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La carica di Cesa a Foggia con la figlia di Aldo Moro. Udc e nuovo Psi vogliono Bari: "Supereremo il 4%"

Da Foggia, la primogenita del leader della Dc ucciso nel '78 dalle Brigate Rosse chiede di cancellare il giorno della rimembranza del 9 maggio o riconoscere che il padre sia stato vittima di terrorismo

 

Rimpiangono la Democrazia Cristiana e la politica con la P maiuscola nella Sala Rosa del Palazzetto dell'Arte a Foggia. Lorenzo Cesa presenta i candidati alla Regione Puglia dell'Udc e Nuovo Psi, che hanno composto insieme la lista. Il leader nazionale dell'Unione di Centro ha contribuito personalmente a costruirla. Per l'occasione, è arrivata a Foggia la figlia di Aldo Moro, Maria Fida, che l'ha scelta come prima città del suo tour in Puglia.

"È una lista competitiva - afferma il coordinatore provinciale Francesco D'Innocenzio - e sono convinto di raggiungere l'obiettivo, quello del 4,001%". Fosse per lui il pronostico andrebbe ben oltre la soglia di sbarramento. Professionisti, persone provenienti dal mondo del sociale, sindacalisti e consiglieri comunali la compongono. Sono Vanni Bondesan, Marco Camporeale, Massimiliano Di Fonso, Emilio Gaeta, Pina Magnifico, Giuseppe Mangiacotti, Paolo Russo e Antonio Tancredi. La parentesi con Emiliano è acqua passata. In ultimo in Puglia l'Udc torna nel suo alveo, il centrodestra.

"Siamo ripartiti da tanti amici democratici cristiani in questa provincia che ha profonde radici democratiche cristiane", ha detto Cesa parlando della nuova squadra, perché il partito è stato azzerato e ricostruito dopo l'addio di Angelo e Napoleone Cera, fino a poco tempo fa baluardi dell'Udc. L'obiettivo ora è portare i valori dello scudo crociato in Regione. E "non c'è più spazio per il successo personale", lo ha detto Antonio Cisternino, responsabile organizzativo provinciale Udc-Nuovo Psi. "C'è bisogno di un partito del buonsenso - aggiunge Cesa - Raffaele (Fitto) saprà bene dove mettere le mani". Tesse lodi del candidato presidente, "politico di razza", che può vantare una "capacità amministrativa che pochi hanno in questo Paese". In caso di vittoria schiacciante del centrodestra in tutta Italia "chi ci governa oggi dovrebbe prenderne atto e cambiare aria", afferma senza mezzi termini. Come si faceva ai tempi della Democrazia Cristiana. Per Cesa "è un Paese allo sbando perché non esistono più i partiti e non si fa la politica come la faceva Aldo Moro".

La primogenita Maria Fida Moro, senatrice negli anni '80, incarna la nostalgia di quella politica: "La Democrazia Cristiana faceva bene, il Partito Comunista vero faceva bene, il Partito Socialista vero faceva bene, e sarebbe ora di avere un baricentro sennò l'Italia rotola. La Puglia è sempre un posto tanto difficile ma spero che scelga le sue radici migliori". Aveva fatto una promessa solenne di non venire più in Puglia, "per le cose terrificanti che mi sono successe reiteratamente e che hanno fatto sì che la Puglia geograficamente non esistesse più per me e per mio figlio". Ma è da Foggia che lancia per la prima volta il suo appello al Premier: "Devo chiedere conto pubblicamente al presidente Conte di una cosa grave che riguarda mio padre, che gli è stata scritta più volte e lui non ha mai ritenuto di rispondermi, neppure il 9 maggio, non per me ma per rispetto di mio padre. E non è più tollerabile la sgarberia delle istituzioni nei confronti di questa persona buona e giusta. Io chiedo pubblicamente insieme a mio figlio Luca che venga cancellata la data del 9 maggio come giorno della rimembranza, perché è blasfemo, non si può non applicare la legge in favore delle vittime del terrorismo per Aldo Moro e sfruttarlo in contemporanea". O cancellano il 9 maggio o suo padre diventa vittima del terrorismo. "Non si può accettare che tutte le vittime del terrorismo abbiano avuto i benefici previsti dalla legge 206 del 2004, sono passati 16 anni e Aldo Moro no, non è possibile".

Fitto "è stato veramente molto gentile" con lei, invece "Emiliano mi ha invitato a un colloquio e due anni dopo non me lo aveva ancora fatto". E questo le basta. Per quanto oggi siano alleati, ai leghisti non perdona che la prima cosa che abbiano fatto (negli anni '90) "entrando la prima volta nei palazzi del potere sia stato togliere il busto di Moro dalla Camera. Ma Moro come Socrate sarà ricordato al di là del web".

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