Amministrative 2012: partiti alla resa dei conti, Campo verso le dimissioni?

I democrats sono coloro che in questa tornata elettorale hanno rimediato il risultato peggiore. Risultati Pdl conseguenza di gestione accomodante di Mazzone. Boom civiche, soppresse manovre terzopoliste

Paolo Campo

Aspra analisi post-voto per i partiti di Capitanata. Ad eccezione di qualche caso isolato e seppur con qualche controtendenza rispetto ai dati nazionali, il risultato rimediato nelle urne domenica e lunedì scorso in provincia di Foggia restituisce, nel suo complesso, l’immagine di una politica stanca ed amorfa, minata da forti personalismi, che stenta a presentarsi con una proposta forte ed un profilo ben definito. Ma consapevole - ed è questo probabilmente il dato positivo - che per i partiti si sta consumando l'ultima chiamata per recuperare il gap, sempre crescente, con istituzioni ed elettorato. 

 

PD. La prima resa dei conti, a 5 giorni dalla chiusura della urne, la fa il Partito Democratico. I democrats sono coloro che in questa tornata elettorale hanno rimediato il risultato peggiore, con la perdita di numerose realtà locali ma soprattutto del comune di Apricena, vera Stalingrado del Sud, da oltre 60 anni governata dalle bandiere rosse. Come prevedibile, il segretario provinciale Paolo Campo non si è presentato dimissionario ieri mattina, nell'Ufficio politico convocato in tutta fretta per fare un'analisi del voto.

 

"L'intenzione è quella, ma attendiamo gli esiti del ballottaggio" dicono fonti interne di via Taranto, secondo le quali il segretario - che guida ininterrottamente il partito sin dalla sua nascita, nel 2008 - apparirebbe "stanco" ma,soprattutto, non avrebbe alcuna voglia di fungere da capro espiatorio di una perfomance deludente in Capitanata "che certamente ha responsabilità diffuse, collettive, non riconducibili ad un singolo uomo" commentano, interpellati, il deputato Michele Bordo, il coordinatore della segreteria provinciale Raffaele Piemontese e il responsabile degli enti locali, Rino Pezzano.

 

C'è chi teme che, qualora il colpo di scena dovesse arrivare, si tratterà di decisione "irrevocabile" del segretario provinciale (anche per riabilitare la sua immagine, in vista di eventuali candidature future a più alti livelli).

 

Per altri, invece, potrebbe essere una mossa obbligata per tornare ad incassare fiducia e, dunque, quella autorevolezza necessaria per mettere fine alle polemiche e ai colpi bassi che gli arrivano dagli ex margheritini.

 

Numerose le questioni messe sul tavolo in un clima tesissimo: scollamento tra partito ed istituzioni, soprattutto a Foggia, dove l’iniziativa della segreteria cittadina guidata da Mariano Rauseo, stenta a presentare un proprio profilo definito; riorganizzazione del partito sul territorio, soprattutto nei grandi centri, dove potrebbero cadere molte "teste".

 

Sul tavolo anche il rimpasto della stessa segreteria provinciale. Tutti nodi che saranno affrontati dopo il ballottaggio. Per il momento obbligato fair play e avanti così, per evitare di compromettere i risultati di Torremaggiore e Rignano Garganico.

 

PDL. Ma se Sparta piange, Atene non ride. E il Pdl, altro grande partito di Capitanata, nonostante il bottino rimediato nelle urne sia più soddisfacente rispetto a quello incassato dal Pd (calcisticamente si chiude 6 a 3), dovrà fare un altrettanto serio esame di coscienza. Certo, il segretario provinciale Franco Landella è stato eletto da troppo poco tempo per ricondurre a lui le responsabilità delle debacle di Torremaggiore (Renato Lariccia fuori al primo turno) o, ad esempio, di  Rodi Garganico, dove la vittoria di Pinto ha sconfessato 10 anni di gestione D'Anelli (quest'ultimo, peraltro, era presente ieri a Foggia all'inaugurazione del primo circolo "Emiliano per la Puglia").

 

Anche qui si attende l'esito dei ballottaggi per fare il punto della situazione ma è evidente che il partito di Angelino Alfano soffre uno sfilacciamento ed un mancato radicamento sul territorio che dovrà impegnare non poco il nuovo segretario se si vorrà scongiurare una pericolosissima colata a picco degli azzurri.

 

Per non parlare dei personalismi diffusi e marcati, alla base di una instabilità costante delle amministrazioni a guida centrodestra, da Lucera a San Severo, da Cerignola alla stessa Provincia di Foggia. Landella se la prende, e neanche troppo velatamente con la passata gestione Mazzone, in alcuni casi troppo "accomodante", che non avrebbe favorito la mediazione, preoccupandosi più di assecondare i livelli locali (vedi Rodi Garganico). Ed è a questi - secondo il leader azzurro - che bisogna ricondurre i risultati del voto. 

 

TERZO POLO. E se a Roma il Terzo Polo muore ancor prima di nascere, in Capitanata manovre terzopoliste sono state soppresse ancor prima. I centristi (che si accodano ora a Pd, ora a Pdl) non sbancano, anche se si confermano ancora una volta ago della bilancia.

 

Pur tuttavia un discreto motivo di soddisfazione possono averlo l'Unione di Capitanata, che elegge tre sindaci, e il Fli, reduce dall'exploit di Torremaggiore. Ma si tratta di casi isolati, troppo poco per determinare gli equilibri provinciali.

 

CIVICHE. Il vero boom è quello delle civiche, che incassano risultati rispettabilissimi ovunque si presentino, rivelandosi così la vera spina nel fianco del partiti tradizionali (costretti, per avere la meglio, anche a traversalismi quasi "incestuosi").

 

A testimonianza, anche in Capitanata, di una voglia di partecipazione del cittadino molto più viva di quel che i dati relativi all'astensionismo possono rivelare e che impone ai partiti di fare i conti con una proposta politica che va necessariamente aggiornata (e nel più breve tempo possibile).

Per risalire la china della credibilità e dell'autorevolezza, certo, ma anche per scongiurare che il vento, fatale, dell'antipolitica (che ha risparmiato, per ora, in linea di massima, la Capitanata) prenda a spirare più forte. 

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