In carcere dopo una condanna definitiva a sua insaputa. Un avvocato foggiano lo fa liberare

La storia di un imprenditore di Mattinata, al quale è stato notificato il provvedimento definitivo di carcerazione per una condanna definitiva del quale non era a conoscenza

Una storia surreale quella accaduta a un uomo di mattinata, titolare di una ditta individuale di lavorazione del ferro. Tutto è cominciato quando in casa sua si sono presentati gli agenti del Commissariato di Ps di Manfredonia per notificargli, senza alcun avviso giudiziario, un provvedimento definitivo di carcerazione da scontare fino al 2019, per il reato di maltrattamenti in famiglia legato a vicende risalenti al 2006.

Una condanna definitiva senza alcun avviso, a sua insaputa. L’uomo è stato condotto presso il carcere di Foggia, rinchiuso in una cella, a scontare una detenzione definitiva per cui veniva condannato in contumacia e per tale motivo lo stesso ne sconosceva addirittura la sua esistenza.

L’attività economica paralizzata, il carcere con tutti i disagi che esso contempla, dal sovraffollamento alla mancanza di spazi.

Decisivo per l’uomo è stato l’intervento dell’avvocato foggiano Paolo Fischetti, che è riuscito a ottenerne la scarcerazione, e la possibilità di difendersi: “In questi caldi giorni agostani abbiamo lottato ancora più alacremente per far valere i diritti del nostro patrocinato e debbo dire grazie alla grande comprensione del personale e dei funzionari dell’Ufficio di Sorveglianza di Foggia per la loro intelligente assistenza e fattiva comprensione dei veri validi e cogenti problemi dei detenuti, i quali essendo all’ultimo stadio della complessa vicenda giudiziale non hanno altra voce che quella di noi avvocati che cerchiamo di tradurre le loro istanze e risolvere in parte i notevoli problemi cui versano giornalmente”, ha dichiarato il legale.

“Oggi per C.M. finisce un pesante tormento che verrà spazzato via definitivamente allorquando porremo in essere l’istituto della revisione del suo processo per far sì che anch’egli possa giustamente difendersi nel pieno contraddittorio delle parti e dimostrare che a volte la verità processuale non è proprio quella fattuale”, ha concluso.
 

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