Metamorfosi Giapponesi. Al Museo Civico una mostra dell'Istituto Le Marcelline

Come gli impressionisti della seconda metà dell'Ottocento, gli alunni delle classi IV A, IV B e IV C della scuola primaria dell'Istituto Marcelline di Foggia hanno sperimentato il fenomeno del giapponismo che portò molti artisti europei ad ispirarsi al fascino esotico dell'arte giapponese. Come Monet, Manet, Van Gogh e Toulouse-Lautrec, i bambini hanno prima osservato e studiato opere di xilografia giapponese, poi si sono divertiti a catturare gli elementi dell'arte giapponese nelle opere degli impressionisti ed, infine, dopo un'interessante visita alla Pinacoteca del Museo Civico, hanno provato a "nipponizzare" alcune opere di artisti foggiani i cui soggetti ricordano nei tratti e nell'ambientazione, i famosi ukiyoe o immagini del mondo fluttuante.

Di derivazione buddhista, il termine ukiyo indicava un senso di fugacità provocato dall'attaccamento ai beni terreni e quotidiani da cui si doveva rifuggire proprio perché "fluttuanti". Ukiyoe (浮世絵) è un genere di stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno, fiorita nel periodo Edo, l'odierna Tokyo, tra il XVII e il XX secolo. Scopo degli artisti esponenti di questo genere era proprio esorcizzare la fugacità della vita attraverso la rappresentazione della sua bellezza: raffigurando ciò che di più bello offre la vita, si voleva dimenticare l'inesorabile destino di caducità che caratterizza ogni aspetto terreno. L'amore per la vita di questi artisti, pronti a coglierne l'essenza in un delicato fiore di ciliegio o nel timido sorriso di una ragazza, fu tale da portarli ad ammirarla proprio per la sua fugacità e transitorietà.

Protagonisti indiscussi degli ukiyoe sono i paesaggi, gli attori di teatro, la bellezza femminile. Natura e vita cittadina prendono forma con linee nette e definite e tingono di colori intensi fogli di carta di riso, sapientemente stampati da artigiani che tramandavano di padre in figlio la tecnica dell'incisione con matrici in legno. Pittore, incisore, stampatore ed editore: ogni opera si avvaleva del lavoro d'équipe di queste quattro figure indispensabili.

Proprio come in Europa, anche in Giappone nella seconda metà del XIX secolo, l'arte cominciava a non essere più espressione elitaria della nobiltà, ma un prodotto commerciale ad uso e consumo di una nascente borghesia cittadina. Ed ecco che la vita della città prende forma su stampe dai colori vivacissimi di Utamaro, Hokusai, Hiroshige, per citarne solo alcuni. La semplicità della raffigurazione paesaggistica e l'essenzialità con cui venivano rappresentate le figure femminili, colpì a tal punto gli artisti europei che si diffuse una vera e propria caccia all'ukiyoe come fonte ispiratrice.

Secondo la tradizione, grazie alla scoperta da parte dell'incisore Felix Bracquemond di un volume dei Manga 漫画 (schizzi) di Hokusai presso il laboratorio dello stampatore Delatre nel 1856, il giapponismo ben presto giunse nei salotti degli intellettuali francesi e negli atelier dei pittori, contagiando le tele degli impressionisti dell'epoca. Il fenomeno raggiunse anche l'Italia e artisti come De Nittis, Boldini, Zandomeneghi - trasferitisi a Parigi sul finire dell'Ottocento - poterono dunque attingere di prima mano a queste inesauribili fonti del gusto allora d'avanguardia, per poi veicolarle in Italia dopo averle diligentemente assorbite e reinterpretate, dando vita a opere apprezzabili e originali, sebbene tutt'ora poco conosciute. Il giapponismo andò ben oltre le arti pittoriche e investì come la Grande Onda di Kanagawa, la celebre stampa di Hokusai divenuta un'icona del genere ukiyoe, anche le lettere e la poesia, andando ad influenzare movimenti nascenti come il Futurismo di Marinetti, ed in seguito, attraverso lo studio del genere poetico haiku俳句, anche l'ermetismo di Ungaretti. Da La grande onda trassero ispirazione, altresì, Rainer Maria Rilke, con la sua Der Berg, e Claude Debussy. Quest'ultimo, appassionato di mare e stampe orientali, possedeva una copia dell'opera di Hokusai nel suo studio. Da questa trasse ispirazione per la composizione della sua opera "La Mer", chiedendo espressamente che La Grande Onda venisse raffigurata nella copertina della partitura, sull'edizione originale del 1905.

Quanto sia stato forte il fascino esercitato dal Giappone tra la fine dell'Ottocento e per tutto il Novecento, e ben oltre, visto che a tutt'oggi il nostro sguardo è spesso rivolto al Paese del Sol Levante, ce lo testimonia una frase di Gabriele D'Annunzio: "Aiuto! Il Giappone mi ingoia!", scriveva nel 1884, travolto dall'entusiasmo per il giapponismo che lo spingeva a circondarsi di oggetti che gli ricordassero la lontana terra orientale. Alcuni studiosi sono arrivati ad affermare che l'Impressionismo non sarebbe stato lo stesso se i principali esponenti di questo movimento artistico non avessero sperimentato l'incontro con il Giappone. La vera e rivoluzionaria lezione tratta dal Giappone investì il modo di concepire e trattare le forme, che divennero, così, meno retoriche, guadagnandone in essenzialità. Il giapponismo - nei suoi migliori esemplari - ha realizzato un incantesimo: rendere più rarefatta l'arte e, soprattutto, la sua sostanza emotiva.

