Cronaca

Choc a Manfredonia, gay preso a bottigliate e insultato in piazzetta mentre passeggia con il cane. L'amica: "Ancora nel 2021?"

Francesca Brancati, scrittrice, attivista lgbt e sostenitrice del ddl Zan, racconta e commenta il grave episodio avvenuto a Manfredonia. Vittima un suo amico musicista

Con un video postato su Facebook, Francesca Brancati, scrittrice e attivista Lgbt, ha raccontato l'aggressione omofoba subita da Fabio, musicista di Manfredonia, nei pressi della piazzetta della città sipontina mentre passeggiava con il suo cane: "Vi racconto una storia che avrei preferito non raccontare, di solito scrivo romanzi però non ho gli occhi chiusi sulla realtà" esordisce Brancati, promotrice del ddl Zan. 

"Questa sera un mio amico passeggiava con il suo cane nei pressi della piazzetta di Manfredonia, nello spazio sottostante, quando a un certo punto è arrivata una pioggia di bottiglie di vetro da un balcone, dalla terrazza, che per fortuna, diciamo, non ha colpito il bersaglio. Tutto questo è stato seguito da una raffica di insulti, o meglio shignazzate, e versi di natura omofoba. Sembra quasi fatto a posta in un periodo in cui si sta discutendo moltissimo della legge zan, gli animi sono veramente molto caldi"

Nel suo racconto la scrittrice si chiede quale sia il confine "tra la libertà di espressione e la catena di odio pandemico e quasi endemico, che diventa struttura di una società che fino ad oggi posso definire essere una società tranquilla".

Brancati aggiunge: "Viviamo in una città, Manfredonia, che è sempre stata molto accogliente in tutto. Sono molto marginali questi episodi però accadono e accadono anche perché evidentemente si sta parlando molto anche nelle famiglie. Ci si scambia delle opinioni. Fin qui il problema non sussiste. E’ quando si prendono delle posizioni radicali rispetto all’intolleranza, che poi diventa pericoloso. Non do la colpa solo agli educatori e quindi alle famiglie se tutto questo accade e se i nostri ragazzi con le bottiglie non ci giocano come facevamo una volta noi, quando ci mettevamo in cerchio e facevamo obbligo o verità, ma preferiscono scagliarle contro una persona omosessuale solo perché ha i calzini a pois o porta uno Shar pey al guinzaglio" incalza.

"Il mio amico è venuto a trovarmi questa sera, per fortuna illeso e ci siamo detti: ancora, ancora nel 2021. Per fortuna una buona dose di ironia che abbiamo proprio nel dna ci consente di superare anche questa con il sorriso e per fortuna possiamo farlo perché non c’è nessuna testa spaccata e nessun occhio trucidato: è andata bene" aggiunge Brancati.

"Mi chiedo a questo punto, ci stupisce così tanto l’esigenza di una tutela maggiore rispetto ai reati di odio, discriminazione, in un sistema basato sulle norme. Noi nasciamo in un contesto di norme che ci permettono di orientarci nel nostro vivere sociale, collettivo. Abbiamo imparato ciò che è giusto, sbagliato, il bene e il male, attraverso le norme, che non sono garanzia di tutela. Il fatto che esistano delle leggi non significa che poi vengano rispettate. Sicuramente la legge Zan non è il miracolo, non cambierà le cose subitom ma è un tassello ulteriore di civiltà in una nazione che si colloca al 35esimo posto rispetto alla tutela dei diritti civili. Questo è molto grave. Ciò che cambia radicalmente la società è il lavoro che si fa a livello culturale. Sicuramente quello che si fa nel dialogare con i nostri giovani, con le persone che purtroppo non comprendono l’esigenza di libertà intesa come senso di protezione della vita. Si parla tanto della vita che va protetta e poi in qualche maniera non tuteliamo e quasi giustifichiamo questi episodi. Il primo passo per trasformare la cultura in una società sicuramente è il dialogo, il secondo è sicuramente un riconoscimento giuridico che possa essere un trampolino di lancio perché se le persone capiscono che non esistano tutele di sere a e serie b, che i gay che non possono reagire perché sono gay. Una persona omosessuale se non reagisce è perché ha imparato l’odio sulla sua pelle, di forza potremmo averne anche noi per reagire a determinati attacchi, ma non lo facciamo perché abbiamo capito quanto fa male l’odio e la violenza. Abbiamo bisogno di uno Stato che ci tuteli, questo prima di ogni altra cosa proprio perché crediamo nella giustizia quella vera e nel potere della legge"

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