Antonio Cinquesanti tornerà a curare i piccoli della Rianimazione Pediatrica, Ospedali Riuniti condannati: "Demansionamento illegittimo"

Così il Tribunale di Foggia nella sentenza pronunciata ieri sulla vertenza avviata dal responsabile della Struttura semplice di ‘Rianimazione Pediatrica’ degli OO.RR. L'avvocato Sorace: "Si restituisce alla comunità servizio importante"

Il demansionamento era illegittimo. Per questo motivo gli Ospedali Riuniti di Foggia dovranno risarcire un loro dirigente medico, il dottor Antonio Cinquesanti, reintegrandolo immediatamente nelle sue funzioni (come da contratto) ed erogandogli 18mila euro per il danno subito. La parte soccombente dovrà farsi carico anche delle spese di giudizio. Così il Tribunale di Foggia nella sentenza pronunciata ieri dal giudice Severino Antonucci sulla vertenza avviata nei confronti dell’azienda ospedaliera dal responsabile della Struttura semplice di ‘Rianimazione Pediatrica’ degli OO.RR., Antonio Cinquesanti.

L’azione giudiziaria risale al 2017, quando ildirigente medico si è rivolto al Tribunale per vedersi riconoscere l’illegittimità del demansionamento (di fatto) della sua professionalità. Dal 2007 Cinquesanti è, infatti, dirigente responsabile della Struttura semplice di Rianimazione Pediatrica degli Ospedali Riuniti (articolazione interna della Struttura complessa di Anestesia e Rianimazione), un unicum nel Foggiano e in Puglia (per trovarne una simile bisogna andare a Napoli o ad Ancona). Incarico confermato dalla Direzione Generale tanto nel 2009 quanto nel 2016. all’esito di verifiche intermedie, risultate positive.

Senonché  - è riconosciuto nella sentenza di ieri-, “da giugno 2016 il ricorrente veniva inserito nei turni della guardia anestesiologica nelle varie sale operatorie e non più in quelli della rianimazione pediatrica”. Ancora oggi. Nonostante sul contratto individuale non sia intervenuta alcuna revoca. E però, “il merito della scelta organizzativa – scrive il giudice- non può scavalcare l’impegno bilaterale assunto con il contratto sopra richiamato”. E ancora: “La difesa della resistente non contesta che tutte le valutazioni professionali del ricorrente connesse all’incarico siano state positive; sicché non si individua alcuna ragione giustificativa della decisione del direttore generale della struttura complessa di utilizzare il ricorrente, da giugno 2016, esclusivamente in sala operatoria”, “così depauperando la professionalità dell’attore” scrive ancora Antonucci, “con ricadute nella sfera personale e professionale dell’atto, anche nei rapporti di tipo sociale e relazionale”.

Cinquesanti dovrà tornare, dunque, al suo posto. E’ suo legale, l’avvocato Luigi Sorace, a spiegare a Foggiatoday il valore ‘pubblico’ della sentenza. “Non si tratta di una semplice vertenza di lavoro – spiega Sorace-. Per tre anni gli Ospedali Riuniti hanno reso monca una struttura, la Rianimazione Pediatrica appunto, unica nel suo genere da queste parti e, più in generale, nel Sud Italia, e che era un fiore all’occhiello del Policlinico foggiano. Per trovarne una simile bisogna andare a Napoli e ad Ancona. Parliamo di salvare la vita ai bambini. Questo è il lavoro di Cinquesanti”.

Nel ricorso è scritto a chiare lettere come “oltre la metà dei pazienti pediatrici ricoverati annualmente presso la Struttura Semplice di Foggia provengono dalle varie province pugliesi. Il Dott. Cinquesanti era un punto di riferimento per famiglie ed associazioni di genitori con bambini disabili affetti da patologie croniche di tipo genetico, respiratorio, cardiaco, neuromuscolare. Le stesse hanno più volte espresso il loro disappunto per l’allontanamento di Cinquesanti, sia verbalmente che per iscritto direttamente alla Direzione Aziendale”.

Assenza che avrebbe avuto riflessi non solo sulla professionalità dell’uomo, ma sui numeri stessi degli Ospedali Riuniti: “Si fa notare – è scritto sempre nel ricorso- che il numero di ricoveri pediatrici, attestantesi negli anni, in cui il ricorrente svolgeva le mansioni di responsabile della struttura pediatrica di rianimazione, in un intervallo tra i 50 ed i 60 pazienti/anno, si è drasticamente ridotto a meno della metà (24 pazienti) dal 1° giugno 2016 (cioè da quando il ricorrente è stato allontanato) ad oggi”.

“Con questa sentenza, dunque – conclude Sorace- si restituisce alla nostra comunità un servizio ed una figura professionale di fondamentale importanza per famiglie e piccoli pazienti”.

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