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Renzo Arbore torna sulle sue origini: "Tutto quello che so lo devo a Foggia. La provincia è una grande palestra"

Lo showman foggiano a ruota libera nell'intervista rilascia a Today.it. Ripercorre le sue origini e annuncia i suoi prossimi impegni professionali

Renzo Arbore torna sulle sue 'dibattute' origini. Lo fa in una recente intervista rilasciata alla collega Roberta Marchetti di Today.it, con la quale il musicista e showman foggiano fà un'ampia carrellata sulla sua vita personale e professionale.

Professionista infaticabile, amante della musica e della televisione, a 82 anni ha ancora tanto da dire e da fare, soprattutto sul piccolo schermo, dove torna da mercoledì 18 dicembre con 'Ll'art d' 'o sole', ricca rassegna di canzoni napoletane, per tre seconde serate su Rai2 (le altre il 25 dicembre e il 1° gennaio), con la sua amata Orchestra Italiana.

"Sa che molti sono convinti che lei sia napoletano, invece non sanno che è nato a Foggia?", incalza la giornalista. "Sì, questa è una cosa vecchissima", risponde Arbore motivando come il suo vissuto musicale sia profondamente imbevuto della cultura musicale partenopea. Poi torna su Foggia: "Ho una casa nella piazza più importante, ogni tanto ci torno. Ci abita mio fratello, ho ancora degli amici, i parenti. Lì c'è la mia cultura locale e i cibi della mia infanzia e adolescenza. Foggia è stata utilissima per la mia preparazione, perché la provincia, non avendo distrazioni, ti stimola molto a studiare, a imparare, a leggere, soprattutto negli anni in cui ero giovane io".

"Se volevi fare qualcosa dovevi imparare a suonare uno strumento, come è successo a me. Le cose che so fare le ho imparate lì. La provincia è una grande palestra. Poi c'è tutta l'umanità che in provincia si può incontrare al bar o al corso: ricchi, poveri, intelligenti, furbi, lavoratori, figli di papà, onesti e disonesti. Proprio lì, nella mia città, ho sentito per la prima volta questo ritornello che si chiamava 'Ll'arte d' 'o sole'. Foggia nel '43 è stata bombardata molto severamente e quando i muratori ricostruivano le case popolari, cantavano questa canzone napoletana che allora era molto in voga. Una canzone allegra, che racconta come il sole può fare quello che vuole. E' bello prepotente, sale, scende, si nasconde tra le nuvole, illumina quello che non deve illuminare. L'arte del sole, solo a Napoli potevano inventare una cosa così bella. E' una frase che i napoletani ripetevano spesso 'Voglio fa l'arte d' 'o sole', ovvero, voglio fare il comodo mio, come fa il sole".

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