Luminarie ancora spente, a Foggia anche il Natale è da ultimo posto

Per le luci i commercianti si sono autotassati di 110 euro. Avrebbero dovuto accendersi il 7 dicembre. Sono stati stanziati 36mila euro per un mese di fornitura elettrica. Insorge la Confcommercio

Corso Vittorio Emanuele

A Roma il sindaco Alemanno “accende il Natale” con l’LIPU, tra hi-tech e irrealtà virtuale; a Savignano sul Rubicone (Cesena) sperimentano luci innovative ed ecologiche; a Bari montano le luminarie sui palazzi storici. Dal nord al sud dell’Italia è tutto uno scintillio di luci e colori per salutare e festeggiare l’arrivo del Natale. Perché, seppur in tempi di crisi, non c’è spread o tassa che tenga: il Natale è sempre il Natale. E va festeggiato. Innanzitutto con le tradizionali luminarie, che accendono le vie delle città e scaldano il cuore, invogliando alla festa. Ma c’è un punto dello stivale in cui il Natale resta spento, freddo, difficile da sentire e percepire. Accade a Foggia

La centralissima Corso Giannone, la storica  via Arpi, Corso Vittorio Emanuele con la sua isola pedonale, quando il countdown è già partito (siamo al 15 dicembre) restano ancora al buio. Ma perché?

La ditta vincitrice dell’appalto per l’erogazione dell’energia elettrica alle luminarie, la molisana Hera Comm srl, non sarebbe “pronta”. Cosa significhi questo, nessuno sa spiegarlo bene. Da Palazzo di Città - che pure sul punto è esente da colpe avendo già inserito in bilancio le 36mila euro di spesa per un mese di fornitura elettrica (7 dicembre - 7 gennaio) - balbettano qualcosa che fa rima con “problemi tecnico-burocratici”. Ma nulla di più.

Sta di fatto che quelle luci, secondo gli accordi, avrebbero dovuto accendersi alla vigilia dell’Immacolata. Son passati 7 giorni: restano desolatamente spente. I commercianti sono inviperiti. Quest’anno, pur nelle ristrettezze economiche, si sono autotassati per consentire l’installazione delle luminarie. “110 euro ciascuno” tuona Francesco, titolare di un negozio di abbigliamento in centro. La sua vetrina è addobbata a festa. E stride col grigiore del lungo viale. “Vede? Non entra quasi nessuno, non sembra Natale. Non c’è il clima giusto. E solo noi sappiamo quanto è necessario invogliare l’acquirente a festeggiare, a fare acquisti, a vivere il Natale”. “Quando le accenderanno rischia di essere troppo tardi: lo spirito si sarà perso” commenta sconsolata Anna, qualche metro più in là. Sfere rosso fuoco in vetrina, decorate con tante paillettes dorate: “l’anno scorso – dice - ci son stati problemi per le luminarie. Abbiamo pensato da fare da noi quest’anno. Chi ci ripaga delle mancate vendite? Ma, soprattutto, chi ci ripaga - e parlo da cittadina - di un Natale spento?”.

La Confcommercio raccoglie tutte le lamentele dei suoi iscritti e lancia un ultimatum al Comune: subito l’accensione delle luminarie. “Non ci interessa sapere - scrive in un duro comunicato - chi è il responsabile di questa inadempienza. Il sindaco ha il dovere di prendere in mano la situazione e trovare una soluzione. Il riscatto della città passa soprattutto attraverso la capacità di far vivere le piccole cose. Se, trovati i soldi, non si riesce nemmeno ad accendere le luci di Natale per tempo vuol dire forse che a Foggia l’ottimismo della volontà deve lasciare il posto al pessimismo della ragione”.

L’Hera Comm ha il dovere di spiegare il perché di questo ritardo. Il Comune di pretenderle, quelle spiegazioni. E di individuare la possibilità di sanzioni, se necessario, per “mortificazione dello spirito del Natale”. Intanto all’imbrunire si continua a guardare in alto, nella speranza che il “miracolo” accada e le strade si illuminino. Ieri non è accaduto. Si confida in questa sera.

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