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Durante la consegna della medaglia

Durante la consegna della medaglia

Medaglia d’onore ad Antonio Vigilante, il militare sammarchese catturato e deportato a Dortmund

Antonio Vigilante, 97enne di San Marco in Lamis, è stato insignito della medaglia d’onore al valor militare. La consegna da parte del Prefetto

Un momento toccante condito da un mix di emozioni. E’ quanto vissuto ieri mattina presso l’ospedale Umberto I di San Marco in Lamis, durante la consegna da parte del prefetto di Foggia della medaglia d’onore al valor militare insignita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al 97enne Antonio Vigilante, internato militare dal 43 al 45 nel campo di concentramento di Dortmund.  

Le lacrime di gioia e sofferenza di Antonio hanno scandito gli attimi di una giornata memorabile. Familiari, autorità e comuni cittadini si sono stretti attorno all’ex tipografo classe 1919. Alla consegna del riconoscimento, visibilmente commosso, il già Cavaliere della Repubblica ha ringraziato Maria Tirone. “Siamo noi che dobbiamo ringraziare voi” la risposta del Prefetto.

Era il 12 settembre 1943 quando Antonio Vigilante, allora militare 24enne, pochi giorni dopo l’armistizio veniva catturato in Grecia dalle truppe tedesche e deportato in Germania presso il campo di concentramento di Dortmund. Maltrattato, vittima di soprusi e costretto a mangiare scarti alimentari, bucce di patate ed erba, Antonio è riuscito a resistere a quella condizione di vita disumana fino al giorno della sua liberazione avvenuta l’8 maggio del 1945.  Catturato, rastrellato e deportato nei territori del Terzo Raich, l’internato militare fu sottoposto a pesanti lavori.

Negli anni successivi alla prigionia, l’ex militare confessò di non aver mai perso la speranza di rivedere la madre Rosa, alla quale era molto legato. Di non aver mai pensato di mollare e che la voglia di tornare a San Marco in Lamis era stata più forte delle torture subite e del rischio che da lì non ne sarebbe uscito vivo. Ironia della sorte Vigilante tornò in Germania, a Colonia, ma questa volta per lavoro. Rientrò definitivamente a San Marco negli anni Ottanta insieme alla moglie Luigina Scarano, deceduta alcuni anni fa dopo 60 anni di matrimonio.

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