I bambini dell'Istituto Marcelline si sono immaginati artisti impressionisti alle prese con i Bijinga 美人画 (bijin letteralmente "bellezza femminile", ga "immagine") un genere di ukiyoe che tanto colpì gli artisti europei per la semplicità, ma allo stesso tempo, l'intensità di raffigurazione. Gli alunni hanno appreso i canoni giapponesi di bellezza femminile, hanno imparato a distinguere l'età e lo status sociale della donna rappresentata, attraverso il kimono che indossava, e ne hanno ammirato i colori e le fantasie, così distanti dallo stile occidentale. Si sono stupiti nell'apprendere che i geta下駄o zori草履, le calzature giapponesi in legno, erano indossate quotidianamente nonostante le vertiginose altezze dei particolari tacchi. E si sono appassionati nel ricercare tutte le tecniche di maquillage utilizzate dalle donne dell'epoca di Edo. Con l'oshiroiおしろい, una polvere bianca, coprivano volto e collo, lasciando spazio a pochi altri colori, come il nero sul contorno degli occhi ed il rosso su bocca e palpebre. Ma il vero spettacolo erano le acconciature: i lunghissimi capelli neri erano raccolti in pettinature elaborate e ricchissime di pettini, fiori e seta. I bambini hanno appreso, attraverso gli ukiyoe, che la pettinatura più alla moda nel periodo Edo era lo shimada mage, in cui i capelli venivano raccolti sulla nuca richiedendo ore per la realizzazione.

Con le immagini delle donne esteticamente curatissime dei bijinga ben impresse nella mente e, dopo avere visto come gli impressionisti abbiano "rielaborato" queste opere giapponesi, i bambini sono stati ospitati dal Museo Civico di Foggia per ammirare le opere pittoriche degli artisti locali e tentare di "nipponizzare" le figure femminili presenti in molte delle tele della pinacoteca. Ciò che li ha colpiti è stata la netta differenza delle tecniche di rappresentazione che è balzata subito ai loro occhi. Com'è diversa l'arte occidentale! Eppure i bambini hanno colto all'istante i possibili punti in comune con l'arte giapponese, soprattutto nelle posizioni delle donne raffigurate e nella ricchezza degli abiti. Tornati a scuola, si sono subito messi a lavoro per realizzare il proprio ukiyoe, scegliendo tra sette delle tante protagoniste femminili viste al museo. Hanno creato con l'argilla (intagliare il legno sarebbe stato troppo pericoloso!) la propria matrice con cui hanno impresso il disegno sul foglio, trasformando in bijin le donne dell'800 ritratte da Saverio Altamura, noto pittore foggiano apprezzato a livello nazionale. L'esperimento è riuscito alla perfezione: i bambini hanno realizzato dei bellissimi esempi di giapponismo e, a coronamento di questa esperienza, hanno firmato con i caratteri giapponesi i loro capolavori, proprio come amavano fare gli impressionisti.

Questo progetto sul giapponismo, ideato e curato dalla prof. Valentina Matone, esperta di lingua e arte giapponese, che ha guidato i bambini durante tutta la fase di apprendimento degli stili di pittura giapponesi e del fenomeno del giapponismo, si è avvalso della preziosa partecipazione della prof. Stefania Fréjaville, esperta di arte, che ha sapientemente illustrato ai bambini il movimento dell'impressionismo trasformandoli in piccoli Van Gogh e guidandoli nella realizzazione dei loro lavori pittorici che saranno messi in mostra dal 7 al 12 giugno 2016 al Museo Civico di Foggia. Giorno 7 alle ore 17,30, durante l'inaugurazione, l'Istituto Marcelline e il Museo Civico di Foggia incontreranno la cittadinanza per esporre il progetto svolto.

L'idea del progetto è scaturita per partecipare come scuola italiana alle celebrazioni di un'importante ricorrenza che cade proprio quest'anno: i 150 anni dell'Amicizia tra Giappone e Italia e la Preside dell'Istituto Marcelline, prof. Stefania Tetta, sempre sensibile alle belle iniziative e a dare l'opportunità agli studenti di vivere esperienze di apertura e crescita, ha subito accolto la proposta portata avanti grazie al suo supporto ed incoraggiamento. Preziosa è stata anche la collaborazione delle maestre delle classi coinvolte: Nadia Celentano, Annamaria Elifani e Maria Teresa Ingino.

Ma il nostro grazie speciale va alla dott.ssa Gloria Fazia, direttrice del Sistema Museale Civico di Foggia, che non solo ha approvato il nostro progetto ma ha anche sin da subito accettato la proposta di creare una mostra nelle sale del Museo proprio con i disegni prodotti dai nostri alunni.

Titolo Progetto e Mostra: Metamorfosi Giapponesi

Alla Scoperta del Giapponismo

Dove: Museo Civico

P.zza Nigri, 1 - Foggia

Quando: 7 - 12 giugno 2016

Vernissage: 7 giugno 201, ore 17:30

Chi: Scuola Primaria dell'Istituto di Culture e di Lingue Marcelline

Prof. Valentina Matone

Prof. Stefania Fréjaville

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