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"Inaccettabile scaricabarile". Sindaci contro l'ultimo dpcm. "Non chiudiamo strade e piazze, Conte stralci la norma assurda"

I primi cittadini della provincia di Foggia condividono il pensiero del presidente dell'Anci Antonio De Caro e chiedono di eliminare la disposizione dal testo

Francesco Miglio

"Pensare di demandare ai sindaci con propria ordinanza il potere di disporre la chiusura di strade o piazze è un inaccettabile scaricabarile". Il sindaco di San Severo Francesco Miglio commenta così l'ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri. "Queste sono disposizioni che dovrebbe emanare il governo non un sindaco. E poi chi dovrebbe effettuare i controlli? La polizia locale con le esigue risorse umane che ha a disposizione?". Sono gli stessi interrogativi che ha posto anche il presidente dell'Associazione nazionale Comuni italiani e sindaco di Bari, Antonio Decaro, appena varato il Dpcm.

"La responsabilità di questo tipo di disposizioni - continua Miglio - non può che essere assunta dal Governo ed il controllo non può che essere effettuato dalle forze di polizia e, in via del tutto straordinaria, dall’esercito". Alla spicciolata e a ruota, anche i sindaci della provincia di Foggia si associano alle preoccupazioni espresse da Decaro e chiedono di stralciare la disposizione, peraltro mai concordata con i Comuni. "Mi auguro che il presidente del Consiglio, prima della pubblicazione del Dpcm in Gazzetta Ufficiale, elimini dal testo definitivo questa norma assurda e di fatto non applicabile. In ogni caso, nessuna chiusura di strade o piazze verrà disposta dal sindaco di San Severo. Mi dispiace dirlo ma in questo momento occorre dar dimostrazione di saper assumere la responsabilità delle proprie decisioni. E ieri sera il presidente Conte non ce ne ha dato prova".

Concorda anche il sindaco di Cagnano Varano, Michele Di Pumpo: "Ritengo non sia efficace come azione e soprattutto non funzionale. Potremmo prendere sicuramente tutti decisioni diverse e potrebbe capitare che nel nostro paese ci siano restrizioni e nel paese vicino no. Credo che ci debbano essere delle responsabilità a livello centrale per far sì che si possa pensare di essere un’unica nazione Italia con delle regole precise e non 8000 comuni con decisioni diverse. Presidente Conte, confido nelle sue capacità decisionali e nel rivedere tale norma".

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