antimafia”.

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