Cronaca

Violenze choc su moglie in gravidanza e figli minorenni: arrestato il pescatore che in lacrime chiedeva alla vittima "Ti prego ritorna"

Nelle settimane precedenti all'arresto, il 41enne aveva lanciato appelli e video social per ritrovare la moglie 'scomparsa' insieme ai sei figli, si era rivolto alla stampa e aveva ‘intasato’ la compagnia carabinieri di Mattinata e il commissariato di Manfredonia di denunce. Per lui scatta l'arresto

Immagine di repertorio

Ha lanciato appelli e video social per ritrovare la moglie scomparsa insieme ai figli, si è rivolto alla stampa, ha ‘intasato’ la compagnia carabinieri di Mattinata e il commissariato di Manfredonia di denunce (prima per l’allontanamento della donna, poi per sequestro di persona), ha inviato telegrammi in Procura per essere ricevuto dal procuratore. Ma la donna non era scomparsa, era stata trasferita, insieme ai sei figli, in una località protetta in seguito alla denuncia per i maltrattamenti subiti nele corso degli anni.

Per questo motivo, il pescatore 41enne di Mattinata, è stato arrestato dai carabinieri - in esecuzione all’ordinanza applicativa della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere - emessa dal Gip del Tribunale di Foggia.

L’uomo, già sottoposto alla misura di prevenzione dell’avviso orale e noto alle forze dell’ordine poiché autore di diversi reati e per aver gestito un lido privo delle relative autorizzazioni, avrebbe sottoposto “a gravi e perduranti maltrattamenti fisici e psicologici sia la moglie 39enne, originaria della Repubblica Ceca, anche costringendola, mediante violenze fisiche e morali, a subire rapporti sessuali non protetti e obbligandola a condurre le successive gravidanze, benché ella negasse chiaramente il proprio consenso, pretendendo che in quanto moglie ne assecondasse sempre le volontà”, spiegano i militari in una nota.

I maltrattamenti proseguivano anche durante i periodi in cui la donna era in stato di gravidanza, e nel tempo hanno interessato anche i sei figli minorenni della coppia, di età compresa tra i 4 ed i 15 anni, con loro conviventi.

I minori infatti, oltre che spettatori delle offese dirette alla madre, sarebbero anche stati costretti a subire reiterate violenze sul piano verbale e fisico, caratterizzati, in particolare, da offese e minacce.

Tali condotte per anni hanno sopraffatto costantemente la volontà della donna e dei 6 figli, impedendo loro di autodeterminarsi autonomamente e di avere un’indipendenza personale ed economica.

Nei primi giorni del mese di marzo 2021, il centro antiviolenza di Capitanata, a seguito di segnalazioni anonime di maltrattamenti, è riuscito a convocare la donna presso la sede dei servizi sociali di Manfredonia e ad avere un colloquio con lei.

La vittima, particolarmente scossa, ma allo stesso determinata e convinta di raccontare tutto, riferiva agli operatori di vivere ormai in “uno stato di quasi totale segregazione” impostole dal marito, dal quale subiva “violenze fisiche e psicologiche, restrizioni economiche e abusi sessuali”. In breve tempo il centro antiviolenza, d’intesa con l’equipe integrata Abuso e Maltrattamento dell’Ambito territoriale di Manfredonia, dopo aver inoltrato le dovute comunicazioni alla Procura della Repubblica di Foggia ed al Tribunale per i Minorenni di Bari, ha prelevato la donna e i figli e li ha collocati in una località protetta.

Il marito, non trovando più i suoi famigliari a casa, pur consapevole dei veri motivi dell’allontanamento, si è recato presso la stazione carabinieri di Mattinata denunciando la scomparsa dei familiari.

Analogamente ha fatto alcuni giorni dopo presso il commissariato di Manfredonia. Non contento, sempre sostenendo una tesi diversa da quella reale, pubblicava dei video che finivano su social e su alcuni quotidiani on-line, in cui lo stesso, in lacrime, chiedeva alla moglie di tornare a casa poiché disperato, pretendendo tra l’altro che le forze di polizia si attivassero nelle ricerche.

In realtà, i fatti erano ben diversi. “Dalle dettagliate dichiarazione rese dalla donna - si legge nella nota - è emerso che l’uomo, sin dall’inizio della vita coniugale, e cioè dal lontano 2009, aveva sempre tenuto un atteggiamento autoritario e dispotico nei confronti suoi e dei figli, animato dalla volontà di imporre le proprie decisioni, obbligando la moglie, tra l’altro, a sottostare alle sue voglie sessuali, essendo costretta a subire rapporti completi non protetti anche alla presenza dei figli: fatti e circostanze documentati anche su file audio, consegnati dalla donna ai carabinieri”.

Ancora, la donna ha raccontato che il marito, in ragione della sua gelosia morbosa possessiva, le ha sempre impedito di divenire autonoma da punto di vista economico, precludendole ogni possibilità lavorativa e privandola anche del conto corrente dove i suoi familiari le versavano periodicamente i soldi, ostacolandone quindi gli interessi personali e arrivando a dirle: “ti ho tolto i libri, t’ho tolto il telefono, ti ho tolto la palestra e ora ti devo togliere le sigarette”.

“Quanto accaduto a Mattinata – stigmatizzano gli inquirenti - è bene che sia d’esempio per le molte vittime sommerse di violenze e maltrattamenti famigliari, che per timore di ritorsioni, di abbandono o simili altre paure, stentano a denunciare i fatti. La tempestività e la determinazione della 39enne di Mattinata sono il chiaro esempio di come le Istituzioni, tra loro interconnesse, abbiano, in particolar modo sullo specifico aspetto, una spiccata sensibilità ed operino con particolare efficacia, occupandosi prioritariamente di offrire assistenza, conforto e protezione al nucleo famigliare da tutelare, mai lasciato solo tanto nelle difficili decisioni quanto nell’assistenza”.

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